Cristianofobia, altro braccio di ferro tra Unione europea e Polonia


MENTRE L’UNIONE EUROPEA ORGANIZZA UN INCONTRO PER DISCUTERE SULLA POSIZIONE DELLA POLONIA, QUEST’ULTIMA NON SI LASCIA INTIMORIRE E APRE UN CENTRO STUDI PER MONITORARE LA CRISTIANOFOBIA

Di Emanuela Maccarrone

In questi mesi abbiamo appreso la tenacia del Governo polacco nel difendere le verità cristiane anche contro le imposizioni Ue.

Proprio questa sua determinazione ha suscitato la reazione preoccupata dell’Unione Europea che ha deciso un’audizione con la commissaria per l’uguaglianza, Helena Dalli, e rappresentanti della società civile.

L’incontro, svoltosi mercoledì 24 febbraio presso la sede di Bruxelles del Parlamento europeo, nella neo-lingua Ue relativa all’impatto “di misure e attacchi alla salute e ai diritti sessuali e riproduttivi delle donne in Polonia”, è stato voluto dalle commissioni del Parlamento europeo per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni e quella per i diritti delle donne e l’uguaglianza di genere.

In particolare, come riportato in un comunicato del Parlamento europeo, si è parlato di “diritto all’aborto”, ma anche di “di discriminazione e deterioramento della situazione dello stato di diritto”.

Nonostante questo pressing della UE, la nazione polacca non demorde e continua sulle proprie convinzioni. L’ultima iniziativa del governo polacco riguarda l’istituzione di un nuovo Centro Accademico di ricerca sulla libertà religiosa, presso l’Università Cardinal Stefan Wyszynski.

“Dobbiamo rispettare la fondamentale libertà personale dell’uomo, che è la libertà di coscienza e di religione”, ha affermato il Ministro dell’Istruzione e della Scienza, il Prof. Przemysław Czarnek durante la sua visita all’Università, in occasione dell’apertura del centro.

Il ministro ha manifestato la crescente diffusione della cristianofobia in Europa, fenomeno forse sottovalutato da altri Paesi europei: “ci sono attacchi brutali contro i cristiani nel mondo, non meno di secoli fa. Questo fenomeno ha già raggiunto l’Europa. Questo è il motivo per cui sono stato tanto più felice di sapere dell’apertura del Centro per lo studio della libertà religiosa  presso Università Cardinal Stefan Wyszynski”.

Un’iniziativa che punta sull’aiuto della ricerca scientifica per fronteggiare la situazione non solo a livello mondiale ed europeo, ma anche nell’interesse dello stesso Stato polacco, “in modo che possiamo proteggere la nostra regione dagli attacchi alla libertà religiosa e alle persone di tutte le fedi, e dei cristiani in particolare, che sono i più numerosi in Polonia”.

Durante il briefing, padre Cisło, professore e direttore del centro accademico UCBWR, ha sottolineato la grande necessità di affrontare scientificamente il tema della libertà religiosa: “tutte le organizzazioni che monitorano la libertà religiosa affermano che il Cristianesimo è la religione più perseguitata al mondo. In Francia, gli attacchi ai luoghi di culto del Giudaismo e dell’Islam sono diminuiti del 58% durante l’anno, mentre gli attacchi ai luoghi di culto dei cristiani sono aumentati del 90%“.

I compiti principali del Centro universitario per la ricerca sulla libertà religiosa includeranno ricerche scientifiche interdisciplinari sulla libertà religiosa, l’identificazione dei bisogni e la formazione nel campo dell’aiuto umanitario e del contrasto alla cristianofobia, la diffusione della conoscenza delle organizzazioni statali, internazionali, sociali, di beneficenza e ecclesiastiche che operano in questo campo.

“La negazione del diritto a professare pubblicamente la propria religione e ad operare perché le verità della fede informino di sé anche la vita pubblica comporta conseguenze negative sul vero sviluppo”, scriveva l’attuale papa emerito, Benedetto XVI, nella sua lettera enciclica Caritas in Veritate. “L’esclusione della religione dall’ambito pubblico come, per altro verso, il fondamentalismo religioso, impediscono l’incontro tra le persone e la loro collaborazione per il progresso dell’umanità”.

Siamo convinti che, in quanto centro del Cristianesimo, anche l’Italia dovrebbe diventare un esempio per gli altri Stati o, perlomeno, prendere spunto dall’iniziativa della Polonia, non solo da un punto di vista puramente della fede ma anche legislativo, poiché la libertà di religione è un diritto.

 


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