La rivoluzione distrugge, la controrivoluzione ricrea


LA DESTRA CERCA DI RIANNODARE QUEI FILI CHE GLI ALTRI HANNO STRAPPATO E TENTA DI RICOSTRUIRE L’UOMO. UN CATTOLICO NON PUÒ CHE ESSERE DI DESTRA?

A cura di Pietro Licciardi

Nel precedente articolo abbiamo ricordato la coincidente definizione che Giuseppe Prezzolini e Thomas Molnar danno dell’uomo di destra e dell’uomo di sinistra: realista l’uno e utopista l’altro.

Che cosa significa utopista? Letteralmente utopia è la combinazione di due parole greche il cui significato è “il luogo che non c’è”. L’utopista è colui che sogna una realtà bellissima, futura, che dovrà un giorno avverarsi ma che nessuno ha il piacere di vedere. L’uomo di sinistra dunque è un utopista. E’ colui che denuncia la realtà esistente, che fa grandi proclami; è l’ecologista che denuncia l’impossibilità di vivere su questa terra, è la femminista che lamenta lo sfruttamento della donna oppure lo studente che denuncia l’autoritarismo del mondo docente.

La caratteristica dell’uomo di sinistra è la radicale denuncia della realtà esistente di fronte alla quale si esprime quello che è veramente fondamentale: lo spirito di insoddisfazione. L’uomo di sinistra è fondamentalmente un insoddisfatto. Che sia la femminista, che sia lo studente in rivolta, che sia il figlio scatenato contro i genitori, che sia il proletario e via dicendo l’uomo di sinistra ha una fondamentale attitudine critica di fronte alla realtà che esiste e che spera di sostituire con una realtà mitica, da lui idealizzata, e per arrivarci cerca continuamente di sperimentare qualcosa di nuovo, di riformare il reale esistente, di distruggere ciò che esiste nella speranza che poi possa un giorno avverarsi una sorta di paradiso in terra.

L’uomo di sinistra è essenzialmente uno gnostico.

La gnosi è una antica eresia cristiana poi diffusasi nella storia, caratterizzata dall’odio per il reale e che considera il mondo come tutto “male” e lo vuol distruggere. E’ facile capire come questo senso di insoddisfazione verso l’esistente, che si proietta verso una realtà futura che noi chiamiamo utopia, perché non si avvererà mai, comporta la distruzione incessante di tutto ciò che ci circonda.

L’uomo di sinistra fondamentalmente non crea, sa soltanto distruggere. Quando ha finito di distruggere tutto fa come i partiti comunisti: si dissolvono, perché non sono più in grado di fare altro.

Man mano dunque che si distrugge l’esistente viene alla luce però un piccolo difetto: il mondo nuovo non nasce. Perché questa utopia radiosa, il mondo nuovo dopo la liberazione della donna, dopo la liberazione degli studenti dai professori, dei figli dai padri, dei proletari dai capitalisti e via dicendo non spunta? Anzi, si sta sempre peggio?

Se il mondo nuovo non nasce i casi sono due: o ci si è sbagliati, e ci vuole una grossa onestà per ammetterlo, oppure è perché ci sono ancora dei residui del mondo vecchio che vanno distrutti.

Questo spiega un’altra delle costanti della sinistra: i grandi massacri. Dal massacro giacobino in Vandea alle purghe di Stalin, agli eccidi in Cambogia, ai Laogai cinesi. Ovunque la sinistra va al potere ineluttabilmente massacra

Se questo è l’uomo di sinistra non sarà difficile dedicare poche battute per delineare l’uomo di destra.

L’uomo di destra non crede nelle utopie, nei grandi piani, nelle grandi ideologie fatte a tavolino. Egli è un realista, il che non significa pragmatista. Pragmatista è colui per il quale i conti devono tornare senza guardare in faccia a nessuno. Realista invece è la persona che sa che di fronte a sé c’è un reale e che questo reale non lo ha fatto lui e che non potrà essere cambiato.

L’uomo di destra, se cattolico consciamente se non cattolico inconsciamente, è una persona che sa che esiste il peccato originale. Questo significa che in questa valle di lacrime la perfezione non la troviamo. Tutti siamo vittime del peccato. Senza scomodare la teologia diciamo che tutti siamo imperfetti e che tutte le realtà umane sono naturalmente imperfette. Non esiste lo Stato perfetto. L’uomo di destra questo lo sa e si rende conto che al massimo si potrà permettere nella sua vita di migliorare un pochettino.

E’ qui che la destra dimostra realmente la propria capacità, la sua bravura. Perché non prefiggendosi di fare il paradiso l’uomo di destra cerca di fare quelle poche cose che di volta in volta sarà possibile fare. Questo ci dice anche perché l’uomo di destra è antipatico. Lui non è l’uomo delle grandi denunce. E’ quello che si rimbocca le maniche e che si mette a lavorare.

Dove la sinistra, la rivoluzione distrugge, la controrivoluzione ricrea, ricostruisce. Cerca di riannodare quei fili che gli altri hanno strappato e tenta di ricostruire l’uomo.

Ecco perché un cattolico non può che essere di destra.

[Tratto dalla conversazione del professor Andrea Gasperini al IV incontro di formazione politica di Alleanza cattolica del15 giugno 1992].

 


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