Restrizioni, in America Chiesa e fedeli si oppongono al laicismo imperante


I CRISTIANI AMERICANI NON ACCETTANO LE RESTRIZIONI MENTRE GLI ITALIANI VIVONO IN UN TERRORE ANESTETIZZANTE

Di Gian Piero Bonfanti

Proprio durante un periodo caratterizzato da un palese attacco frontale alla cristianità, possiamo osservare che la Chiesa in America prende forza e coraggio, ponendosi in contrasto con il laicismo imperante.

È successo infatti negli Stati Uniti.

In seguito alla sentenza emessa dalla Corte Suprema in merito alla causa intentata da alcune comunità religiose contro Andrew Cuomo, governatore dello stato di New York, molti altri procedimenti sono stati instaurati in altri stati, ad effetto domino.

Sono state proprio le restrizioni imposte alle attività religiose che hanno causato parecchi problemi al precitato governatore democratico, che vanta origini italiane.

Ricordiamo che Andrew Cuomo aveva imposto un ordine restrittivo particolarmente limitativo alle funzioni negli edifici di culto, un po’ come hanno fatto altri politici sparsi per il mondo, compreso quelli di casa nostra, che non si sono certo lasciati sfuggire l’occasione del virus cinese per restringere la libertà di culto dei loro concittadini.

Ma gli americani non sono rimasti con le mani in mano.

Dallo scorso giugno infatti c’è chi ha presentato un ricorso contro le azioni discriminatorie nei confronti delle attività religiose, le quali sono in contrasto con il primo emendamento della Costituzione Americana che garantisce la terzietà della legge rispetto al culto della religione e il suo libero esercizio, nonché la libertà di parola e di stampa, il diritto di riunirsi pacificamente, ed il diritto di appellarsi al governo per correggere i torti.

Così il 25 novembre scorso la Corte Suprema degli Stati Uniti si è pronunciata sull’operato del governatore noto per le sue battaglie progressiste e laiciste.

Andrew Cuomo aveva imposto, agli edifici di culto in zona rossa, un numero massimo di 10 partecipanti alle funzioni o il 25% della capienza del luogo di culto se inferiore, in zona arancione un numero massimo di 25 partecipanti o il 33% della capienza del luogo di culto se inferiore, ed in zona gialla un numero di partecipanti pari al 50% della capienza del luogo di culto.

Ebbene tali restrizioni sono state considerate discriminanti, tenendo conto che non sono state applicate a tutti gli altri contesti a rischio di assembramento che non riguardano attività legate al culto religioso.

E così, sulla scia di questa sentenza e di tante altre vittorie che si stanno susseguendo per gli stessi motivi, anche la contea di Los Angeles ha ufficialmente dichiarato di voler far cadere tutte le restrizioni speciali e limitative imposte dal governatore della California Gavin Newsom, altro irriducibile democratico, notizia che ha fatto molto rumore negli Stati Uniti.

Le voci e le proteste nel mondo stanno man mano aumentando ma la stampa di regime non ne dà notizia.

Come per la Santa Pasqua abbiamo dovuto rinunciare alle funzioni legate alla centralità della nostra religione, anche questo Santo Natale l’abbiamo trascorso con non pochi problemi.

C’è in atto un attacco frontale alla cristianità ed è palese il laicismo imperante di questo governo, lo possiamo constatare in tutti gli ambiti, da quello educativo, a quello lavorativo, dall’aspetto culturale a quello sociale.

L’idea che possa esistere un virus che attacca solo in contesti mirati ed in orari stabiliti è infatti una grottesca parodia di opera teatrale.

Purtroppo la strada che dovremo percorrere sarà ancora lunga prima di uscire da questo inspiegabile dilagante torpore che ci impedisce di focalizzare il contesto nel quale viviamo.

Continuiamo però a tenere accesa quella fiammella che potrà indicarci la strada in questi tempi bui e continuiamo ad orientarci guardando in alto.


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