Alan Fabbri (Lega): “identità e federalismo dovrebbero essere principi trasversali”


SECONDO ALAN FABBRI, INGEGNERE LEGHISTA DI 42 ANNI E SINDACO DI FERRARA DAL 2019, “IL CROCIFISSO NELLE SCUOLE RAPPRESENTA UN SEGNO IMPORTANTE CHE NON PUÒ E NON DEVE ESSERE CANCELLATO”

Di Andrea Rossi

Dopo un mandato amministrativo di tutto rispetto nel suo Comune di origine, Bondeno (FE), come Assessore allo sport, tempo libero e politiche giovanili (dal gennaio 2006 al giugno 2009), Alan Fabbri (Lega) è stato eletto sindaco di Ferrara nel 2019, il primo di centro-destra dal secondo dopoguerra ad oggi.

Di recente è stato nominato delegato in materia di politiche istituzionali, riforme e autonomie dall’Associazione Nazionale Comuni Italiani (Anci) e, fra non molto, compirà già il suo “secondo compleanno” come primo cittadino di una città non facile come Ferrara, sia dal punto di vista politico sia sanitario in questo lungo periodo di emergenza sanitaria che stiamo ancora vivendo. Gli abbiamo rivolto, in esclusiva per inFormazione Cattolica, alcune domande.

Cominciamo dal suo intervento di Ferrara del 17 marzo scorso in qualità di delegato nazionale Anci, per l’occasione della ricorrenza dei 160 anni dalla proclamazione del Regno d’Italia. La interpelliamo su questo tema perché la testata inFormazione Cattolica promuove, praticamente da quando è stata fondata, «un riassetto istituzionale rispondente al modello di vero federalismo “comunale e consortile”, che si radichi sul caposaldo del principio di sussidiarietà, oramai improcrastinabile» (Matteo Orlando, Quali riforme costituzionali dopo il Covid-19?, relazione al webinar dell’Istituto Istituto di Neuroscienze Dinamiche “Erich Fromm” di Bellinzona ed Università online UniDolomiti, 26 marzo 2021). Il suo richiamo ad un futuro italiano che «si scrive dando voce ai territori» può rilanciare un progetto di federalismo che coniughi autonomie e sovranità nazionale?

Fin dall’inizio del mio percorso politico ho condiviso idee e valori federalisti. Credo nelle buone amministrazioni territoriali, credo nel saper fare locale, nelle tradizioni, nella ricchezza delle diversità. Credo nel principio democratico che gli anglosassoni sintetizzano con la formula: “No taxation without representation” e che esprime fondamentalmente il controllo pubblico sul denaro speso e sulla qualità dei servizi e degli obiettivi prodotti da parte di chi è eletto per amministrare una città. A mio avviso questi non sono solo valori in sé, ma irrinunciabili principi democratici che avvicinano i cittadini alle istituzioni, qualificano la classe dirigente e promuovono la buona amministrazione. E vorrei – lo dico anche da delegato Anci in materia – che questi principi fossero trasversali ad ogni livello di governo.

La vittoria del centro destra a Ferrara nel 2019 ha portato alla ribalta una classe dirigente completamente nuova rispetto a quella, di sinistra, che aveva governato per tre quarti di secolo. Alcuni osservatori, allora, si chiesero se la coalizione vincente avrebbe avuto abbastanza competenza per guidare la città. In realtà sia Lei che i suoi collaboratori, vi siete “fatti le ossa” in un importante Comune della provincia, Bondeno, guidato dalla Lega da diversi anni. Ci vuole raccontare come stanno andando le cose in questi quasi due anni?

L’esperienza è entusiasmante. Il lavoro da fare è tantissimo ma i risultati non mancano. Penso ai tanti progetti avviati e sviluppati, alle opere pubbliche (68 milioni di investimenti previsti a bilancio), agli eventi, alle iniziative per la città, al suo fermento culturale, a un teatro con grandi nomi. E poi il welfare, l’attenzione alle fragilità, le iniziative pensate per i giovani. Ma centrale oggi è soprattutto la lotta alla crisi. Questo mandato ha infatti incrociato un periodo lungo e drammatico per il nostro territorio, il Paese e a livello internazionale. Abbiamo risposto in maniera tempestiva, con il coraggio di scelte forti anche prima di altri, distribuendo dispositivi di protezione individuale, avviando servizi per il recapito della spesa, progetti per il sostegno alle attività. In pochi mesi abbiamo stanziato 2 milioni di euro per sostenere le attività più colpite da chiusure e restrizioni, abbiamo lanciato un maxipiano di investimenti da 850mila euro, confermato le esenzioni per gli spazi all’aperto di bar e di ristoranti (i dehors) e le distese esterne, nessun aumento fiscale è stato introdotto nonostante minori entrate per oltre 13milioni di euro. E abbiamo anche già previsto 600mila euro per la promo-commercializzazione turistica. Con il tavolo “Ferrara Rinasce” abbiamo coinvolto – e stiamo coinvolgendo – decine di realtà territoriali nei progetti di sviluppo e rilancio. E questo vale anche per la partita del Next Generation EU. Anche nella gestione dell’emergenza non abbiamo mai smesso di guardare e progettare il futuro”.

La complessità dei rapporti istituzionali in un centro importante come Ferrara non è certamente facile; oltre ad una opposizione politica dura, e molto spesso non dialogante, si è trovato ad avere a che fare con polemiche politiche innescate dai sindacati e da diverse associazioni cittadine. Ricordiamo, su tutte, quella successiva alla donazione di quattrocento crocifissi per le scuole ferraresi, che suscitò proteste addirittura a livello nazionale. Come si spiega questa ostilità preconcetta per i valori tradizionali, continuamente messi in discussione, in modo talvolta anche virulento?

