“Seduzione fascista”. I rapporti tra Chiesa e Mussolini raccontati da Valerio De Cesaris

A cura di Angelica La Rosa

Dov’era la Chiesa cattolica italiana mentre i fascisti si impadronivano del potere?

A partire da questa domanda, il nuovo libro di Valerio De Cesaris, Seduzione fascista. La Chiesa Cattolica e Mussolini 1919-1923 (Edizioni San Paolo 2020, pp. 304, euro 25), ricostruisce il clima sociale e politico dell’Italia tra la Grande Guerra e il dopoguerra, per rintracciare le origini culturali del fascismo, inizialmente molto legato alla cultura combattentistica e al mito della guerra rigeneratrice.

De Cesaris, docente di Storia contemporanea all’Università per Stranieri di Perugia, descrive il mutevole atteggiamento di Benito Mussolini verso la religione e la Chiesa cattolica, dalla fase giovanile della polemica ateista e anticristiana, sino alla svolta filocattolica dei primi anni Venti (“Mussolini aveva già messo a punto la sua nuova strategia verso il mondo cattolico”, scrive De Cesaris, con “elogio del cattolicesimo come elemento fondamentale dell’italianità e del papato come forza universale, che dava lustro all’Italia nel mondo; rifiuto di ogni polemica anticlericale – e totale rimozione dei suoi trascorsi di ateo e anticristiano –; mano amichevolmente tesa all’istituzione ecclesiastica”).

Dopo aver analizzato le reazioni di parte cattolica di fronte all’avvento del fascismo e mostrato i cambiamenti che intercorsero dopo la marcia su Roma e la nascita del governo Mussolini (“Fu soprattutto dopo la marcia su Roma e la nascita del governo Mussolini che la stampa cattolica divenne più benevola con il duce”, spiega De Cesaris che ricorda come le testate cattoliche adottarono “maggiore cautela nel parlare delle violenze fasciste, anche se quelle non cessarono affatto”), l’autore si sofferma sulle diverse posizioni del cattolicesimo politico e sulle vicende del Partito popolare italiano, con particolare attenzione al tema della nazionalizzazione dei cattolici, al loro ingresso nella vita politica del Paese e al binomio “fede e patria”.

De Cesaris affronta anche la questione della “religiosità” fascista, soffermandosi sul vasto apparato di riti, credenze, devozioni e simboli che fondava una religione alternativa alla fede cristiana. Descrive inoltre il tentativo mussoliniano di contrapporre cattolicesimo e cristianesimo e d’inglobare il primo, in chiave identitaria, nell’idea fascista di nazione.

 

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