Le 18 vite umane, quelle dei pescatori italiani sequestrati in Libia, non hanno prezzo!

Di Emanuela Maccarrone

Sono passati quasi due mesi e sulla sorte dei 18 marinai mazaresi rinchiusi nella prigione di El Kuefia, in Libia, ancora non si hanno novità.

I pescatori, impegnati in una battuta di pesca in acque internazionali, sono stati avvicinati da imbarcazioni della guardia costiera libica e costretti con le armi a seguirli fino a Bengasi.

In tutto questo lungo periodo le famiglie hanno manifestato per chiedere intervento concreti dello Stato ma, al momento, non c’è alcuna novità.

Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, intervistato dall’ inviato delle Iene Silvio Schembri, ha dichiarato: “Qui il tema è molto semplice. Abbiamo i pescherecci italiani che sono entrati in un’area non autorizzata. Quell’area è un’area sotto il controllo di truppe militari”.

L’inviato delle Iene ha chiesto ulteriori spiegazioni al ministro che ha spiegato: “Non abbiamo servizi di scorta ai pescherecci. Non c’è stato ancora nessun processo avviato. Per quello che mi riguarda, questa richiesta non è mai stata notificata ufficialmente da alcuna parte, però tante delle cose che noi stiamo affrontando in questi giorni, e in queste ore – perché mentre parlo con lei ci sono tutti gli apparati dello Stato che stanno lavorando – noi non le renderemo pubbliche perché noi ci assicuriamo della salute dei cittadini e pescatori siciliani e allo stesso tempo lavoriamo per riportarli indietro”.

Intanto la sera del 23 ottobre scorso, nella parrocchia di San Lorenzo di Mazara, il Vescovo di Mazara del Vallo, monsignor Domenico Mogavero, ha tenuto una veglia di preghiera per i 18 marinai alla quale hanno partecipato le famiglie.

“Lo sforzo del Governo non basta. Ai familiari le sole parole di conforto non bastano e la stessa vicinanza dimostrata a loro in più modi e in più circostanze hanno un significativo valore simbolico, ma non alleggeriscono la pesantezza della loro pena e non risanano le ferite del cuore”, ha detto il Vescovo.

Alla veglia ha partecipato anche l’Imam della moschea cittadina, Ahmed Tharwa, in segno di solidarietà: “Siamo in un momento di angoscia. Siamo tutti una famiglia e preghiamo per l’unico Dio per la liberazione dei nostri fratelli”.

Monsignor Mogavero ha sollecitato per una soluzione celere: “Non si può perdere di vista che 18 vite umane non hanno prezzo. Qualunque soluzione, anche basata su un onorevole compromesso, deve essere ricercata, bruciando i tempi, divenuti ormai troppo lunghi e gravosi per tutti: per i prigionieri e per chi ne attende la desiderata liberazione”.

 

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