Chiesa e comunicazione nel 2020: dalla pandemia al “caso Pell”, passando per le dimissioni del card. Becciu


NEL NUOVO NUMERO DELLA RIVISTA “CHURCH, COMMUNICATION & CULTURE” DELLA FACOLTÀ DI COMUNICAZIONE DELLA PONTIFICIA UNIVERSITÀ DELLA SANTA CROCE, RICOSTRUITI I PASSAGGI PIÙ SIGNIFICATIVI DELLA VITA DELLA CHIESA CATTOLICA NELL’ANNO 2020. DALLA CONTESTATA ESORTAZIONE “QUERIDA AMAZONIA” ALL’IMPATTO DELLA “PANDEMIA” SULLE LITURGIE, FINO ALLE CLAMOROSE VICENDE DEI CARDINALI PELL E BECCIU

Di Giuseppe Brienza

È in distribuzione da alcuni giorni il nuovo numero (vol. 6.1, primavera 2021) di “Church, Communication & Culture” (CC&C), rivista edita dalla Facoltà di Comunicazione della Pontificia Università della Santa Croce (PUSC). Pubblicata in inglese dalla casa editrice britannica Francis & Taylor, CC&C è attualmente al 20° posto nella classifica internazionale dei periodici e magazine di studi religiosi su media e comunicazione sociale (Religious Journal Studies) ad accesso libero.

Apre il numero l’editoriale del prof. Enrique Fuster, professore straordinario di Comunicazione Audiovisiva alla PUSC, intitolato Comunicare la Chiesa (pp. 1-3).

L’articolo rievoca il 25° anniversario della fondazione della Facoltà di Comunicazione, celebrato nel febbraio scorso. Scrive in proposito lo studioso spagnolo: «Era il 1996 ed eravamo sotto il pontificato di Giovanni Paolo II, che si accingeva a introdurre con passo deciso la Chiesa nel terzo millennio. Poco prima era caduto il muro di Berlino, e proprio in quegli anni si era verificata l’esplosione di Internet. In una società globalizzata, che cominciava ad apprezzare sempre più la trasparenza, e in cui la comunicazione acquistava un ruolo preponderante, sembrava necessario creare una Scuola in cui si formassero coloro che si sarebbero dedicati alla comunicazione nella Chiesa. Questa esigenza è stata confermata al tempo di Benedetto XVI, e poi ancora con papa Francesco. In questi anni non sono mancate le crisi, che si affrontano sempre tenendo presente la loro dimensione comunicativa. Tuttavia, non dobbiamo dimenticare che un’istituzione comunica in tempi di crisi così come in tempi di prosperità. La comunicazione non è l’unica cosa importante, ma è essenziale per qualsiasi istituzione mantenere la coesione (attraverso la comunicazione interna) e farsi conoscere con verità (attraverso la comunicazione esterna). Non si tratta di nascondere i difetti o di esagerare le virtù, ma di mostrarsi come si è» (p. 1).

Segue il saggio del prof. Diego Contreras, Vicerettore dalla Facoltà di Comunicazione, intitolato Punti salienti della comunicazione della Chiesa 2020 (pp. 4-16). Mette a tema i passaggi più significativi della vita ecclesiale dello scorso anno, dalla pubblicazione dell’esortazione “Querida Amazonia” e relativa dialettica conservatori/progressisti, all’impatto della “pandemia” da COVID-19 sulle liturgie, dalle clamorose vicende che hanno interessato cardinali molto noti come l’australiano George Pell, recentemente liberato dopo 405 giorni di carcere e Giovanni Angelo Becciu, dimesso nel settembre 2020 da prefetto della Congregazione per le cause dei santi per problemi con la giustizia vaticana, per finire con la firma, il 3 ottobre 2020, alla vigilia della festa di San Francesco d’Assisi, dell’ultima enciclica di Papa Francesco Fratelli tutti.

L’ampia gamma di temi culturali trattati dalla rivista si conferma anche in questo numero, che vede gli articoli di María Del Rincón, dedicato alla creatività letteraria come partecipazione alla creazione divina in John Ronald Reuel Tolkien (1892-1973) e quello di Elba Díaz-Cerveró, Rafael Hurtado e María G. Crespo, di analisi dell’immagine del padre nella serie televisiva britannica Downton Abbey, che ha costituito un fenomeno mondiale essendo attualmente giunta (a partire dal 2010) alla quinta stagione.

Passando poi dalla cultura all’area della comunicazione, l’articolo di Marco Carroggio si sofferma sull’importanza di riconoscere la propria vulnerabilità come istituzione e sugli effetti benefici che ne possono derivare.

Concludono due “casi di studio”, l’uno dedicato da Michael Cook al cardinale Pell, riflettendo sui retroscena delle accuse ingiuste che il porporato ha dovuto subire nel suo Paese natale, l’altro da Brian Lucas alla ricorrente polemica sul sigillo del confessionale, scoppiata di recente in Australia, mettendo in gioco delicate questioni giuridiche, canoniche e teologiche nel rapporto tra Chiesa e Stato.

Infine don José María La Porte e Juan Narbona condividono un’intervista con Luciano Floridi, professore italiano con sede all’Università di Oxford dove insegna Filosofia ed etica dell’informazione e dirige il Digital Ethics Lab, sulle conseguenze antropologiche ed epistemologiche della c.d. rivoluzione digitale ancora in corso.

Per ulteriori informazioni si può consultare qui il sito ufficiale della rivista.


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