Succubi del razionalismo, e timorosi di passare per fanatici, hanno dimenticato la Risurrezione!


LA RESURREZIONE È IL MISTERO CENTRALE DELLA NOSTRA FEDE. SENZA DI ESSA IL CRISTIANESIMO CROLLA…

Di Diego Torre

Il razionalismo col suo sorrisino scettico di sufficienza ha spesso irriso alla Resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo. Le eresie antiche l’hanno sminuito o negato dissertando con vani ragionamenti sulle nature del Figlio di Dio. I grandi illuminati sono disponibili a rispettare magari la morale cristiana, magari anche la figura del “santone” Gesù, in fondo un buon uomo; ma la resurrezione….. suvvia, dalla morte non si torna.

Non mancano alcuni “nuovi teologi” che, succubi del razionalismo e timorosi di passare per fanatici, non disdegnano di dare a “quel fatto” un carattere tutto simbolico. Eppure esso è un mistero centrale della nostra fede; senza di esso il Cristianesimo crolla. S. Paolo dice: “se Cristo non è resuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la nostra fede” (1 Cor 15,14).

E’ bene pertanto, che, anche prescindendo dal dovuto assenso del nostro intelletto alle verità rivelate, richiesto dalla nostra fede, venga fatta qualche considerazione di altra natura che risponda alle ipotesi contestatrici e confermi la veridicità di “quel fatto”.

Un ipotesi avanzata dai detrattori di tutti i tempi è che il corpo del “galileo” sia stato trafugato dagli apostoli che astutamente diffusero poi la diceria della resurrezione. Un falso insomma!

Innanzitutto ricordiamo che essi per primi non credevano alla resurrezione, e neppure la concepivano. L’ebraismo di allora neanche pensava all’idea di un individuo risorto dalla morte prima della fine dei tempi. Essi potevano ipotizzare al massimo ad un trasporto in cielo, come per Elia. Gli apostoli non avevano creduto neanche alle donne tornate dal sepolcro trovato vuoto: “Quelle parole parvero loro come un vaneggiamento e non credettero ad esse”(Lc 24,11).  Neanche Maria Maddalena ci credette e temette il trafugamento del cadavere.

Nè avevano certo il coraggio di operare il trafugamento. Il loro comportamento durante e dopo la passione lo dimostra: hanno paura e sono disperati. L’accusa è talmente risibile che fu lasciata presto cadere. Neanche sotto tortura poi emergono simili ammissioni, anche perché non richieste dai carnefici. E perché ladri di cadaveri dovrebbero togliere le bende, aprire la sindone, e, tolto il cadavere, piegare ordinatamente il tutto? Non scappano di corsa?

Ma il sepolcro è vuoto e chiunque poteva verificarlo a Gerusalemme (molto affollata per la Pasqua) e la primitiva accusa di trafugamento mossa dagli ebrei (Mt 28,11-15) dimostra proprio l‘assenza del corpo. E mentre in almeno cinquanta città di quei tempi venivano onorate le tombe di uomini ritenuti santi, ciò non avvenne per Gesù, perché è chiaro a tutti i cristiani che… le sue ossa non erano lì.

Se fosse stato un falso sarebbe stato mal costruito. Perché citare testimoni inattendibili per l’epoca (anche per gli stessi apostoli), come le donne? Perché gli evangelisti non avrebbero “inventato” dei testimoni maschili, magari gli stessi apostoli? Potevano anche mitizzare l’avvenimento con particolari mirabolanti e suggestivi; ma nei vangeli non troviamo neanche …. una descrizione sommaria dell’evento.

Dieci apostoli si faranno poi uccidere, con sofferenze, per testimoniare “quel fatto” in cui inizialmente non credevano. La loro buonafede è evidente. Non si accetta di buon grado il martirio per una menzogna inventata.

E se lo avessero trafugato altri? E a chi serviva? E perché non saltò fuori? Gli ebrei o i romani non avevano nessun motivo di rubare il corpo; essi non volevano certo favorire il cristianesimo, offrendogli una tomba vuota.

Il puro buon senso ci fa pertanto escludere l’ipotesi della falsificazione. Rimane quello della psicosi collettiva che vedremo nel prossimo articolo.


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