Mons. Gallagher: “L’Europa perde anima e identità se diventa solo procedure ed economia”


Di Emanuela Maccarrone

In un’intervista rilasciata al giornale ‘Palabra’, Monsignor Paul Richard Gallagher a proposito di identità europea ha spiegato che l’Europa “perde la sua anima, e quindi la sua identità, se diventa un insieme di procedure o si limita a considerazioni puramente economiche. Al contrario, partendo dalla persona, l’Europa riscopre di essere prima di tutto una comunità”.

Soprattutto in questo momento particolare causato dalla pandemia “dove è più forte la tentazione di agire in autonomia”, l’arcivescovo inglese ha ricordato l’importanza della solidarietà tra gli Stati attraverso “il rispetto reciproco e la capacità di dialogo”, affinché i diritti umani non rimangano dei buoni propositi ma si concretizzino in attuazione “dell’identità e del contributo di ciascuno”.

Il monsignore ha sottolineato che è importante “ricordare la dimensione universale dei diritti umani , proprio perché devono essere garantiti a ogni persona umana, uomo o donna, in tutte le fasi della sua esistenza e in tutti i Paesi”.

L’arcivescovo Gallagher ha ricordato il rilievo della Convenzione universale dei diritti dell’uomo e della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

Durante l’intervista il prelato ha parlato anche dell’immigrazione che vede l’Europa sempre più protagonista. “Cresce la pressione sui paesi del Mediterraneo orientale e dei Balcani occidentali, dove molti migranti stanno cercando di trasferirsi dalla Grecia e dalla Bulgaria verso i paesi del nord Europa”, ha spiegato Gallagher. “Quasi la metà di tutti gli arrivi è avvenuta in Grecia attraverso la Turchia, quindi in Italia e Malta attraverso la Libia e il Nord Africa in generale”.

Monsignor Gallagher ha posto la sua attenzione sulla difficile gestione dei flussi a carico dei Paesi di ‘primo arrivo’. Secondo l’arcivescovo, tale sovraccarico ha creato una situazione “che si è rivelata insostenibile e ha portato a palesi violazioni del principio di non respingimento e dei diritti umani, con morti in mare prevenibili e tortura nei campi di detenzione, specialmente in paesi terzi come la Libia”. Per tali ragioni, il monsignore ha sostenuto l’urgente necessità di adottare alcune misure utili a garantire la corretta gestione dei flussi migratori. Ribadendo, pertanto, l’importanza della solidarietà tra Stati europei, per l’arcivescovo è indispensabile “un meccanismo comune per distribuire equamente l’onere dell’accoglienza di migranti o rifugiati e del trattamento delle domande di asilo”. Secondo l’arcivescovo occorre anche “un accordo comune sulla ricerca e salvataggio (SAR), ricerca e soccorso, in mare, nonché un meccanismo comune per lo sbarco e il ritorno”.

Se l’Europa è l’unione di più identità nazionali che hanno come base la Convenzione europea dei diritti dell’uomo, occorre che tra i diversi Stati ci sia collaborazione reciproca nell’affrontare i problemi, come nel caso dell’immigrazione e della pandemia.


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