L’orgoglio e la gestione dell’autorità spiegati dalla teologa morale Brambilla


ECCO PERCHE’ L’ORGOGLIO PARTE DA UN’ECCESSIVA STIMA DI SÉ E DUNQUE DA UNA VISIONE DISTORTA DELLA REALTÀ

A cura di Andrea Sarra

Mentre l’umiltà si basa su una realista immagine di sé, l’orgoglio parte da un’eccessiva stima di sé e dunque da una visione distorta della realtà. Persino il filosofo Spinoza riteneva l’orgoglio «il piacere dell’uomo che pensa troppo bene di se stesso».

Nell’orgoglioso, però, non è presente solo un ingombrante amor proprio, ma anche un abbondante svalutazione degli altri, specialmente di chi gli è sottoposto. Infatti, se c’è una cosa, a dispetto dalle apparenze, che l’orgoglioso proprio non sa gestire adeguatamente è l’autorità.

Egli esige che tutti siano come lui, perfetti di una perfezione irreale e dunque irraggiungibile. Assoggetta, opprime, critica con durezza: non ha considerazione né empatia verso le persone che vivono o lavorano con lui.

La sua “regola aurea” è pretendere con rigidità e questo lo tramuta in “rullo compressore” il cui passaggio lascia le persone ferite e scoraggiate.

Solo il tocco amorevole e rispettoso della Grazia di Dio, unito all’impegno nelle virtù, può mettere dentro di lui uno spirito nuovo, capace di sostituire il cuore di pietra con uno di carne (Ez. 36,26-27).

Nel video che segue le riflessioni della teologa morale e bioeticista professoressa Giorgia Brambilla sul tema “L’orgoglio e la gestione dell’autorità”.

 


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