Da Montecitorio 2021 si leva il grido: “Vogliamo lavorare!”. Da una parte ci sono però gli Italiani, dall’altra il Palazzo…


PRESENTAZIONE DELL’ULTIMO NUMERO DELLA RIVISTA “IL BORGHESE” (ANNO XXI, N. 4, ROMA APRILE 2021, PP. 82, EURO 7 – DIRETTORE: GIUSEPPE SANZOTTA), DEDICATA ALLA DEFEZIONE DELLA SINISTRA POLITICA TRA I LAVORATORI, RISTORATORI E COMMERCIANTI SCHIACCIATI DALLA GESTIONE POLITICA DELLA “PANDEMIA”

Di Giuseppe Brienza

La copertina del numero di aprile de “Il Borghese”, disegnata da Alessio Di Mauro, vede le caricature dei vari Franceschini, Orlando e altri ministri piddini del Governo Draghi litigare fra loro appollaiati sopra una lussuosa poltrona con su la scritta: “Poltrone e sofà partigiani della qualità”.

Apre il numero della rivista mensile di cultura e politica l’editoriale del direttore Giuseppe Sanzotta, dal titolo “Sinistra scomparsa tra le poltrone”, che ci ricorda come da anni la Sinistra sia al governo ma perdendo sistematicamente le elezioni, amministrative ed europee ad esempio, che si sono succedute dal 2018 ad oggi. Una Sinistra più interessata a conquistarsi la fiducia dei mercati finanziari che quella del popolo, affogata nel mare magnum di un globalismo liberal che contraddice la sua origine storica e culturale. Tanto è vero che ha liquidato la manifestazione di martedì scorso a Montecitorio come espressione di “fascismo”. Due agenti feriti e sette dimostranti fermati, una manifestazione in cui migliaia di baristi, ristoratori, ambulanti ed esercenti hanno rivendicato il solo diritto di riprendere a lavorare. Ma per la sinistra la cosa più importante è stata che in piazza «c’era anche CasaPound», che si sono visti saluti romani e così via. Insomma, il solito trito e ritrito pericolo fascista… Ma proteste ci sono state anche a Milano e Napoli. Nel capoluogo lombardo, gli ambulanti in corte hanno bloccato il traffico nei pressi della stazione centrale; a Caserta i manifestanti hanno bloccato l’autostrada A1. Tutto all’insegna non di scioperi o teppismi, ma del grido: “Vogliamo lavorare, non chiediamo altro!”.

Sanzotta individua poi il vero nemico dell’Italia, che non è il virus, ma una politica sempre più lontana dai cittadini, specie dalle fasce più deboli. «La pandemia ha messo a nudo la debolezza sanitaria del nostro Paese. Non servono medici e infermieri eroi, sarebbero servite strutture sanitarie adeguate. Ma da tanti anni i governi hanno risparmiato proprio sugli ospedali e sulle cure mediche. In che stato erano i nostri pronto soccorso ancor prima del Covid? Lo sa bene chi è stato costretto a farvi ricorso: attese in stanzoni, affollamenti, letti in reparto mai liberi. E la vergogna delle liste di attesa? Una politica sempre più lontana dai cittadini non ha visto o voluto vedere. […] Così non stupisce che il segretario del PD, Zingaretti, si dimetta dalla carica dicendo di vergognarsi del suo partito, interessato solo alle poltrone. Gli italiani di questo si erano già accorti, come dimostrano gli esiti elettorali degli ultimi anni».

Segue l’articolo di Gennaro Malgieri, provocatoriamente intitolato “Le radici della Destra: autorità, libertà, democrazia decidente”, riferendosi al «malessere profondo che non ha niente a che vedere con le intenzioni di voto o con i risultati elettorali». Lo schieramento identitario e conservatore, infatti, è afflitto, secondo Malgieri, «da un malessere progettuale che si concretizza nel periodico, e sempre più frequente, soggiacere al ricorso ad un personale tecnico non legittimato dal suffragio popolare nella conduzione della cosa pubblica. Nel corso del tempo, soprattutto negli ultimi tre decenni, ci siamo quasi abituati a questa pratica che sottende la mancanza di cultura politica dei partiti e, dunque, di prospettive valoriali, ideali ed ideologiche che ormai sembrano non avere più nessuna valenza nella identificazione dei competitori che si assomigliano pressoché tutti, al di là di poche connotazioni più formali che sostanziali».

