Covid, “c’è una profonda erosione del tessuto normativo della Costituzione”


Di Vincenzo Baldini* e Daniele Trabucco*

Nella gestione dell’emergenza sanitaria causata dalla diffusione dell’agente virale Covid-19 ci sono non pochi aspetti che preoccupano il giurista a partire dalla dichiarazione di emergenza nazionale adottata dal Governo con propria deliberazione (pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 01 febbraio 2020), senza alcun coinvolgimento delle Assemblee parlamentari.

Preoccupa, in secondo luogo, il dominio pressoché assoluto dell’Esecutivo nella gestione dell’emergenza, realizzato attraverso una catena di atti composta di regola da dd.ll. “cornice” (ad efficacia differita e condizionata) atipici rispetto al modello lineare evocato anche nella sent. n. 22/2012 Corte cost. del decreto-legge come atto ad efficacia immediata. A questi, fa seguito una serie di dd.p.c.m. attuativi, atti formalmente amministrativi in cui, però, si spiega un potere ampio di decisione politica relativo rispettivamente, alle misure da adottare in concreto, a luoghi, tempi e modi della limitazione/sospensione dell’esercizio di diritti costituzionali. 

Non di marginale attenzione è anche il fatto che questi d.d.p.c.m., ai sensi dell’art. 24 c. 5 del Codice della Protezione Civile (d.lgs. n. 1/2018), espressamente richiamato nel preambolo, solleva tali atti da qualunque controllo preventivo di legittimitá; del pari, non essendo emanati dal Capo dello Stato, essi si sottraggono anche a qualsivoglia controllo preventivo di legittimità o anche di “alto merito” costituzionale. Tramonta del tutto, in questo modo, il richiamo al figurino organizzativo dell’art. 78 Cost., ritenuto (non a torto…) inteso come modello generale per la stretta coerenza con i tratti propri della forma di governo parlamentare e, perciò, praticabile anche in circostanze di emergenza costituzionale diverse dallo stato di guerra, in cui alla deliberazione del Parlamento sull’emergenza seguirebbe il conferimento all’Esecutivo dei (soli) poteri “necessari”.

Gli interrogativi che questa esperienza provoca o ai quali, comunque, la stessa non è in grado di sottrarsi sono allora molteplici e importanti, a partire dalla difficoltosa tenuta dello stato costituzionale di diritto in un regime di gestione dell’emergenza fondato essenzialmente sulla massimizzazione della sicurezza sanitaria attraverso la prevenzione nel tempo che si sta vivendo.

La percezione che si avverte diffusa è che si stia assistendo ad una profonda erosione del tessuto normativo della Costituzione attraverso, soprattutto, l’elisione delle garanzie connesse, ad es., alla riserva di legge in tema di limitazione dei diritti fondamentali come alla centralità del Parlamento nel quadro della forma di governo, come, in fine, all’(in)osservanza di parametri consolidati nella giurisprudenza costituzionale (proporzionalità, adeguatezza, essenzialità, necessarietà) per una ragionevole limitazione di tali diritti. 

L’irriducibile antitesi tra la razionalità formale e sostanziale dello stato costituzionale di diritto e l’intrinseca irrazionalità/ assolutezza dello “stato di prevenzione” che massimizza il Bene della vita/salute collocandolo in una posizione di primazia assoluta rispetto ad altri Beni e interessi costituzionali si va manifestando senza indugi.

L’auspicio è che ci si accorga che tutto questo non è “necessario”, la Carta repubblicana definisce procedure, regole e criteri per gestire l’emergenza in regime di coerente legalità. L’epoca dello stato di eccezione e dei poteri extra-ordinem, piaccia o non piaccia, è passata da un pezzo… 

 

Prof. Vincenzo Baldini

Ordinario di Istituzioni di Diritto Pubblico presso l’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale. Direttore della rivista scientifica di fascia A Dirittifondamentali.it

 

Prof. Daniele Trabucco

Associato di Diritto Costituzionale italiano e comparato presso la Libera Accademia degli Studi di Bellinzona (Svizzera) – Centro Studi Superiore INDEF. Dottore di Ricerca in Istituzioni di Diritto Pubblico. 

 


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