Shemà. Commento al Vangelo del 20 febbraio della teologa Giuliva Di Berardino


Shemà (in ebraico “Ascolta”), un commento al Vangelo del Giorno di Giuliva Di Berardino.

Anche a noi, uomini e donne del terzo millennio, Nostro Signore Gesù Cristo dice: “Shemà”. Ascoltiamolo!

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IL COMMENTO TESTUALE

IL VANGELO DEL GIORNO: Lc 5, 27-32
sabato 20 febbraio 2021

 Il tema del vangelo di oggi è la conversione, alla quale tutti siamo chiamati in questo tempo di Quaresima. Il racconto è semplice: Gesù passa, chiama Levi, un pubblicano, e costui, immediatamente, lascia tutto e segue Gesù, entrando a far parte del gruppo dei suoi discepoli. Il racconto, poi, continua perché Levi prepara un grande banchetto nella sua casa che genera la mormorazione dei tanti scribi e farisei presenti. Questi uomini colti e religiosi mormoravano contro Gesù per il modo che questo Rabbi galileo aveva di stare a tavola con i peccatori, trattandoli come fratelli della stessa famiglia di Dio. E questo non fare differenza tra giusti e peccatori è una provocazione che li porta a mormorare. Lo stesso banchetto, lo stare a tavola con Gesù, come per un cambio di prospettiva, diventa causa di peccato per quelli che tutti ritengono giusti, ma causa di salvezza per quelli che tutti ritenevano peccatori. Ma c’è di più: i religiosi farisei commettono il peccato di mormorazione contro Gesù, mentre Levi, il peccatore, riceve la gioia della salvezza. Il vangelo allora sembra annunciarci che, paradossalmente, è chi si ritiene giusto ad essere maggiormente soggetto al peccato. Allora, potremmo veramente chiederci: cosa è venuto a fare Gesù? Forse a far peccare i giusti? No, ma a renderli coscienti che la salvezza e la giustizia che essi praticano è un dono, e non un merito. Se la salvezza fosse un merito, per averla non sarebbe così necessaria la relazione con Gesù, perché basterebbe fare il proprio dovere per acquisire meriti, ma poiché il Vangelo, come abbiamo visto,  ci annuncia che la salvezza non è un merito, ma un dono, allora è fondamentale conoscere Colui che dona, e quindi avere una relazione con Gesù.  Questo significa che non basta fare il proprio dovere, ma è necessario convertirsi sempre, ogni giorno, per ricevere, accogliere, aprire, le mani e il cuore, al dono della salvezza. Riconosciamo allora oggi, nel nostro cuore, l’urgenza della conversione! Riconosciamo di aver bisogno di stare a tavola con Gesù non come i farisei che mormorano, ma come Levi, il pubblicano, che ha saputo cambiare il cuore così tanto da accogliere Gesù nella sua casa, nella sua vita, rinunciando ad essere quello che era prima. Aver mangiato con Gesù, essere stato a mensa con Lui, lo ha fatto uscire dallo sguardo di chi lo vedeva come un peccatore. Ecco, in questo tempo di Quaresima siamo chiamati anche noi a non nasconderci più dietro i nostri peccati, ma ad accogliere la grazia di stare a tavola con Gesù, per cambiare il cuore, per ricevere quella gioia così profonda e unica che ci porta alla salvezza. Allora anche oggi ci siano di aiuto le parole tratte dal libro Riconoscere Dio al cento della vita di Dietrich Bonhoeffer, questo giovane teologo luterano, martire del regime nazista, che sto leggendo in questi giorni: “Dio non si vergogna della bassezza dell’uomo, vi entra dentro (…) Dio è vicino alla bassezza, ama ciò che è perduto, ciò che non è considerato, l’insignificante, ciò che è emarginato, debole e affranto; dove gli uomini dicono “perduto”, lì egli dice “salvato”; dove gli uomini dicono “no”, lì egli dice “sì”. Dove gli uomini distolgono con indifferenza o altezzosamente il loro sguardo, lì egli posa il suo sguardo pieno di amore ardente e incomparabile. Dove gli uomini dicono “spregevole”, lì Dio esclama “beato”. Dove nella nostra vita siamo finiti in una situazione in cui possiamo solo vergognarci davanti a noi stessi e davanti a Dio, dove pensiamo che anche Dio dovrebbe adesso vergognarsi di noi, dove ci sentiamo lontani da Dio come mai nella vita, proprio lì Dio ci è vicino come mai lo era stato prima. Lì egli vuole irrompere nella nostra vita, lì ci fa sentire il suo approssimarsi, affinché comprendiamo il miracolo del suo amore, della sua vicinanza e della sua grazia.” Buona giornata! 

 

Lc 5, 27-32


In quel tempo, Gesù vide un pubblicano di nome Levi, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi!». Ed egli, lasciando tutto, si alzò e lo seguì.
Poi Levi gli preparò un grande banchetto nella sua casa. C’era una folla numerosa di pubblicani e d’altra gente, che erano con loro a tavola. I farisei e i loro scribi mormoravano e dicevano ai suoi discepoli: «Come mai mangiate e bevete insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Gesù rispose loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori perché si convertano».

 

IL COMMENTO IN VIDEOhttps://www.youtube.com/channel/UCE_5qoPuQY7HPFA-gS9ad1g/videos


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