Pierluigi Pavone sulle “5 teorie sociali sul lavoro” nel pensiero occidentale


NELLA COSTITUZIONE REPUBBLICANA IL LAVORO DERIVA DA UNA TRADIZIONE BENEDETTINA O DALL’IDEA MARXISTA DEL LAVORO COME “PROCESSO DI UMANIZZAZIONE”?

A cura di Andrea Sarra

La Costituzione repubblicana riconosce il lavoro come fondamento della democrazia italiana, fin dal primo articolo.

È forse per una tradizione benedettina?

I monaci, fin dal Medioevo, facevano propria una visione biblica che riconosce il lavoro – al di là della fatica, che è invece conseguenza del peccato – all’interno dell’ordine creazionistico di Dio. La stessa visione tomista che determina una importante differenza con Aristotele, propenso invece ad attribuire l’ordine libero all’uomo emancipato dal lavoro.

Oppure, i padri costituenti facevano riferimento all’idea marxista del lavoro come “processo di umanizzazione”?

La tesi maggioritaria fa poi del lavoro il criterio di legittimazione della proprietà. C’è una qualche relazione?

Anche Platone riconosceva dignità all’attività lavorativa, eppure non era democratico, anzi ammetteva la divisione in classi, sulla base di specifiche competenze.

Nel video che segue il professor Pierluigi Pavone fare chiarezza su quelle che potremmo definire “Cinque Teorie sociali sul lavoro” nel pensiero occidentale, una delle quali è proprio quella cattolica, che coinvolge Adamo e l’intera Dottrina Sociale della Chiesa. 


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