La necessità di una concreta proposta politico-programmatica è centrale soprattutto quando il confusionismo domina. «A Destra s’invoca spesso il ricorso al responso popolare – continua Malgieri – soprattutto quando la governabilità è assente o carente. Ma si evita di precisare lo sfondo sul quale situare la richiesta che, stando alla tradizione storico-culturale della Destra italiana non può che essere quella “Democrazia decidente”, lamento di tutte le democrazie al capolinea, quando non morenti. La si invoca, infatti, spesso e non sempre appropriatamente. Poiché all’invocazione non si fanno seguire fatti coerenti. E così “decidente” resta la semplice qualificazione di un’idea astratta abbastanza da poterla riempire dei contenuti più disparati. Eppure del bisogno di decisionismo, coniugato con una partecipazione effettiva, tutt’altro che retorica, dei cittadini alla politica e alle scelte della classe politica, si avverte un bisogno diffuso».

Fra gli altri menzioniamo l’articolo del filosofo Hervé Cavallera, ordinario di Storia della pedagogia all’Università del Salento, dal titolo eloquente “La sottomissione della politica alla scienza” e, soprattutto, la rubrica mensile di Marcello Veneziani Ultimatum. Ne Il sovranismo nell’era Draghi, il noto giornalista e scrittore si chiede come evolverà lo schieramento identitario e anti-Ue nel tempo di un governo paradossale come l’attuale metà sostenuto e metà osteggiato dai sovranisti. Dal Governo Draghi, in definitiva, il sovranismo «uscirà sano, con le ossa rotte o rafforzato?».

Hanno fatto comunque bene, secondo Veneziani, sia Salvini sia Meloni a scegliere le rispettive strade riguardo all’esecutivo capitanato dall’ex governatore della Banca Centrale Europea. Il diverso posizionamento di Lega e Fratelli d’Italia, tutto sommato, è stata una scelta saggia per entrambi. Il leader della Lega, non potendo ottenere il voto anticipato, con Draghi può puntare ad incassare almeno due risultati, aggiunge Veneziani: «far cadere il governo grillo-sinistro che era una calamità innaturale, aggravata da un illusionista vanesio come collante, scongiurando che fosse quella banda inadeguata a gestire il piano del Recovery; e avviare una stagione di decantazione in cui viene a cadere la demonizzazione dei sovranisti e si forma un governo bilanciato dalla presenza di forze del centrodestra. Scommessa rischiosa ma andava fatta. Dall’altra parte, […] la divergenza tra Lega e Fratelli d’Italia, anche se non è tattica ma effettiva e competitiva, per chi vede l’insieme con lungimiranza, è utile alla causa comune perché riflette la divaricazione dell’opinione pubblica sovranista e consente di recuperare con l’una i consensi perduti dall’altro; e di ricompattarsi poi. Già quando Salvini scelse la via della spericolata alleanza coi grillini si separò dagli alleati ma poi li ritrovò dopo l’esperienza di governo. Insomma, per i sovranisti è stata positiva la doppia opzione, marciando divisi per poi unirsi quando si andrà al voto. Il sovranismo è sempre al 40 per cento dei consensi, con qualche travaso fra le due forze; aggiungendo l’apporto di Forza Italia e dei centristi resta la maggioranza in pectore del Paese».

Considerando però la storia, la provenienza e lo stesso discorso d’investitura di Draghi, risulta chiaro che il capo del Governo è «l’antitesi del sovranismo. È l’uomo dell’Europa, dell’euro, della finanza transnazionale, del predominio dell’economia sulla politica».

Per ulteriori informazioni sulla rivista ci si può collegare al sito della casa editrice www.pagine.net oppure chiedere direttamente una copia-saggio o l’abbonamento annuale alla mail: segreteriaredazione.ilborghese@pagine.net.


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