Il rispetto dell’autorità (anche quella fiscale) corrisponde all’ordine stabilito da Dio, ma…


«LA RACCOLTA FISCALE E LA SPESA PUBBLICA ASSUMONO UN’IMPORTANZA ECONOMICA CRUCIALE PER OGNI COMUNITÀ CIVILE E POLITICA: L’OBIETTIVO VERSO CUI TENDERE È UNA FINANZA PUBBLICA CAPACE DI PROPORSI COME STRUMENTO DI SVILUPPO E SOLIDARIETÀ». QUESTO INSEGNA IL COMPENDIO DELLA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA (N. 355) SPIEGANDO LE RAGIONI DEL “DOVERE CONTRIBUTIVO”. RICORDIAMO, PERÒ, CHE TALE DOVERE VA OSSERVATO IN PRESENZA DI UN FISCO EQUO E GIUSTO. INOLTRE, A POLITICI E LEGISLATORI, ANDREBBE RICORDATO CHE IL PRINCIPIO VALE NON SOLO PER GLI INDIVIDUI, LE FAMIGLIE E LE IMPRESE, MA ANCHE PER LE MULTINAZIONALI! A COMINCIARE DAI COLOSSI DEL WEB…

Di Giuseppe Brienza*

San Paolo nella Lettera ai Romani insegna che la sottomissione, non passiva, ma per ragioni di coscienza, al potere costituito, risponde all’ordine stabilito da Dio (cfr. Rm 13,5). Nel ricapitolare i rapporti e i doveri dei cristiani verso le autorità (cfr. Rm 13,1- 7), l’Apostolo insiste anche sul dovere civico di pagare i tributi: «Rendete a ciascuno ciò che gli è dovuto: a chi il tributo, il tributo; a chi le tasse, le tasse; a chi il timore, il timore; a chi il rispetto, il rispetto» (Rm 13,7). Dicendo ciò San Paolo non intende certo legittimare ogni potere, quanto piuttosto aiutare i cristiani a «compiere il bene davanti a tutti gli uomini» (Rm 12,17), anche nei rapporti con l’autorità, se e in quanto essa è al servizio di Dio per il bene della persona (cfr. Rm 13,4; 1 Tm 2,1-2; Tt 3,1).

Anche San Pietro esorta i cristiani a stare «sottomessi ad ogni istituzione umana per amore del Signore» (1 Pt 2,13) in virtù, però, come sottolinea il Compendio della Dottrina sociale della Chiesa, «di un’obbedienza libera e responsabile ad un’autorità che fa rispettare la giustizia, assicurando il bene comune» (n. 380).

La finanza pubblica si orienta al bene comune quando si attiene ad alcuni fondamentali principi: il pagamento delle imposte come specificazione del dovere di solidarietà; razionalità ed equità nell’imposizione dei tributi; rigore e integrità nell’amministrazione e nella destinazione delle risorse pubbliche. Nel ridistribuire le risorse, la finanza pubblica deve seguire i principi della solidarietà, dell’uguaglianza, della valorizzazione dei talenti, e prestare grande attenzione a sostenere le famiglie, destinando a tal fine un’adeguata quantità di risorse (cfr. Compendio DSC, n. 355).

Al fine di canalizzare la spesa pubblica in un’ottica di solidarietà, lo Stato dovrebbe valorizzare le risorse delle comunità locali ed i talenti presenti sul territorio, evitando ad esempio che la globalizzazione porti al solo effetto della desertificazione non solo demografica ma anche occupazionale ed all’omogeneizzazione livellatrice di tutte le tradizioni e culture.

Declinando in maniera pratica e contingente i principi della DSC in relazione alla lettera “T” come tasse, sembrerebbe un’applicazione allo scopo defiscalizzare talune attività economico sociali, ridurre il cuneo fiscale per le imprese che investono e assumono, drenando risorse dall’introduzione di una Web (digital) tax. L’ultima notizia che spinge in tale direzione, ad esempio, è quella che ha visto Jeff Bezos, l’uomo più ricco del mondo, vincere la causa intentata contro di lui per il rifiuto di pagare ben 250 milioni di euro di tasse arretrate. Il Tribunale Ue ha infatti dato ragione ad Amazon che, d’ora in poi legalmente, si ritrova a pagare nella maggior parte degli Stati appartenenti all’Ue meno tasse di un piccolo negozio nazionale (cfr. Dario Prestigiacomo, La Corte Ue salva Amazon: non dovrà pagare 250 milioni di tasse al Lussemburgo, Europa Today, 12 maggio 2021). Si tratta della seconda volta che i giudici Ue ribaltano una decisione della Commissione contro gli accordi fiscali tra multinazionali Usa e Paesi Ue. Mentre in questo caso il mancato gettito ha colpito il Lussemburgo, nello scorso giugno la giurisprudenza europea aveva favorito l’altro colosso del web, Apple, salvata dal rimborsare 13 miliardi all’Irlanda.

Ecco, quindi, perché la recente proposta di una Digital tax italiana, rientrata a seguito della durissima protesta dell’Ufficio del rappresentante per il commercio statunitense, dovrebbe essere riproposta. L’Italia, tanto più nell’attuale contesto di grave crisi economico-occupazionale di commercianti, partite IVA e piccole e medie imprese, tutte categorie strozzate da un anno e mezzo di rigida gestione anti-Covid-19, dovrebbe quindi andare avanti da sola, senza attendere una improbabile partnership Ue-Stati Uniti e, quindi, senza remore di esporsi ad ulteriori “rappresaglie” (retaliation) americane.

Naturalmente tale intervento “chirurgico” non dovrebbe ridurre gli sforzi in atto per una difficile ma indifferibile riforma complessiva del sistema fiscale italiano, sia per renderlo meno individualistico e più rispettoso dell’identità e delle funzioni delle famiglie – specie quelle numerose – sia per «fare piazza pulita», come affermato dal Direttore dell’Agenzia delle Entrate Ernesto Maria Ruffini, di 800 leggi e norme tributarie che creano una vera a propria giungla burocratica richiedendo ciascuna altrettante circolari di attuazione (Fisco: Ruffini, per la riforma fare piazza pulita di 800 leggi, agenzia ANSA, 5 maggio 2021).

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* Vedi qui il canale YouTube curato dall’autore di questo articolo: Temi di Dottrina sociale della Chiesa.


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