Assegno unico, le famiglie numerose le più penalizzate


VARATO L’ASSEGNO UNICO PER LE FAMIGLIE CON I FIGLI A CARICO, MA NON E’ TUTT’ORO QUELLO CHE LUCCICA…

Di Umberto Spiniello

Il Senato dà il via libera al Ddl 1892 che riorganizza le risorse a favore della famiglia per istituire l’Assegno unico.

Dopo le parole del premier Mario Draghi, che per la prima volta si è sbilanciato andando a indicare la cifra di 250 euro a figlio/mese, tutti i partiti si sono affannati a rivendicare un pezzo di merito per il varo della legge.

Graziano Delrio, padre della legge delega con il collega Pd Stefano Lepri, ha addirittura parlato di una svolta storica pari all’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale.

In realtà, al di là delle dichiarazioni sensazionalistiche, la cifra indicata dal presidente del consiglio è puramente indicativa, in quanto il calcolo della cifra esatta dell’assegno unico per ogni figlio si basa su l’ammontare del fondo di 15 miliardi stanziato ad hoc nel 2019, cui si aggiungono altri 3 miliardi destinati dalla legge di bilancio del 2021 che diventeranno 6 a partire dal 2022 quando l’assegno unico sarà a regime.

L’importo sarà modulato in base all’Isee e diviso in parti uguali tra i genitori. È prevista una maggiorazione a partire dal secondo figlio e un aumento tra il 30% e il 50% in caso di figli disabili.

Ovviamente se l’importo dell’assegno unico fosse realmente di 250 euro tutti ci andrebbero a guadagnare (a patto che la soglia ISEE proposta per percepirlo sia abbastanza alta da permettere che possa ricevere la cifra variabile anche la famiglia del ceto medio), ma se l’importo fosse di soli 200 euro già molte famiglie sarebbero in perdita quindi il tutto dipende anche dall’ISEE fissato per la quota variabile.

L’idea certamente meritoria dell’assegno unico per i figli contenuta nel Family Act, è quella di realizzare un incentivo economico concreto a sostegno delle famiglie e della genitorialità.

Inoltre snellire l’attuale apparato burocratico dei contributi familiari è certamente un passo in avanti, ma non mancano aspetti nebulosi sul reale corrispettivo economico di cui beneficeranno le famiglie.

Non è un mistero che queste nuove scelte penalizzano molto probabilmente i lavoratori dipendenti a favore di autonomi e incapienti, inoltre i 20 miliardi indicati non sembrano bastare per estendere l’assegno alle partite Iva, e allo stesso tempo si paventa la possibilità che i redditi medio e medio-alti rischino di perdere qualcosa rispetto all’attuale regime.

Secondo alcune stime 1,3 milioni di famiglie riceveranno di meno rispetto a oggi. Tutto dipenderà dal governo e dai decreti attuativi, da scrivere in 90 giorni o poco più.

I decreti attuativi, dovranno essere scritti di concerto tra vari ministri (Tesoro, Famiglia e Welfare), i decreti legislativi, i quali devono tornare nelle commissioni competenti di Camera e Senato, che dovranno esprimere un parere entro 30 giorni.

Solo dopo questo complesso iter l’assegno unico diventerà realtà. Ma oltre i lavoratori dipendenti e quelli statali c’è un’altra ‘categoria’ che rischia di essere penalizzata dall’assegno unico: le famiglie numerose.

L’appello dell’Associazione Nazionale Famiglie Numerose, che ha chiesto di essere inclusa all’interno dell’organismo di monitoraggio, non è stato ancora raccolto.  Il report presentato nei giorni scorsi indica evidenti difetti di attuazione della legge delega.

A cominciare dal fatto che viene utilizzato il valore Isee, le cui scale di equivalenza utilizzate, penalizzerebbero chi ha da 4 figli in su. La partita non è chiusa affatto.

 


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