Come scoprii suor Faustina Kowalska e la festa della Divina Misericordia


GESÙ STESSO DISSE ALLA SUORA CHE QUELLA ERA “L’ULTIMA TAVOLA DI SALVEZZA” PER I PECCATORI

Di Antonella Paniccia

La prima volta che sentii parlare della Divina Misericordia è stato il giorno della morte di papa Giovanni Paolo II. Era il 2 aprile dell’anno 2005.

Lessi che la Divina misericordia, che egli tanto aveva amato e venerato in vita, l’aveva accolto fra le Sue braccia proprio alla vigilia della festa. Non ne avevo mai sentito parlare e desiderai approfondire.

Così scoprii come suor Faustina Kowalska, da lui proclamata beata, e poi santa, aveva avuto per anni la visione di Gesù che le aveva chiesto di far dipingere la Sua immagine, così come le appariva: con una veste bianca e due meravigliosi raggi che partivano dal Suo cuore, uno rosso ed uno bianco.

Gesù aveva spiegato a suor Faustina che i raggi erano il sangue e l’acqua scaturiti dal Suo petto il giorno della crocifissione, quando un soldato gli squarciò il cuore con la lancia. Incredibilmente, da quella ferita provocata dall’odio, è scaturita la Misericordia di Gesù sul mondo intero.

È la potenza di Dio che trasforma e rende nuove tutte le cose e che, anche dall’odio, può far nascere un amore senza fine. Due raggi luminosi, due sorgenti di vita, di purificazione per i peccatori.

Gesù stesso disse alla suora che quella era “l’ultima tavola di salvezza” per i peccatori, e che essa veniva offerta a tutti: anche coloro i cui peccati fossero stati “come lo scarlatto”, potevano accostarsi senza timore alle due sorgenti e invocare la Misericordia Divina.

La prima domenica dopo Pasqua, giorno che Gesù stesso ha scelto per la Sua festa, la Sua Misericordia scenderà come un fiume sulle anime dei peccatori, su tutte le persone che si recano ad adorare la Sua immagine e, con cuore pentito, implorano il perdono per le colpe commesse.

Quale grazia più grande Gesù avrebbe potuto concederci? Chi di noi potrebbe dire di non averne bisogno?

Oggi più che mai, in un mondo secolarizzato, dove i valori sono stati ribaltati, dove il male è stato travestito da bene, da diritto da pretendere, dove l’uomo ha la pretesa di vivere senza Dio e di sostituirsi a Lui in tutto, anche nella creazione, dove la parola libertà è ormai solo un pretesto per giustificare anche l’omicidio, la Misericordia Divina è davvero come l’ultimo grido di allarme della sentinella che veglia sulla città, “l’ultima tavola di salvezza”.

In quel giorno, ha promesso Gesù, infinite saranno le grazie concesse, non bisogna aver timore di chiederne tante. L’unica condizione richiesta per ottenerle è la purificazione dell’anima attraverso il sacramento della confessione e della comunione. Tutte le colpe saranno perdonate.

Mi colpì profondamente l’immagine di questo fiume della Misericordia che avrebbe inondato la Chiesa e avrebbe concesso infinite grazie a tutti i peccatori, tanto che desiderai sperimentarla. Così, un giorno mi recai nella chiesa di Santo Spirito in Sassia, che si trova ad un centinaio di metri dalla basilica di san Pietro. Anch’io volevo immergermi e lasciarmi travolgere da quel fiume di grazie.

Era un pomeriggio qualsiasi. Non avevo mai visto tante persone sostare dinanzi ad una chiesa prima della sua apertura, in silenziosa attesa. C’erano studenti, signore eleganti, altre persone dall’apparenza povera, suore, stranieri, anziani, bambini. Tutti noi, come mendicanti di misericordia, attendevamo di entrare. Alle 14 e 55 si aprì il portone. Sulla soglia comparve una giovane suora dai bellissimi lineamenti. Il suo volto era diafano, pareva quello di un angelo. Le persone entrarono silenziosamente e si sistemarono nei banchi, molte in ginocchio di fronte all’immagine di Gesù. Alle ore 15,00, puntuale, iniziò la recita della coroncina. Bellissima, cantata e suonata. Ti entrava nell’anima. E tu eri lì, dinanzi a Lui che ti guardava e ti trafiggeva con il Suo sguardo. Ovunque ti mettessi, il Suo sguardo ti seguiva. Gesù aveva detto a suor Faustina che era lo stesso sguardo che Egli, morente, aveva sulla croce.

Uno sguardo d’amore che ti cattura, ti affascina e t’innamora perdutamente. C’erano lì anche due giovani uomini, in giacca e cravatta, inginocchiati con le mani aperte verso l’alto e pregavano. Era uno spettacolo commovente ed inconsueto e le lacrime inondavano molti visi.

Da allora, tantissime volte sono tornata in quella chiesa, meravigliosa appendice del Vaticano, in via della Conciliazione. Non dimenticherò mai la prima volta che ci sono stata proprio nel giorno della Festa della Divina Misericordia. Non si poteva entrare nella chiesa tanto era affollata. Ma nessuno andava via. Ci sistemammo, come altre persone, sulle scale dell’entrata laterale posta sulla facciata destra della chiesa. Stretti, inginocchiati in posizione scomoda, eppure ognuno cercava di far posto all’altro, come a sottolineare che la Misericordia c’era per tutti.

