Mons. Sandro Corradini: “Caravaggio fu una personalità complessa, problematica, ma profondamente credente”


“ERA UN UOMO FRAGILE, MA GRANDEMENTE SPIRITUALE, E PERMALOSO”

Di Bruno Volpe

Caravaggio (Michelangelo Merisi) fu un uomo sensibile, permaloso e fragile. Ma profondamente credente. E’ l’identikit che ne fa, in un interessante libro dal titolo “Caravaggio, materiale per un processo”, monsignor Sandro Corradini, profondo e competente studioso del pittore, marchigiano, per anni in Vaticano alla Congregazione della Cause dei Santi, Promotore della Fede (il cosiddetto “avvocato del diavolo”) e per lunghi anni sacerdote alla chiesa di San Salvatore in Lauro a Roma.

Monsignor Corradini, chi era Caravaggio a seguito delle sue ricerche?

“Io sono un critico di arte, ho lavorato in Vaticano su carte ed archivi, di formazione archivista. Possiamo dire che fu una personalità complessa, problematica. Da un punto di vista artistico risente della cultura e della ispirazione borromaica, del periodo di San Carlo Borromeo. Va decodificato, sino quasi a scandalizzare”.

Fu credente?

“Certamente, magari avessi io la sua fede. Il suo grande problema, ma è roba di tutti, sta nel carattere, probabilmente forgiato da vicende personali. Egli fu figlio unico di secondo letto e come accadeva allora, si sentiva respinto. Questo gli causava tanti problemi irrisolti con se stesso, pativa l’esclusione dalla famiglia. Una persona fragile”.

Al centro del volume c’è il cosiddetto fattaccio romano, il processo di fatto mai celebrato dopo un accoltellamento con vittima..

“Quell’episodio ha ulteriormente scombussolato la sua vita. Rimase maggiormente sconvolto lui che la famiglia della sua vittima e non ne venne mai a capo”.

Cosa ci può dire di Caravaggio “Cavaliere di Malta”…

“Era il suo sogno e lo realizzò. Però dopo lo estromisero e rimase depresso, leggiamo negli atti una dizione che riporta: ‘era Cavaliere di Malta’”.

Recentemente un grande fumettista messinese, Lelio Bonaccorso, ha realizzato un eccellente volume su Caravaggio e la sua esperienza siciliana. Che ne possiamo dire?

“Non sappiamo molto. Ricaviamo più notizie dai dipinti e dal fedele Minniti che dalle cronache del tempo. Peccato”.

Perché un monsignore ha scelto di occuparsi di Caravaggio?

“Intanto perché mi ha colpito la sua personalità inquieta. Poi perché, da marchigiano ho visitato la chiesa di Sant’ Agostino a Roma dove sta un suo dipinto e ne rimasi impressionato. E’ una versione particolare della Madonna di Loreto, sconvolge l’iconografia tradizionale lauretana. Una miscela di classicità, con legami fiamminghi e influenze dello stile borromaico. Resta la mia di fondo: un uomo fragile, ma grandemente spirituale, e permaloso”.


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