Chissà perché tra tutti i progetti in cantiere per scuola e società non c’è spazio per la responsabilità!


Di Nicola Sajeva

Chissà perché tra tutti i progetti in atto o in cantiere nella scuola italiana o nella società civile non c’è spazio per la responsabilità.

Chissà perché in tutte le strutture pubbliche questa regina del Bene Comune viene messa da parte.

Chissà perché si fa sempre appello al senso di responsabilità, ma ci si ostina a non creare le premesse necessarie a che tale ricchezza non venga incarnata nella quotidianità.

Ignorare questa importante risorsa dell’animo umano, posteggiare le nostre energie spirituali nelle tante piazzole semibuie del disimpegno, togliere alle nostre azioni il supporto ineludibile approntato e continuamente revisionato dalla buona volontà, sta portando la nostra convivenza a considerare impraticabili tutte le possibili vie di fuga verso la sua risurrezione.

Conquistati da un cieco fatalismo andiamo avanti, scivolando inerti sui piani inclinati predisposti opportunamente dalle forze oscure del Male.

Giorno dopo giorno tutti i mezzi di comunicazione, quasi voluttuosamente, si ritrovano impegnati a mettere in evidenza il vuoto umano che sta attraversando la nostra società: ciò che ieri era considerato impensabile o semplicemente eccezionale, ora dialoga liberamente, entra nelle tematiche predisposte all’informazione, va a segnare un altro punto in negativo, un’altra battuta d’arresto in tutti i processi evolutivi.

La responsabilità dialoga sempre con la vera libertà, ne predispone le vie più favorevoli alla sua sopravvivenza, assume coscientemente la regia di tutte le azioni dirette a creare condizioni di crescita spirituali, di pace esistenziale, di vero benessere psico-fisico.

La responsabilità è ossigeno puro immesso nei circuiti dialogici di tutti i rapporti interpersonali; diventa deterrente ideale per tutte le libere uscite dei nostri egoismi, delle nostre meschine strategie, di quanto di più razionale può pilotare la nostra volontà.

Quali sono le maggiori responsabilità?

Quale posto va ad occupare quello che sembra il più insignificante dei nostri atti comportamentali?

E’ possibile stilare grafici dai quali si possa evincere la maggiore o minore gravità delle nostre quotidiane prese di posizione?

Anche se la formulazione della risposta è affidata alla capacità critica del singolo lettore, raccogliendo gli stimoli della mia modesta personale esperienza e rispondendo solo al desiderio di condividerli liberamente, penso che sia metodologicamente ineccepibile la proposta di considerare ugualmente importanti tutte le responsabilità, siano esse convenzionalmente ritenute grandi o piccole.

Nessuno è responsabile, perché tutti lo sono: è questo un teorema molto rischioso; è questa un’insidiosa trappola dove spesso vanno a cadere molte evoluzioni parolaie; è questo un alibi diabolico in grado di demotivare la nostra volontà e di far naufragare il sogno di aurore migliori.

Ciascuno dovrebbe considerarsi costruttore responsabile del proprio futuro e di quello delle prossime generazioni. Questo impegno, vissuto seguendo la strada maestra della costanza, getterà le basi di una auspicabile catarsi spirituale, sarà l’unica leva sulla quale fare affidamento per vincere tutte le resistenze opposte ad una sostanziale conversione di rotta e all’apertura del nostro domani verso la speranza.

La scuola è la prima ad essere chiamata in causa, la famiglia si deve sentire sollecitata a scuotersi di dosso la polvere asfissiante del conformismo, la Chiesa deve offrire i contributi spirituali di cui è portatrice, la politica ha l’obbligo istituzionale di alimentare la fiaccola della vera libertà per dare a tutte le componenti sociali pari opportunità di espressione.

Il bullismo a scuola e la ricerca del branco dei giovani, la contestazione in famiglia, il relativismo dilagante nel mondo cattolico, la litigiosità, il basso tornaconto che caratterizza l’agone politico: tutti cibi avvelenati presenti abbondantemente nella nostra dieta giornaliera.

Quanto accade nelle nostre realtà ci dovrebbe spingere a ricercare le nostre personali responsabilità. La controprova a quanto detto è la constatazione che in tutti i contesti istituzionali dove gli attori principali seguono con tanta naturalezza i binari della responsabilità, tutto procede bene e si sente il profumo di tante iniziative costruttrici di un Bene aperto a tutti.

Chissà perché? Smontiamo questa domanda, cerchiamo la causa della perplessità che la domina: troveremo le condizioni ottimali, gli stimoli necessari per riprendere una strada affrancata dal pericolo di crollo di qualche valore.

 


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