La mitezza, cioè la virtù dei forti, spiegata dalla professoressa Brambilla


LA MITEZZA, L’AFFABILITÀ, LA DOLCEZZA SONO LE VIRTÙ CHE CONQUISTANO LE ANIME!

A cura di Andrea Sarra

Nell’immaginario comune essere miti significa essere deboli, remissivi. La mitezza, al contrario, è la virtù che esprime più di tutte la forza: quella di chi sa dominarsi, di chi ha lavorato tanto su di sé per possedersi, di chi non teme di amare il nemico, come ci indica il Vangelo.

Se ci pensiamo, spesso perdiamo la mitezza proprio quando percepiamo l’altro come “nemico”, cioè lesivo nei confronti del nostro amor proprio; è lì che cediamo alle provocazioni e passiamo all’attacco. La mancanza di mitezza ci rivela quanto siamo “sovrappeso”: dei nostri principi, delle nostre giustizie umane, dell’immagine di noi stessi e svilisce di molto il nostro apostolato, la nostra testimonianza, la nostra opera educativa. La mitezza, l’affabilità, la dolcezza sono le virtù che conquistano le anime!

Certo, per imparare ad “incassare i colpi”, ci vuole “allenamento”, non viene spontaneo; non a caso il frutto più alto della mitezza è il perdono. Bisogna lavorarci con l’aiuto della grazia di Dio che irrobustisce la nostra volontà, imparando da Colui che è «mite e umile di cuore» (Mt 11, 28) per trovare finalmente quel “ristoro” dalle passioni incontrollate che la nostra anima cerca profondamente e che ci permette poi di testimoniare “la pace che viene dall’alto” a chi ci sta a fianco.

Nel video che segue la professoressa Giorgia Brambilla spiega la mitezza, cioè la virtù dei forti.

 


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