Omotransfobia, i numeri degli attivisti pro ddl Zan non hanno riscontri scientifici oggettivi

Di Andrea Rossi

Sabato 17 ottobre, a Ferrara e in decine di piazze italiane si è svolta una manifestazione organizzata dalle principali organizzazioni LGBT a favore della legge Zan Scalfarotto.

Quasi ovunque sono stati esposti cartelloni multicolori, di notevole impatto visivo, sui quali venivano riportate in percentuale le aggressioni a sfondo omofobo o i casi conclamati di discriminazione avvenuti nel nostro paese; come si può osservare nelle foto allegate, “30% di persone LGBT non frequenta alcuni luoghi per timore di aggressioni” oppure “84% di persone LGBT vittime di aggressioni negli ultimi 5 anni, non ha denunciato questi episodi”.

Ora, grazie all’ingrandimento di alcune foto, si è potuta osservare la fonte di queste statistiche, ossia una agenzia dell’Unione Europea, la Fundamental Right Agency (FRA), con sede a Vienna; la FRA spesso ha suscitato perplessità e interrogazioni al parlamento europeo, specie dovute al fatto che l’attività di questa struttura, apertamente pro LGBT, si va a sovrapporre a quella di altre già da anni attive nelle istituzioni della UE.

In secondo luogo alcune agenzie indipendenti hanno contestato le basi scientifiche per questo genere di statistiche, che si fondano su elaborazione di sondaggi anonimi le cui domande sono unidirezionali e conducono a risposte che confermano gli assunti e spesso i pregiudizi di chi le pone: la European Dignity Watch, altra agenzia riconosciuta dalla UE, ha più volte sottolineato come la FRA si avvalga per i propri sondaggi del lavoro di ILGA (International Lesbian, Gay, Bisexual, Trans and Intersex Association), associazione tutt’altro che super partes, in quanto attivissima nel supporto delle istanze del mondo LGBT.

In sostanza, e per concludere, i numeri esposti con caratteri colossali, ripresi nelle pagine dei social degli attivisti pro legge Zan, e che hanno impressionato molti cittadini a Ferrara, come altrove, non hanno riscontri scientifici oggettivi. Gli unici dati certi, ribaditi decine di volte da chi da anni si occupa dell’argomento, sono quelli OSCAD (Osservatorio sicurezzza contro atti discriminatori) della Polizia di stato, da cui emerge come le aggressioni discriminatorie omofobe rappresentano il 15% del totale nel periodo 2010-2018.

Quelle per motivi etnici e religiosi sono oltre l’80% dei casi denunciati, e ciò pare non abbia suscitato l’indignazione di nessuno, quantomeno per osservare come la legge Mancino, che pure punisce questo genere di reati, non pare abbia intimorito i bulli o gli estremisti di ogni colore politico. Il problema delle discriminazioni a carattere omofobo, certamente esiste, in quadro di generale deterioramento del tessuto sociale del paese.

Forse, proprio per questo dovrebbe essere trattato in modo obiettivo e meno fazioso dalle associazioni favorevoli alla legge Zan Scalfarotto.

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