Quando la verità diventa motivo di scandalo

Quando la verità diventa motivo di scandalo

ESISTONO DIFFERENZE A LIVELLO FISICO, MA ANCHE CEREBRALE, PER QUANTO RIGUARDA LA STRUTTURAZIONE BIOLOGICA CHE CONNOTA IL CERVELLO IN CIASCUNO DEI DUE SESSI. MA DIRLO E’ DIVENTATO PERICOLOSO!

Di Maria Bigazzi

Siamo oltre la follia.

Sicuramente non è passato inosservato il post dell’onorevole Simone Pillon pubblicato sulla sua pagina Facebook tre giorni fa.

Il senatore, riprendendo la notizia della decisione dell’università Aldo Moro di Bari di ridurre dal prossimo anno accademico, del trenta per cento le tasse per le ragazze che si iscriveranno ai corsi di laurea in cui il tasso di frequenza femminile è più basso rispetto a quello maschile, si è limitato ad affermare che tra maschi e femmine vi sono differenze oggettive riguardanti anche l’ambito della scelta. Tale affermazione non consiste solamente nell’esprimere il proprio pensiero, che comunque dovrebbe essere garantito a tutti e non solo a certe categorie, ma si basa su studi scientificamente provati.

Esistono differenze a livello fisico ma anche cerebrale per quanto riguarda la strutturazione biologica che connota il cervello in ciascuno dei due sessi.

Numerosi studi infatti, hanno dimostrato che il cervello presenta differenze evidenti tra maschi e femmine. Le connessioni fra i due emisferi cerebrali, ad esempio, sono relativamente più sviluppate nella donna rispetto all’uomo, mentre nell’ipotalamo del cervello maschile i neuroni sono presenti in maggior numero e dimensione. Non solo. L’ippocampo nelle donne è di norma più grande, mentre l’amigdala è maggiore negli uomini. Ancora, il funzionamento plastico del cervello femminile è più elevato rispetto a quello dell’uomo, e ciò facilita la comunicazione interemisferica nella donna, dotata di maggiori connessioni tra un emisfero cerebrale e l’altro.

Ma le differenze sono molte, e a dimostrarlo sono anche i numerosi studi condotti sullo sviluppo cognitivo dei bambini neonati ma anche ancora dentro il grembo materno, che già mettono in evidenzia le diverse caratteristiche caratteriali e comportamentali tra il maschio e la femmina.

Di conseguenza, lungo tutta la nostra vita siamo condizionati dal DNA che segna il nostro genere maschile o femminile, determinando anche a livello cognitivo le diverse scelte che dobbiamo compiere.

Ma ad affermare certe cose oggi può diventare pericoloso, in quanto la concezione moderna vede nel l’autorealizzazione della persona come uomo o donna, un atto pericoloso e discriminatorio in cui si preclude la possibilità di realizzarsi in ciò che più aggrada. Questo è anche il pensiero che il Ddl Zan vuole portare avanti, secondo il quale ognuno deve essere libero di affermare la propria identità di genere, ovvero quella che viene definita come “l’i­dentificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corri­spondente al sesso, indipendentemente dal­ l’aver concluso un percorso di transizione” (art 1, Ddl Zan), reprimendo in modo esplicito la libertà di espressione, senza contare che questo avviene già e il caso dell’onorevole Pillon ne è un esempio.

Il senatore Pillon infatti, è stato attaccato per aver affermato che le donne sono più propense a studiare materie legate all’accudimento. Contrariamente ai vari commenti fatti da chi ha gridato allo scandalo, uno studio pubblicato sulla rivista “Plos one” svolto da alcuni ricercatori della Louisiana State University (Baton Rouge, Usa) ha dimostrato che il cervello femminile, rispetto a quello maschile, possiede un numero molto maggiore di cellule sensibili all’ossitocina, l’ormone che controlla l’attaccamento e la cura della prole.

Inoltre, nel suo libro “Il cervello delle donne”, la neuropsichiatra dell’Università della California, Louann Brizendine, afferma che durante la gravidanza, nel cervello femminile è presente una quantità elevata di neurormoni prodotti dal feto e dalla placenta, mentre verso la fine della gestazione, nel cervello femminile i livelli di ormoni dello stress risultano essere alti, senza però provocare ansie o tensioni nella donna incinta, in quanto il loro fine è quello di prepararla rendendola abile e pronta attraverso le proprie attitudini a seguire e proteggere i figli.

La gravidanza come afferma anche la psicologia, è un periodo di intensa comunicazione madre-bambino, in cui la madre è il tramite con il mondo esterno e comunica con il feto anche mediante i suoi stati d’animo, emozioni che si traducono in altrettante reazioni biochimiche e ormonali.

Affermare questo non dovrebbe suscitare scandalo, in quanto la tendenza ad occuparsi di una vita nascente è naturalmente insita dentro la donna che sola può custodirla dentro di sé.

L’uomo da parte sua è naturalmente portato ad occuparsi di altri aspetti della vita conformi anche alla sua fisionomia.

Questo non significa che uomo e donna non abbiano le stesse possibilità di dedicarsi a un particolare tipo di lavoro, la società attuale lo dimostra. Ma come al solito è stato trovato il pretesto per criticare e accusare.

Oggi dire a una donna che ha la vocazione alla maternità significa essere il mostro di turno, il più temibile di tutti: il medievale oscurantista, quello che odia le donne. Mentre se a dirlo è una donna, allora arrivano le offese più pesanti e cattive.

Finora, sei non sei donna non puoi avere un  bambino, perché anche i trans che ostentano le foto dell’uomo con la pancia, rimangono comunque donne nel DNA.

Dunque, se sei donna, sei anche la sola che possiede uno dei doni più grandi: quello di generare, custodire e far crescere una Vita, un dono unico che rende speciale il proprio ruolo.

E questo è un privilegio, una caratteristica propria che dovrebbe essere fonte di gioia. Ma secondo l’ottica della nostra società, essa rappresenta un ostacolo, perché parlare di maternità è da medievali e misogini.

Eppure è la stessa società moderna che considera il corpo della donna come un oggetto privo di dignità. Basta vedere le pubblicità che invece di valorizzarlo, lo privano della sua dignità, rendendolo oggetto schiavo del consumismo e delle passioni umane. Senza parlare della cosiddetta “maternità surrogata”, che stravolge il vero senso della maternità, trasformandola in una spietata pratica commerciale.

Il corpo della donna invece deve essere valorizzato per quello che è, tempio prezioso e dignitoso, ma anche culla della vita per chi ha il dono di diventare madre. Inoltre, la donna possiede tutte quelle caratteristiche che la rendono unica rispetto all’uomo, ma uguale a lui in dignità.

Perché mentire a se stessi? Perché voler snaturare anche la bellezza dei ruoli che caratterizzano l’uomo e la donna? Perché accusare con cattiveria chi sostiene questo?

Ciascuno di noi potrebbe affermare con tranquillità che il proprio liceo o corso universitario, in base alle materie studiate, era frequentato più da femmine che da maschi o viceversa. Si tratta di una constatazione che non ha nulla a che fare con la discriminazione.

Il fatto è che oggi si è arrivati al punto in cui la verità è talmente odiata e rifiutata che basta una semplice e veritiera affermazione a far muovere le masse contro chi la esprime.

Ormai siamo oltre la follia. Si è diventati ridicoli. Quando sentiremo dire che 2 + 2 non fa quattro, forse non ce ne stupiremo neanche più.

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