Il vuoto ideologico della Sinistra e una riflessione filosofica


Tecnica e transumanesimo possono guardarsi come opportunità?

Di Alessandro Puma

Siamo rimasti scandalizzati dall’intervento fazioso e subdolo, davvero diabolicamente malvagio perché perpetrato in nome dell’immagine e della demolizione dei valori di Destra, di quella specie di affabulatore da quattro soldi che è Fedez.

Ma anche la Destra, cioè di quegli ultimi e risibili esponenti di essa che oggi rientrano in tale alveo e che portano i nomi di Salvini e Meloni, anche questa cosiddetta Destra, ha le sue colpe.

L’errore cronico della Destra, secondo il direttore del quotidiano sovranista il “Primato Nazionale” Adriano Scianca, sarebbe quello di abbarbiccarsi su posizioni conservatrici che alla lunga risulterebbero perdenti nel dibattito pubblico.

La Sinistra, a tale riguardo, avrebbe un vantaggio indiscusso, non solo perché da sempre gestisce il potere mediatico e culturale, ma perché la storia sarebbe stata sempre segnata dal progresso.

Il progressismo é destinato a vincere su qualsiasi idea conservatrice e tentare, come fa il mondo identitario, di difendere gli ideali e un sistema di valori legato al passato rappresenta, a mio avviso, il modo migliore per perdere la battaglia delle idee (e la capacità di influenzare l’evoluzione della società).

Le vittorie del populismo in questo decennio appaiono congiunturali, illusorie se si calano in uno spettro storico più ampio.

L’autore francese Romain d’Aspremont, di formazione nicciana, nella sua opera The Promethean Right, fa notare come tutte le battaglie orientate verso il progresso, prima o poi, hanno finito per imporsi durante la storia e che la Destra é destinata alla sconfitta proprio perché ha come fondamento ideologico il conservatorismo.

La Destra, prosegue il filosofo francese, sul medio-lungo periodo non avrà speranza di vincere la battaglia delle idee se non si doterà di un nuovo impianto concettuale rivolto al futuro, in grado di sfidare il progressismo di sinistra secondo una propria visione di progresso che guardi alla tecnica e al transumanesimo non come minacce, ma come opportunità.

“Solo un Dio ci può salvare”, sentenziava Heidegger, “e quel Dio é Prometeo”. “Stando a ciò che accade nella Penisola”, prosegue Antonio Terrenzio su Arianna Editrice, “non si potrà rimanere sulla difensiva in eterno, ma bisognerà proporre alternative che vadano oltre le istanze atte a rassicurare un Paese vecchio e gerontocratico come il nostro. La posta in gioco é ben più alta che le bieche mosse della Sinistra di potere, che usa Fedez per attaccare la Lega. Eventi come come il ‘concertone’ o Sanremo per ‘dargli addosso alla Destra’ da parte dei manovali dello star system, sono qualcosa alla quale siamo ormai abituati. In gioco c’è il futuro di una nuova visione di umanità e scandalizzarsi per Fedez che si veste da bambola o usa lo smalto arancione servirà a poco se, a breve, stuoli di giovani indementiti faranno a gara per imitarlo”.

Ciò che si chiede alla Destra é una rivoluzione copernicana: vedere la tecnica, le biotecnologie, il transumanesimo come nuovi campi di azione per sfidare la Sinistra con progetti che mirino ad elevare e migliorare l’uomo e non a livellarlo come vorrebbero i chierici dell’egualitarismo progressista.

Questo ragionamento, sebbene piuttosto arduo da mettere in pratica, potrebbe davvero salvare la cultura della Destra (Stato, lavoro, famiglia, Patria e gerarchia) dall’estinzione ma non può essere accolto all’interno della mentalità e dello stile di vita Cristiano, che fa proprio del suo anti-modernismo e della sua “inattualità” la sua stessa ragione di vita.

Il prometeico rappresenta ciò che è eversivo (o luciferico) nel portato del pensiero di Destra e sarebbe importante e quasi certamente utile vedere come si può applicare, per esempio, l’etica del superuomo nietzschiano, che distrugge con la sua sola presenza i disvalori piccolo borghesi agli esseri geneticamente modificati o transumani del futuro, anche se significherebbe pur sempre combattere il fuoco con il fuoco.

Un’interpretazione cristiana del superuomo di Nietzsche è già stata data da alcuni filosofi del passato, ma un tentativo in tal senso può essere inoltrato anche a proposito di Heidegger laddove si pondera, nel suo pensiero, il linguaggio considerato come autentica espressione della trascendenza dell’esserci e in quanto “casa dell’Essere”.

Ciò porta inevitabilmente alla Rivelazione biblica, a un’ermeneutica tanto filosofica quanto teologica, e addirittura a una rassegnazione alle cose che rasenta un certo tipo di mistica quietista (ma anche evangelica nel senso di ‘non resistere al male’ ed eckhartiana nella misura in cui professa di ‘lasciar essere l’Essere’, e ancora delfica nel ‘divenire ciò che si è’ ovvero kierkegaardiana nello ‘scegliere se stessi’).

L’uomo come “pastore dell’Essere”, secondo Heidegger, ha unicamente il compito di difenderne la Verità, quando essa si manifesta, come un pastore protegge il suo gregge, senza porre domande all’Essere.

Ed era forse per questo motivo che il ‘pastore bello’ dell’esistenza, cioè Cristo, veniva tacciato di un “parlare duro”, ossia di un linguaggio di difficile comprensione, dai suoi apostoli?

Forse è meglio, dunque, lasciar parlare questi finti iconoclasti e veri cretini, che affermano che elogiare la famiglia tradizionale sia un’istigazione all’odio o che i propri figli maschi debbano avere la possibilità di mettere anche il rossetto, se vogliono.
Ci penserà Dio a giudicarli.

 


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