Io credo che il Crocifisso nelle scuole rappresenti un segno importante della nostra storia, che non può e non deve essere cancellato. Cancellare la storia vuol dire infatti cancellare la memoria e questa è un’operazione che è stata portata avanti nelle epoche più buie del nostro passato, come la stessa storia ci insegna. Penso che sia una questione che vada al di là del credo individuale, ma una questione fondamentale di per sé. Per questo non capisco chi giudica tutto ciò con uno sguardo di parte. Quando c’è di mezzo la tutela delle nostre identità dovremmo essere tutti uniti. E anche una certa sinistra che si richiama ai valori tradizionali non dovrebbe sottrarsi a un impegno in questo senso”.

Ferrara sta superando, faticosamente, una stagione di degrado presente in diversi quartieri cittadini, specie nella zona della stazione, nonostante l’emergenza pandemia e, anche in questo caso, una opposizione ideologica che spesso non si attiene ai fatti e non valuta i passi avanti compiuti. Alla luce di quasi due anni di governo, come vede Ferrara da qui a dieci anni?

Voglio immaginarla – e noi tutti ci stiamo impegnando assiduamente per questo – come una città viva, aperta al mondo e conosciuta, anche a livello internazionale, per la sua arte, la sua bellezza, la traccia indelebile lasciata da figure che hanno fatto la storia. Stiamo lavorando per la cura e il decoro urbano, la sicurezza, la tutela del patrimonio. Nel segno del grande Antonioni abbiamo avviato il progetto “Ferrara La Città del Cinema”, per creare una filiera di formazione e opportunità per giovani attori, registi, produttori. Con il progetto un chilometro di mura all’anno – già finanziato con i primi 900mila euro – vogliamo restituire la bellezza originaria alla cinta muraria del territorio, che è una risorsa unica. Abbiamo portato musicisti, grandi artisti, combattuto il degrado. In zona Gad dove prima c’era lo spaccio oggi ci sono strutture sportive e presto nuove aree attrezzate. Un risultato reso possibile dal grande lavoro del vicesindaco Nicola Lodi, che ringrazio. Con la nostra squadra siamo impegnati nel provare a concretizzare il sogno di una città attrattiva, che dia opportunità a tanti giovani, che sappia creare sviluppo a partire dalle sue infinite risorse”.

In un momento di drammatica crisi sociale, il Terzo settore, il volontariato, il privato sociale, potrebbero e dovrebbero dare uno slancio notevole alla comunità cittadina, specie in un capoluogo in cui l’età media è particolarmente elevata. Anche qui, però, non sono mancate le resistenze, come nel caso dei progetti di affidamento della gestione delle scuole d’infanzia o dei servizi bibliotecari al mondo cooperativo. La sua giunta pensa di procedere nella direzione di una maggiore “libertà di impresa” anche a questi settori fin troppo statalizzati e burocratizzati?

Credo nella partnership pubblico-privato, perché penso che il compito del pubblico sia anche valorizzare le risorse private che un territorio sa esprimere, mettendole al servizio della collettività. E perché la collaborazione, è provato, garantisce una resa di servizi migliore e più efficace e anche risparmi per i cittadini. Le scelte che abbiamo operato, in diversi settori, sono state coerenti con questo principio. Non sono mancate alcune resistenze, come è noto, da parte di qualcuno, ma credo che il punto di riferimento debbano sempre essere i cittadini e la garanzia della migliore qualità dei servizi, che sono gli obiettivi che animano ogni nostra azione e ogni nostra decisione”.

Ferrara è una delle città d’arte purtroppo in crisi a causa della “pandemia”, e nonostante che alcune mostre hanno riscosso recentemente un notevole successo di pubblico e di critica. Secondo Lei da dopo Pasqua si riprende e si rilancia finalmente la vita culturale e sociale della nostra città?

Penso, come ho ribadito più volte a molti colleghi, che la scelta delle riaperture – programmate e in sicurezza – sia la migliore possibile. Quindi: protocolli chiari che consentano alle attività di tornare a “respirare”, ai cittadini di riappropriarsi della propria vita, poche e chiare regole per superare la paralisi. C’è necessità di ripartire. Al Governo abbiamo chiesto di accompagnarci su questa strada con rapidità e chiarezza. Anche come delegato Anci mi sono fatto, in ogni sede, portavoce delle istanze delle categorie e della sofferenza di lavoratori, attività, imprenditori.

Infine una domanda personale: Lei non ha mai fatto mistero delle proprie tradizioni “contadine”, nel senso migliore del termine. Talvolta, nel trascendere della polemica politica, alcuni avversari hanno sottolineato questa provenienza come una sorta di “declassamento” della città degli Estensi, con una frase che è diventata ormai un refrain alla lunga piuttosto noioso, per non dire offensivo: “povera Ferrara!“. Cosa avrebbe da dire a questi oppositori?

Se qualcuno, chiamandomi “contadino”, pensa di offendermi si sbaglia di grosso. Rivendico con orgoglio le mie origini e sono fiero di avere una mamma, un papà e un fratello agricoltori. Ferrara ha una nobilissima tradizione contadina – e anche attualmente è un settore che, pur nelle difficoltà del momento, è portante. Una tradizione che merita di essere riscoperta, sostenuta e valorizzata. Come detto prima: forse qualcuno vorrebbe cancellare le proprie origini, ma il passato è la radice più forte da cui trarre linfa e insegnamenti per il futuro.


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