Shemà. Commento al Vangelo del 7 marzo della teologa Giuliva Di Berardino


Shemà (in ebraico “Ascolta”), un commento al Vangelo del Giorno di Giuliva Di Berardino.

Anche a noi, uomini e donne del terzo millennio, Nostro Signore Gesù Cristo dice: “Shemà”. Ascoltiamolo!

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IL COMMENTO TESTUALE

IL VANGELO DEL GIORNO : Gv 2, 13-25
domenica 6 marzo 2021
TERZA DOMENICA DI QUARESIMA

 

In questa terza domenica di Quaresima la liturgia ci mostra che siamo chiamati alla purificazione di tutto noi stessi dalle false visioni della vita, dagli inganni che ci costruiamo a partire da una visione idolatrica di noi stessi, delle cose a cui teniamo, delle persone che stimiamo, ma, ancora peggio, dal mettere noi stessi al posto di Dio, spesso, anche senza rendercene conto. La prima lettura, tratta dal Libro dell’Esodo (Es 20,1-17), ci ricorda la legge di Dio perché il credente è colui che incarna la Legge di Dio, che dà corpo e fa vivere ciò che Dio desidera. Così San Paolo, nella seconda lettura, tratta dalla prima lettera ai Corinzi (1Cor 1, 22-25) ci annuncia che la potenza e la sapienza di Dio, cioè il compimento della Legge, di fatto, è Cristo stesso, anzi, Cristo crocifisso. Il corpo di Cristo Crocifisso, allora, è per noi una via di purificazione, perché è il corpo di Colui che ha compiuto fino alla fine ogni desiderio del Padre e che, non con una teoria, ma  col suo corpo, offre il massimo dono dell’amore possibile per ci unirci al Padre. Il testo del Vangelo ci orienta verso l’accoglienza di questa verità appena esposta e ci presenta un episodio vissuto da Gesù che è perfettamente in linea con questo messaggio che la liturgia oggi ci propone di meditare, cioè che la vera purificazione dei cristiani non è affidata ai sacrifici, ma all’amore di Gesù che arriva fino alla croce. L’episodio si svolge in un contesto festivo che è la  festa di Pesach, la Pasqua, ancora oggi celebrata da ogni israelita nel plenilunio di primavera, per ricordare la salvezza operata da Dio a favore del suo popolo. Anche Gesù, per la festa di Pesach, sale a Gerusalemme ed entra nel tempio, luogo in cui gli uomini e le donne possono incontrare Dio, offrendo sacrifici. Il testo ci racconta che Gesù, visto il mercato che si svolgeva nel tempio, compie un’azione violenta: si fa una frusta e caccia tutti fuori dal tempio, rovescia i banchi e getta a terra il denaro. Ecco, di fronte a questo gesto, i discepoli capiscono che si  tratta di un gesto profetico, ma i sacerdoti chiedono a Gesù un segno che lo autorizzi a fare queste cose. Gesù risponde con una profezia «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Ora, se è vero che questa profezia di Gesù, propone due possibili interpretazioni: la distruzione del tempio, che comunque è avvenuta, oppure il corpo stesso di Gesù, come interpreta il testo, è vero anche che i sacerdoti del tempio, lo leggiamo nel testo, non hanno accolto in nessun modo il segno che Gesù aveva loro dato. Al contrario, lo interpretano come una minaccia. Per noi oggi, invece, questo segno profetico della distruzione del tempio è fondamentale, perché ci fa comprendere che il corpo di Gesù è il luogo in cui si compie l’unico vero sacrificio che unisce tutta l’umanità all’amore eterno del Padre. Perciò, in questo atto profetico di zelo per la casa del Padre, noi vediamo l’amore del Figlio che ci purifica dalle nostre giustificazioni, dai raggiri di potere, dai piani meditati per le nostre vendette. Accogliamo allora oggi l’amore di Gesù crocifisso e preghiamo per il santo padre che è ancora pellegrino di pace in Iraq, perché la santa messa di oggi sia un dono di comunione e di riconciliazione, un segno di purificazione profonda dal male, dalle ferite che ci portiamo dentro dalla storia. Non c’è nessuna potenza e nessuna sapienza davanti al segno dell’amore di Gesù crocifisso. Buona domenica! 

 

Gv 2, 13-25


Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà». Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo. Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.
Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa, molti, vedendo i segni che egli compiva, credettero nel suo nome. Ma lui, Gesù, non si fidava di loro, perché conosceva tutti e non aveva bisogno che alcuno desse testimonianza sull’uomo. Egli infatti conosceva quello che c’è nell’uomo.

 

IL COMMENTO IN VIDEOhttps://www.youtube.com/channel/UCE_5qoPuQY7HPFA-gS9ad1g/videos


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