La mini-scissione di Emma Bonino: non servono i finanziamenti di Soros o si stanno preparando altre nomine?


FINANZIATA DAL MILIARDARIO LAICISTA, EMMA BONINO HA LASCIATO IL MINI-PARTITO “+EUROPA”. LA EX LEADER RADICALE NON HA MAI RAPPRESENTATO COMUNQUE UNA PARTE SIGNIFICATIVA DI ITALIANI MA, IN COMPENSO, HA SEMPRE RICEVUTO GRANDI ATTESTATI DI STIMA MA, SOPRATTUTTO, POSTI DI POTERE. MARCO PANNELLA PRIMA DI MORIRE DISSE DI LEI: “IL SUO PROBLEMA È QUELLO DI FAR PARTE DEL JET SET INTERNAZIONALE”. CON QUESTO SI SPIEGA ANCHE IL RECENTE VOTO DI FIDUCIA AL GOVERNO DI MARIO DRAGHI

Di Giuseppe Brienza

La Bonino è politicamente morta? Difficile dirlo, certo è che il suo partitino, +Europa, non esiste più. Stamattina è stata diffusa infatti la notizia che la fondatrice della principale “scheggia” derivante dall’implosione nel 2018 dei Radicali Italiani ed il segretario Benedetto Della Vedova, l’hanno lasciato. La Bonino ha anche ventilato l’ipotesi di dimettersi da senatrice, dato che con quel partitello è stata eletta a Palazzo Madama, mentre l’altro ex Radicale, diventato sottosegretario agli Esteri dopo il voto favorevole della sua mentore al Governo Draghi, pare non ci pensi proprio a lasciare l’incarico.

Atto dovuto, quello dei due politici liberal, dato che pare al prossimo Congresso del partito sarebbero stati fatti fuori dagli altri delegati.

A chi, anche nel mondo “cattolico”, ha sempre elogiato ed è pronto ad elogiare anche ora la Emma nazionale, per tacere delle sue posizioni etiche diametralmente opposte al diritto naturale e cristiano, ricordiamo che il suo partitino è nato e pasciuto grazie alla Open Society di George Soros che, per esempio, secondo Adnkronos avrebbe versato nel 2017 ben 298mila 550 dollari nella casse di +Europa.

Del resto nella lista dei finanziamenti versati dal miliardario ungherese naturalizzato statunitense risultano 8,3 milioni di dollari in favore di movimenti, Ong ed esponenti anti-nazionali e immigrazionisti (cfr. Alessandro Gonzato, Ecco chi prende soldi per riempirci di immigrati, in “Libero quotidiano“, 16 ottobre 2019, p. 11).

Sempre a dimostrazione del fatto che i soldi non sono tutto, andrebbe aggiunto anche il privilegio dell’indennizzo a Radio Radicale che, a spese nostre, l’Erario paga da decenni per una “modica cifra” che si aggira ormai attorno al milione di euro l’anno. Somma utilizzata naturalmente non solo per erogare “servizio pubblico”, ma anche per fare propaganda/informazione, senza contraddittorio, per e su +Europa, oltre che (in misura molto minore) alle variegate sigle della galassia ex radicale dedite alla liberalizzazione dell’aborto, delle droghe, dell’eutanasia, all’eliminazione della pena di morte etc.

Ma lo spazio conquistato da Radio Radicale nel panorama dell’informazione pubblica nazionale, sicuramente in parte dovuto alla professionalità dei suoi operatori (la maggior parte stipendiati da noi), è in buona parte motivato dal finanziamento pubblico assolutamente non rappresentativo dell’entità del partitino di riferimento.

Nelle ultime tornate elettorali, infatti, +Europa non ha superato l’1%. Come mai allora la sua fondatrice e principale leader è stata più volte parlamentare, europarlamentare, Commissario europeo dal 1995 al 1999, delegata per l’Italia all’Onu per arrivare persino a titolare della Farnesina durante il governo di Enrico Letta? Scommettiamo che ora alla lista si aggiungerà qualche altra casella?


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