In Iraq, finalmente, il Natale è stato riconosciuto come festività nazionale


LA PROSSIMA VISITA DEL PAPA SARA’ L’OCCASIONE PER UN INCORAGGIAMENTO AI MARTORIATI CRISTIANI DELL’IRAQ E UN INVITO A CONTINUARE A VIVERE IN MEDIORIENTE

Di Emanuela Maccarrone

Il prossimo Natale sarà festa anche per tutto l’Iraq.

La decisione è stata presa dal Parlamento iracheno con voto unanime, recependo la proposta formulata nei mesi precedenti.

La notizia è stata comunicata in occasione di un colloquio tra il Presidente iracheno Barham Salih ed il Patriarca caldeo, il cardinale Louis Raphael Sako.

Già nel 2008 le autorità irachene avevano fatto passi in avanti nei confronti di questa festività, ma si trattava di un riconoscimento occasionale e non su tutto il territorio nazionale.

Nel 2013, infatti, il Natale fu riconosciuto come giorno di riposo per le minoranze cristiane, mentre nel 2018 fu elevato a festa nazionale pubblica per tutti i cittadini, ma limitata solo alla giornata del 25 dicembre del 2018.

L’iniziativa di riconoscere il Natale come festività nazionale è dovuta al cardinale Louis Raphael Sako che aveva proposto al Presidente Salih la possibilità di presentare al Parlamento un disegno di legge in tal senso.

Il Presidente Salih, nell’occasione, aveva manifestato la sua riconoscenza ai cristiani per via del loro contributo dato al Paese dopo l’occupazione jihadista di Mosul.

Appresa la notizia del riconoscimento ufficiale e senza limiti della festività del Natale, il cardinale Louis Raphael Sako non ha esitato a ringraziare il Presidente iracheno Barham Salih, il Presidente del Parlamento Muhammad al Halbousi e tutti i parlamentari.

La lieta notizia coincide con la decisione di Papa Francesco di un viaggio Apostolico, previsto dal 5 all’8 marzo del 2021, in Iraq.

In un messaggio diffuso dal sito del Patriarcato, il cardinale caldeo ha dichiarato che il viaggio del Papa sarà un pellegrinaggio di conforto “per tutti in un tempo di incertezza, dobbiamo farne un’occasione di un grande capovolgimento, in modo che la fede e la speranza in noi diventino un impegno”.

La speranza del porporato è che la visita del papa sia l’occasione per tornare alle proprie radici cristiane e irachene, oltre a essere un incoraggiamento per la Chiesa dell’Iraq in modo che continui, sull’esempio dei “ Padri, dei santi, e dei martiri”, ad essere supporto e servizio per la gente del posto. Il cardinale caldeo, infatti, ha evidenziato le sfide che minacciano l’Iraq: “pressioni politiche, economiche e sociali a motivo dei conflitti, dell’estremismo, dell’emigrazione, delle conseguenze della pandemia del coronavirus”.

Il porporato ha invitato i cristiani a rimanere nella propria terra, l’Iraq, “che non si può immaginare senza i suoi cristiani”.

Citando il magistero di Papa Francesco, il cardinale ha sostenuto l’importanza di una Chiesa più presente nel territorio, che conviva e dialoghi con le altre religioni.

Il pellegrinaggio del Papa è considerato dal cardinale come l’occasione per sollecitare l’opinione pubblica a sostenere i cristiani dell’Oriente, in modo che siano spronati a rimanere nelle proprie terre come “segno della presenza dell’amore di Cristo, della fratellanza universale e della convivenza”.

 


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