Dalle correnti della magistratura nascono i problemi dell’ordinamento giudiziario!


 

Di Mauro Rotellini

Dal 18 ed il 20 ottobre si sono svolte le elezioni del nuovo Comitato Direttivo Centrale (CDC) dell’Associazione Nazionale dei Magistrati (ANM). Per la prima volta nella storia dell’ANM si è votato con modalità telematica, dobbiamo riconoscere con ampia partecipazione se, come informa il sito ufficiale dell’Associazione, hanno votato 6101 Magistrati, dei 7101 regolarmente accreditati.

Questi i voti espressi alle tre liste maggioritarie:

  • Area Democratica per la Giustizia (la corrente di sinistra formata da Magistratura democratica e dal Movimento per la giustizia), 1785 voti (- 51 voti rispetto alla tornata elettorale del 2016), con assegnazione di 11 seggi;
  • Magistratura Indipendente (la corrente “di destra” delle toghe), 1648 voti (+ 59 rispetto ai 1589 di quattro anni fa), con assegnazione di 10 seggi;
  • Unità per la Costituzione la corrente di cui faceva parte l’ormai ex pm Luca Palamara), voti 1212, con assegnazione di 7 seggi (dimezza la propria rappresentanza, perché nell’ultima tornata elettorale aveva guadagnato 13 seggi);

Il nuovo “parlamentino” dei magistrati italiani, composto appunto da 36 membri, si riunirà il 7 novembre per eleggere la giunta e il presidente. Ma quali compiti ha, a norma dello Statuto, il CDC? Fra i molti, quello di deliberare «su tutto ciò che inerisce all’azione associativa, uniformandosi alle decisioni della Assemblea Generale». E ciò che inerisca l’azione associativa è spiegato all’articolo 2 dello Statuto: «1) dare opera affinché il carattere, le funzioni e le prerogative del potere giudiziario, rispetto agli altri poteri dello Stato, siano definiti e garantiti secondo le norme costituzionali; 2) propugnare l’attuazione di un Ordinamento Giudiziario che realizzi l’organizzazione autonoma della magistratura in conformità delle esigenze dello Stato di diritto in un regime democratico; 3) tutelare gli interessi morali ed economici dei magistrati, il prestigio ed il rispetto della funzione giudiziaria; 4) promuovere il rispetto del principio di parità di genere tra i magistrati […] 5) promuovere iniziative di carattere culturale, assistenziale e previdenziale; 6) dare il contributo della scienza ed esperienza della magistratura nella elaborazione delle riforme legislative, con particolare riguardo all’Ordinamento Giudiziario; 7) curare la pubblicazione di un periodico, nonché la gestione della mailing list dell’ANM e di eventuali social network» (cfr. www.associazionemagistrati.it). Insomma, il Comitato Direttivo Centrale come si può vedere si occupa un po’ di tutto. Per questo assume una grande rilevanza la sua elezione.

Rilevanza ancora maggiore tenendo conto del ruolo che l’ANM assume nel mondo giudiziario italiano («L’ANM è l’associazione cui aderisce circa il 90% dei magistrati italiani», si proclama orgogliosamente nella home page del sito ufficiale) e dei tempi particolarmente delicati che la magistratura sta attraversando. Nella Relazione introduttiva del Presidente Luca Poniz alla nota riunione del 20 giugno scorso (quella per intenderci in cui è stata decisa l’espulsione di Palamara dalla Associazione) si legge in proposito: «C’è una gigantesca questione morale: pur convinti che essa NON riguardi i moltissimi magistrati che ne sono certamente estranei, ha, tuttavia, una portata “di sistema”, che riguarda i gruppi associativi, il loro progetto e la loro azione, il senso del loro ruolo; ma anche la selezione dei loro gruppi dirigenti, la loro “offerta” associativa, che si è concretata e si concreta non di rado in promesse, aspettative». Questo richiamo al “sistema”, ai “gruppi associativi” ed alle “responsabilità dei singoli”, dobbiamo dire, non sembra aver avuto effetto. Tanto è vero che, alla riunione immediatamente successiva (tenutasi il 10 luglio) il Comitato Direttivo Centrale ha assunto una posizione di tutt’altro segno, affermando che varie parti della magistratura «sono state esposte ad attacchi concentrici di segno opposto, caratterizzati da una sistematica disinformazione nel cui contesto la cd. “vicenda Palamara” è stata utilizzata strumentalmente […]. Che questi siano stati solo pretesti per un attacco delegittimante alla magistratura è dimostrato da una serie di proposte del tutto eccentriche rispetto alla soluzione dei problemi alla base del “caso Palamara”, quali la separazione delle carriere ovvero l’introduzione di un sistema di sorteggio per l’individuazione dei componenti del CSM in una sorta di regolamento di conti nei rapporti tra i poteri dello Stato».

In realtà, il quadro che l’ANM ha fatto di se stessa nell’ultima riunione prima delle elezioni (tenutasi lo scorso 3 ottobre) è desolante. Il Presidente Poniz ha presentato un bilancio conclusivo dei quattro anni di mandato del Comitato Direttivo affermando tra l’altro: «La delusione che ho come giudice e come presidente è quella di aver visto un’analisi non completa sul lato delle responsabilità dei singoli e dei gruppi». Insomma, una disfatta.

Non vogliamo chieder quali siano le «ragioni non chiare» che, secondo il Presidente uscente stanno alla base degli avvicendamenti interni al Comitato, anche se – per il ruolo della ANM – credo avremmo il diritto di saperle. Certo però che, cinque presidenti succedutisi, un’analisi non completa delle responsabilità di singoli e gruppi e le dimissioni dal Comitato Direttivo di una delle più importanti componenti dall’ANM – Magistratura Indipendente – non testimoniano davvero una buona salute dell’Associazione.

In tutto questo, due luci sono ben chiare per il Presidente Poniz: «L’unità associativa è un bene imprescindibile per l’ANM, che deve raccogliere tutte le anime differenti della magistratura in questo luogo di sintesi; noi siamo l’unico caso di magistratura associata che si riconosce in una unica associazione, nel campo europeo» e «I gruppi sono importanti, come ha ricordato anche il Presidente Della Repubblica, più volte». In pratica, secondo il Presidente uscente (risultato il più votato in questi tre giorni di elezioni con 739 preferenze!) si dovrebbero salvare insieme l’ANM e le sue correnti! E invece sono proprio lì i problemi dell’intero ordinamento giudiziario.

Politica, se ci sei batti un colpo è questo il momento. Tuttavia, mi sembra improbabile che una maggioranza composta dai due partiti che più di tutti hanno guadagnato dalla manettocrazia imperante in Italia possano – solo per senso dello Stato e rispetto ai cittadini – assumere decisioni in materia.


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