Ecco perché san Martino di Tours è anche il patrono delle cure palliative


Di Enzo Vitale

Veramente non si finisce mai di imparare e, una cosa interessante che ho appreso proprio ieri pomeriggio, è data da un semplice post inviato in un gruppo di studio da una collega: San Martino di Tours è il santo patrono delle Cure Palliative.

Negli ultimi anni avevo avuto modo di mostrare la mia devozione a questo santo, in particolare, esaltandone il ricordo, nel giorno in cui si ricorda la sua memoria liturgica, con l’organizzazione di una celebrazione eucaristica in un luogo tutto particolare: una cantina. Ma non una cantina come le altre, una vera e propria azienda confinante con il Santuario di cui ero Rettore e che – non è mera pubblicità – produce un vino davvero buono: la Cantina Birgi (a Marsala – TP).

Ogni anno, da diversi anni, con la collaborazione del Presidente della Cantina, si organizzava una celebrazione eucaristica, intesa come vero e proprio ringraziamento volto al Signore, dalla cui bontà riceviamo ogni anno il frutto della vite che diventa vino.

E quale giorno più significativo di San Martino in cui, tradizionalmente, ogni mosto –appunto! – diventa vino?

Ma, adesso scopro che il suo nome è legato anche ad una disciplina che negli ultimi anni sta conquistando sempre più spazio, nella cura dei malati.

Ecco cosa vi era scritto in quel post:

«San Martino è il patrono delle Cure Palliative: l’11 novembre, infatti, è la giornata nazionale delle Cure Palliative. In questo si celebra il gesto semplice con cui 1700 anni fa, circa, Martino, giovane soldato, incontrando sulla sua strada un mendicante seminudo sfinito dalla stanchezza e dal freddo, decise di tagliare a metà il suo mantello per offrirglielo come ristoro. La tradizione narra che in quel momento, improvvisamente, il tempo cambiò e l’aria si fece incredibilmente mite: da qui l’estate di San Martino. Da questo gesto risale l’origine delle cure palliative. Il termine palliativo deriva infatti dal latino pallium, ovvero mantello: il mantello di Martino che riscalda e dà pace e ristoro, simbolo delle cure palliative».

Sapete cosa mi è venuto in mente nel leggere questo post?

Certamente che è un bellissimo gesto di carità che andrebbe da tutti imitato, anche da coloro che sono “naturalmente” egoisti e portati a pensare a sé stessi. Infatti, di quel gesto, non ne ha goduto solo il povero che la tradizione ci dice essere stato Cristo stesso in persona, ma anche lo stesso Martino che, privato del suo mantello, non si è ritrovato a soffrire il freddo. Per un soldato il mantello era tutto: riparo dal freddo, coperta per la notte… non averlo era certezza di sofferenza. Ma Cristo non lascia mai a mani vuote. “Tu fai la carità – sembra dire – che nel caso, provvederò io a far sorgere il sole per riscaldarti, anche se siamo in pieno inverno”.

Quanto è vero che chi fa il bene non sarà mai povero.

 


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