Altro segno della morte della civiltà europea: non credere nella divinizzazione della carne


CREDERE NELLA DIVINIZZAZIONE DELLA NOSTRA CARNE NON SIGNIFICA ESSERE SCIOCCHI O INGENUI

Di Alessandro Puma

A proposito della cristificazione o pneumatizzazione dei corpi: questo concetto, ormai praticamente sconosciuto in Occidente – nonostante riguardi una realtà escatologica, cioè della fine dei tempi – segna il passo di quella che è la morte della civiltà europea.

Credere nella divinizzazione della nostra carne, che avverrà l’ottavo giorno, dopo il Giudizio universale, non significa, infatti, essere sciocchi o ingenui come bambini, poiché una giusta dose di ingenuità è necessaria, assieme alla ragione certo, per poter continuare a considerare la vita degna di essere vissuta. Per riscoprire la meraviglia anche nella banalità, per poter considerare, in altre parole, il carattere sacro dell’esistenza.

In questo consiste anche la fede, come oltrepassamento eroico dei limiti del nostro corpo e della nostra carne.

Gli antichi, cercando di imitare Achille, Apollo o Alessandro Magno, vivevano la vita come una poesia o un’avventura al di sopra delle loro capacità, superando quasi l’umanità insita in loro stessi; i santi martiri, prendendo il posto degli dei e degli eroi, hanno accentuato questo dispregio totale dei vincoli della carne fino al punto da cercare o desiderare la tortura e la morte con gioia.

Poi è arrivata la desacralizzazione della riforma protestante che, per far vedere quanto erano intelligenti, colti e soprattutto corrotti i suoi adepti, abolisce il culto dei santi.

È lo stesso stupido orgoglio di chi afferma trionfalmente: “io sono ateo”, non capendo che, in questo modo, anziché non credere in Dio, non crede più nella vita stessa.

Per non parlare della Rivoluzione Francese che, come perfetta metafora della società attuale, crea un dio ad uso e consumo della borghesia, e cioè un vago e impersonale Essere Supremo, secondo quell’ipocrisia tipica di chi vuole sbarazzarsi di Dio ma, non riuscendovi del tutto, lo mantiene all’interno dell’orizzonte sintattico della società (ma non semantico poiché, per quei fieri libertini, non significa ormai nulla).

Sino ad arrivare al deserto aberrante di oggi, dove un falso paternalismo societario guida la cosiddetta ‘morale’ della gente e dove i centri commerciali sono le nuove cattedrali del nichilismo.

Molto meglio – a mio parere – concentrarsi sulle caratteristiche che avranno i nostri corpi ‘cristificati’ o ‘pneumatizzati’ nel futuro; sulla possibilità che avremo, come nostro Signore Gesù Cristo, di camminare sulle acque o di attraversare i muri pur potendo continuare ad assimilare cibi e bevande (particolare non da poco: in un testo gnostico si afferma che Cristo, per sua natura, non espelleva naturalmente il cibo e l’acqua ingeriti come normalmente hanno sempre fatto gli uomini di ogni tempo. Eppure la natura umana è stata assunta in tutto e per tutto, per cui, anche se risulta quasi intollerabile, dovrebbe essere accettato anche questo aspetto. Ma sicuramente l’evacuazione organica dei cibi non ha più ragion d’essere in un corpo spiritualizzato, che converte direttamente i cibi solidi e liquidi in energia senza bisogno di espellerli).

Certo, dal punto di vista strettamente logico non dovrebbe esserci alcun collegamento tra il comportarci bene, vivendo santamente, e il fatto che il corpo umano si conservi anche dopo la morte: quale nesso potrebbe mai darsi e, soprattutto (dice l’ateo scemo alla Charley Hebdo), perché non potrebbe darsi anche il contrario, che cioè facendo il male io possa preservare il mio corpo dalla corruzione?

Eppure è proprio così che si sono sempre conservati intatti, dopo la morte, i corpi dei santi; proprio facendo del bene senza pensare ai bassi istinti corporali che possono anche non essere (sempre) soddisfatti, da San Pio da Pietrelcina al beato dei nostri giorni, l’ultra tecnologico a fin di bene, morto adolescente, Carlo Acutis.

Ma si sa che alla performer e alla personal trainer di oggi tutto ciò suona ostico, per non dire eretico. Molto meglio, per lei, abortire (anche quando il feto è già bello e formato dentro di lei) per evitare che le si stronchi la carriera di donna manager o che le si impedisca la tanto agognata vacanza a Formentera. E ciò vale anche per gli uomini: perché rinunciare al calcio e ai viaggi all’estero per mettere su famiglia, una volta che si è trovato il lavoro a quarant’anni? Ma siamo matti?

Bisognerebbe ricordare le parole dello gnostico Valentino (tramandateci da Clemente Alessandrino in Stromata, IV, 133, 89) che così predica: “dal principio voi siete immortali e figli della vita eterna e volete distribuire la morte su di voi affinché voi la consumiate e la dissolviate e la morte muoia in voi e attraverso di voi. Voi dominate sulla creazione e su tutto l’effimero, poiché quando voi dissolvete il cosmo non siete voi stessi dissolti”.

 


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