1861-2021: unità d’Italia da riscrivere e tradizionalisti cattolici da ricordare

1861-2021: unità d’Italia da riscrivere e tradizionalisti cattolici da ricordare

NELL’ANNIVERSARIO DELLA MORTE DELL’AVV. SILVIO VITALE (1928-2005), RICORDIAMO L’ATTIVITÀ CIVICA E CULTURALE DEL GRUPPO E DELLA RIVISTA “L’ALFIERE”, PUBBLICAZIONE ANTI-RISORGIMENTALE DA LUI FONDATA A NAPOLI NEL 1960. TALE INIZIATIVA FU PROMOSSA E ANIMATA, FRA GLI ALTRI, DA SCRITTORI E LEADER CATTOLICI TRADIZIONALISTI DEL CALIBRO DI ATTILIO MORDINI (1923-1966) E FAUSTO GIANFRANCESCHI (1928-2012)

Di Giuseppe Brienza

La cultura tradizionalista cattolica in Italia è normalmente poco conosciuta a livello storico e divulgativo, troppo spesso marginalizzata, demonizzata oppure confusa con altri filoni di pensiero più vicini ad esperienze politiche contemporanee genericamente definite “di destra”. Eppure, il Tradizionalismo, nella sua pluralità di anime ed ispirazioni autenticamente religiose, ha ormai un secolo di storia: dalle prime esperienze e gruppi della post-Prima Guerra Mondiale ai controversi rapporti con il Fascismo, dalle febbri del secondo dopoguerra al 1968, fino agli anni del riflusso nel privato e della riduzione odierna ad espressione magmatica ed auto-confinata in ristretti circoli.

Fra i gruppi che, ancora oggi, continuano la loro attività e meritano di essere riproposti, c’è quello legato alla rivista “L’Alfiere. Pubblicazione Napoletana Tradizionalista”, fondata a Napoli nel 1960 da Silvio Vitale (1928-2005) e Gabriele Fergola (1938-2011), attualmente diretta dall’ex magistrato Edoardo Vitale. L’Alfiere ha costituito a lungo un punto di riferimento del tradizionalismo cattolico del sud per l’affermazione dell’identità e della storia dei popoli meridionali. Alla rivista e alle iniziative di Vitale e Fergola collaborarono protagonisti del pensiero controcorrente italiano, da Attilio Mordini a Fausto Gianfranceschi (1928-2012) a Piero Vassallo, per fare solo alcuni esempi. Da testimonianze anche ricevute personalmente, L’Alfiere costituì uno degli strumenti scelti dalla Provvidenza per assecondare la conversione culturale di non pochi esponenti della destra italiana al cattolicesimo. Non è un caso che Vitale fu eletto deputato regionale e poi deputato europeo nelle liste del MSI e, tra il 1971 e il 1975, fu anche editorialista del quotidiano napoletano di destra Roma, allora diretto da Piero Buscaroli (1930-2015).

L’avv. Vitale, soprattutto, è stato uno dei protagonisti della vita culturale non solo partenopea, ma internazionale, mantenendo contatti soprattutto col mondo tradizionalista spagnolo e latino-americano.

In un’epoca che propagandava il disprezzo e la cancellazione delle tradizioni e delle realtà locali, egli mantenne vive le memorie delle tradizioni latine meridionali, anche politiche, non solo quelle legate alla dinastia borbonica delle Due Sicilie, ma anche quelle, più antiche, legate alla dinastia asburgica spagnola, sapendo comunque evitare la tentazione dell’archeologismo culturale o quella del separatismo politico.

Per quanto riguarda il “revisionismo” sul Risorgimento, Vitale lo prese alle radici, promuovendo innanzitutto la riedizione della pubblicistica storico-politica delle Insorgenze meridionali antigiacobine (1796-1814) e facendola ristampare dalle case editrici napoletane Il Giglio e Controcorrente.

Curò quindi la riedizione del saggio di Giacinto de’ Sivo sulla Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861 e di molte opere di Antonio Capece Minutolo (1768-1838), principe di Canosa, come la Epistola contro Pietro Colletta (1967), il Discorso sulla decadenza della nobiltà (1992) e I pifferi di montagna (1998).

Infaticabile animatore culturale, promosse dal 1971 i convegni della Fedelissima Città di Gaeta, nella ricorrenza del 13 febbraio, giorno di resa della fortezza borbonica, che intesero favorire non solo la rievocazione storica, ma anche il rilancio della tradizione culturale e politica del Meridione italiano e, dal 1992, quelli di Civitella del Tronto, l’ultima in assoluto fortezza borbonica, in provincia di Teramo, a cadere manu militari, nel 1861. Non a caso la sua ultima apparizione pubblica si ebbe proprio in occasione della XXXV edizione del Convegno di Civitella, il 7 e 8 maggio 2005, a testimonianza di un impegno costante e di una passione indomita.

L’avv. Vitale è stato in definitiva lo studioso, il divulgatore, il credente e l’animatore culturale più qualificato, almeno dell’ultimo mezzo secolo, nel mondo della “storia dei vinti”. I suoi scritti e le edizioni curate in italiano, dovrebbero far parte del bagaglio culturale di ogni buon cattolico italiano serio e controcorrente.

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