Alle quindici iniziò la coroncina: “O Sangue e Acqua che scaturisti dal cuore di Gesù come sorgente di misericordia per noi, confido in Te”. Queste parole, cantate dalla voce purissima della suora e suonata dall’organista, sembravano scavarti nel profondo dell’anima e penetrare in ogni angolo del cuore. Non ho mai visto da alcuna parte un simile raccoglimento.

Con gli occhi chiusi, tutti pregavano, vedendo con gli occhi del cuore quell’Immagine che, dall’esterno, non riuscivano a vedere. Eppure tutti la sentivamo straordinariamente presente. Il più grande miracolo era proprio quella grande fede che si respirava intorno. Sentivi davvero la carezza della Misericordia, come una brezza leggera che sfiorava il viso e purificava l’anima.

Quando poi ci si pone dinanzi a quell’immagine, avviene un miracolo invisibile agli occhi. Un miracolo fatto di parole silenziose, nell’intimo del cuore, di domande che trovano risposta, di paure che si acquietano, di dolori che si placano, di mali che guariscono. In una bellissima omelia, padre Joseph Bart, rettore di quella chiesa, un giorno disse che ogni persona che si inginocchiava dinanzi a Gesù Misericordioso, abbandonava lì la sporcizia dell’anima e, quando andava via, essa era diventata pulita, rinnovata. È esattamente quel che si prova. Io ho avuto anche la fortuna di confessarmi da un sacerdote che pareva avesse il dono di leggere dentro l’anima. Mi disse: ”Signora, quando una persona si confessa dinanzi a Gesù e Gesù perdona, quella persona diventa nuova, pura. Io le dico che dovrei inginocchiarmi ogni volta che viene davanti a me qualcuno che si è confessato da Gesù ed ha avuto il suo perdono…quella persona è sacra…”.

Quando si ha la grazia, la gioia di conoscere la Divina Misericordia, la vita cambia. Non diminuiscono le difficoltà, ma si affrontano con una forza nuova, nella certezza che non sei solo. Ed è allora che si prova il desiderio di comunicare agli altri questo miracolo. Gesù stesso ha detto: “Proteggerò ogni creatura che diffonderà il culto alla Divina Misericordia come una madre protegge il suo bambino…la difenderò come mia gloria… prometto già su questa terra la vittoria sui nemici e la vita eterna dopo la morte.”

Egli, nell’ora della morte, sarà accanto ad ognuno non come Giudice ma come Salvatore e l’anima agonizzante, accanto alla quale sarà recitata la coroncina, avrà una morte serena. Io stessa ho sperimentato quanto fosse vera questa promessa per aver recitato accanto a mia madre questa preghiera il giorno in cui è volata in cielo, fra le braccia della Divina Misericordia. Una morte serena, con un viso bellissimo, pieno di luce, e con gli occhi che sicuramente guardavano Qualcosa di meraviglioso, eppure invisibile a noi che le eravamo accanto.

Era, il suo, quello sguardo d’amore colmo di quella gioia che solo una madre sa trasmettere, quello che rivolgeva a me ogni volta che mi guardava. Sono certa che aveva visto qualcosa che la stava inondando d’amore. Poi, con dolcezza infinita, senza un sussulto, ha chiuso gli occhi e si è abbandonata tra le Sue braccia. Io ne sono certa: Gesù era lì. Era lì per accogliere una Sua creatura che tanto lo aveva amato in vita, ed era lì per tenere la Sua mano sul mio capo, sul mio cuore. Non sentivo dolore. Percepivo chiaramente la potenza del miracolo che stava avvenendo. Vere tutte le promesse di Gesù. La morte di mia madre è stata bellissima ed è per questo che, dopo due mesi, ho voluto recarmi a Cracovia, nel luogo dove Gesù appariva a suor Faustina, per ringraziarLo.

Lì, in una chiesa gremita di fedeli e di bambini silenziosissimi, un giovane sacerdote polacco stava celebrando la messa. Vedevo le persone che lo ascoltavano estasiate dalle sue parole. Dinanzi alla stupenda immagine di Gesù, pensai: “Gesù, non comprendo questa lingua, né le cose meravigliose che sta dicendo il sacerdote, ma Tu fammi capire la Tua parola”. Così è nato dentro di me un bellissimo dialogo intessuto in silenzio, fatto di tenerezza e di Misericordia, con la certezza di avere accanto anche mia madre che mi stava accarezzando.

Dopo la messa andai a parlare a quel sacerdote. Egli parlava anche in italiano. Vide la foto di mia madre, la benedisse e mi disse: ”Ora lasciala nelle mani di Dio perché lì sarà felice!”.
Da quando è entrata nella mia vita la Misericordia Divina non mi ha più abbandonata.

Io l’ho cercata con fiducia, che è l’unico recipiente che ci viene chiesto per attingere le grazie. La Misericordia Divina mi è stata accanto nel lutto, confortandomi, nella malattia, ridonandomi la vita, nelle persecuzioni, donandomi consolazione e conforto, e vittoria in ogni difficoltà. Domenica sarà la Festa della Divina Misericordia. Il miracolo si ripeterà nella chiesa di Santo Spirito in Sassia e ovunque si veneri la sacra immagine di Gesù Misericordioso. Un’occasione per il mondo intero. Un augurio a tutti di poterla sperimentare.


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Grandissima. Ma ci fosse stato un sacerdote, uno solo che avesse ricordato durante la celebrazione l’indulgenza plenaria di oggi, domenica 11 aprile 2021. Perchè parlano di tutto nell’omelia tranne che di questo?