Giuseppe Sanzotta (neo direttore de ‘Il Borghese’): “grandi gruppi finanziari dominano l’informazione”


GIUSEPPE SANZOTTA, GIÀ VICEDIRETTORE DEL QUOTIDIANO “IL TEMPO” DI ROMA, A MARZO HA ASSUNTO LA DIREZIONE DELLA RIVISTA STORICA DELLA DESTRA ITALIANA “IL BORGHESE”. L’ABBIAMO INTERVISTATO E, SULLE PROSPETTIVE DELLA PANDEMIA, CI HA RISPOSTO COSÌ: “SOCIAL NETWORK E UNA CATTIVA INFORMAZIONE CREANO PAURE E NOTIZIE FALSE. IO MI FIDO SOLO DEGLI ESPERTI VERI, DEI RICERCATORI, DEI MEDICI. COSÌ, SE AVANZA QUALCHE VACCINO ASTRAZENECA MI OFFRO SUBITO”

Di Giuseppe Brienza

Nel 2001, dopo dieci anni di assenza, la storica rivista della destra italiana “il Borghese” è tornata in edicola. In questi ultimi venti anni il direttore dell’edizione pubblicata come mensile dall’editore “Pagine” di Roma (via G. Serafino, 8 – 00136, info@pagine.net), è stato Claudio Tedeschi, figlio del direttore succeduto al fondatore Leo Longanesi (1905-1957), Mario Tedeschi (1924-1993). Longevo come il padre, dopo aver superato il traguardo del ventesimo anno della nuova serie, Tedeschi ha ceduto nel marzo 2021 la guida della rivista a Giuseppe Sanzotta, già vicedirettore de il Tempo di Roma e attuale responsabile del quotidiano politico-culturale Gli italiani. L’abbiamo intervistato in esclusiva per inFormazione Cattolica.

Perché ha deciso di dirigere una rivista “schierata” come il Borghese?

Quello da me diretto non è e non sarà un giornale di partito, ma di area sicuramente sì. Abbiamo bisogno di rilanciare questa testata, non tanto per la nostra personale vanità, ma perché penso possa essere uno strumento di informazione politica, di approfondimento in una fase dove dominano i messaggi di poche parole, le urla. Poi c’è la necessità di una rivista politica e culturale che guardi a Destra, che discuta dei temi che altri non vogliono affrontare. Partecipando ad alcune trasmissioni per presentare il giornale, mi sono accorto che c’è molto interesse. In molti fanno appello ai ricordi di famiglia. C’è curiosità. L’ambizione è quella di trasformare i ricordi in impegno. Sono fiducioso che potremo farcela con il sostegno della grande famiglia de Il Borghese.

Cosa ci sarà di diverso fra il Borghese di oggi rispetto a quello diretto negli ultimi venti anni da Claudio Tedeschi?

Così come l’Editore Luciano Lucarini ringrazio anch’io Claudio Tedeschi e tutti i collaboratori de il Borghese per aver supportato e consolidato, con un lavoro sempre serio e puntuale, l’indiscutibile valore culturale e sociale della rivista. Allo stesso tempo mi ripropongo di continuare, con rinnovata passione e vigore, le numerose battaglie che il Borghese ha portato avanti durante tutti questi anni, grazie anche e soprattutto al contributo sempre vivo dei suoi tanti Lettori. È proprio a loro, infatti, che va il ringraziamento più sincero e la promessa che l’“avventura” de il Borghese, non è assolutamente finita, ma anzi, è forse appena iniziata.

Tanto è vero che da anni la Sinistra è al governo del nostro Paese, pur perdendo regolarmente le elezioni… Una Sinistra più interessata a conquistarsi la fiducia dei mercati finanziari che quella del popolo. Cosa ne pensa di questa politica sempre più lontana dai cittadini, specie dalle fasce più deboli?

Nell’ultimo editoriale del Borghese [n. 4 – aprile 2021] ho appunto identificato quello che è per me il vero nemico dell’Italia, non è il virus, ma una politica sempre più lontana dai cittadini. La pandemia ha per esempio messo a nudo la debolezza sanitaria del nostro Paese. Ma non ci servivano medici e infermieri eroi, sarebbero servite strutture sanitarie adeguate. Da tanti anni però i governi hanno risparmiato proprio sugli ospedali e sulle cure mediche. In che stato erano i nostri pronto soccorso ancor prima della crisi Covid? Lo sa bene chi è stato costretto a farvi ricorso: attese in stanzoni, affollamenti, letti in reparto mai liberi. E la vergogna delle liste di attesa? L’emergenza Covid ha solo fatto esplodere il problema. Si poteva fare di più e meglio se ci fossero state strutture adeguate, se i soldi, invece di essere dispersi in mille rivoli e mangiati da una macchina pubblica, spesso inefficiente e quasi sempre costosa, fossero stati spesi per la salute.

Come intuisco, quindi, il Borghese non intende affatto stare “alla finestra” della politica italiana…

In un periodo come questo, di profonda crisi culturale, politica e sociale, siamo di fronte all’indiscutibile necessità di una piattaforma viva e militante che possa incarnare e dare voce, anche come organo politico, a tutti coloro che credono ancora nei solidi e intramontabili valori di una Destra che si prefigge, ora più di prima, di cambiare e rinnovare il governo e la nostra amata Italia.

Quindi al di là dei social network Lei ritiene che le riviste, cartacee e digitali come il Borghese, abbiano ancora un ruolo?

Certo, e anzitutto per far crescere lo spazio di libertà in un mondo sempre più dominato da organi di stampa in mano ai grandi gruppi imprenditoriali e finanziari. Il Borghese ha una solida tradizione di Destra che nessuno potrà mai mettere in discussione. Al mio fianco, in questa affascinante avventura, c’è un comitato editoriale composto da illustri personaggi e intellettuali come Massimo Magliaro, Adriana Poli Bortone, Mario Bernardi Guardi, Mario Bozzi Sentieri, Michele Rallo, Nazzareno Mollicone. Ai collaboratori di sempre si affiancheranno nuove firme nel tentativo di fare di questa rivista uno strumento di analisi, di riflessione e di notizie capace di apportare idee e proposte a una Destra matura per la guida del Paese. Ipotesi che sarebbe divenuta realtà ora se, ai cittadini italiani, non fosse impedito il diritto democratico del voto. Prima o poi si andrà comunque alle elezioni politiche e allora saranno gli elettori a decidere da chi farsi governare e non le aristocrazie italiane e straniere.

Come pensa di affrontare sulla rivista il tema dell’anno, ovvero la “pandemia” da SARS-CoV-2?

Da più di un anno siamo diventati un popolo di esperti di virus. Ma da bar. Social network e una cattiva informazione creano paure e notizie false. Io mi fido solo degli esperti veri, dei ricercatori, dei medici. Così sono pronto, se avanza qualche vaccino AstraZeneca mi offro subito. Mi fa paura il virus non la medicina per combatterlo.


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