Dalla militanza cattolica contro l’avvento dell’Anticristo al dialogo sincretista, illuminista e secolare?


FATIMA È… COSCIENZA DELLA TRINITÀ

Di Pierluigi Pavone

 

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La Madonna, a Fatima, ha mostrato il senso ultimo della storia e, facendolo, ha indicato la signoria sulla storia da parte della Santissima Trinità. Ma che cosa è per molti la Trinità?

Certamente, di primo acchito, si farà riferimento al Credo e si riterrà la domanda ovvia oppure di competenza specialistica e dogmatica. Si potrà fare riferimento alla formula battesimale presente nei Vangeli, alle esplicite rivelazioni di Cristo, alla storia dei Concili. Si potrà anche citare Gioacchino da Fiore (spesso nominato senza nessuna competenza e conoscenza effettiva delle sue opere), nella sua cattolica e ortodossa riflessione sulla relazione tra la storia dei popoli, la Bibbia e le Tre Persone trinitarie. Chi scrive ha avuto modo di argomentare a riguardo (cfr. P. Pavone, L’età spirituale e l’uomo divino: contro la falsa eredità moderna di Gioacchino da Fiore, Edizioni ESI).

In verità, la questione è molto meno scontata. E non per ciò che concerne i tempi apostolici o medievali, quanto – paradossalmente – nella riflessione teologica degli ultimi due secoli…

Molta teologia tedesca contemporanea tra Ottocento e Novecento, sia di matrice protestante sia cattolica, ha infatti voluto negare la sostanza teologica, per accettare un’idea “dialettica” (ho approfondito ad esempio le tesi di Küng qui: https://www.sabinopaciolla.com/hans-kung-e-linfallibilita-dello-spirito-del-mondo/). Vale a dire, ha negato la Trinità delle Persone divine, per interpretare simbolicamente il Padre, il Figlio e lo Spirito come “momenti” del divenire di Dio. Ha assunto la tesi di Hegel, secondo cui Dio prenderebbe coscienza di sé, nel processo storico, necessario, razionale e culturale del mondo (in particolare con lo sviluppo della filosofia occidentale).

Hegel infatti è il più grandioso teorico di tutta la tradizione moderna, in grado di creare un perfetto connubio tra Umanesimo e Riforma luterana. Dall’Umanesimo, recupera l’idea cabalista di Dio come “Indeterminazione infinita”. Da Lutero recupera la tesi che la verità esiste solo nella immanenza della coscienza. La convergenza di queste due radici antropologiche e teologiche ha permesso ad Hegel di pensare la storia dell’umanità come la fenomenologia di Dio stesso, nel Suo processo di auto-coscienza progressiva.

In questo modo Hegel ha potuto “dotare” l’idea cabalista di Dio come En Sof (L’Infinito-illimitato) di “una coscienza in divenire” che, attraverso la storia, rende vera se stessa, nella misura in cui si rende consapevole della propria Divinità. La divina “Indifferenziazione originaria” non solo si auto-contrae (auto-limita) a vantaggio dell’esistenza del mondo (concetto già presente nella mistica della Cabala, nella rivisitazione del significato biblico di “creazione del mondo”), ma giunge fino alla totale auto-negazione di Sè (Antitesi) affinché – nella conciliazione degli opposti – possa giungere all’età della Ragione, all’età dello Spirito.

Per Hegel tale età spirituale coincide con Lutero. E non esiste alcuna religione superiore al Cristianesimo.

Mentre la maggior parte della tradizione moderna nega il Cristianesimo per l’ateismo, il laicismo, il deismo o il panteismo, Hegel riconosce che il Cristianesimo possiede – seppur metaforicamente – la verità di Dio (e dell’uomo, secondo “la verità del serpente”, cioè la Gnosi, l’idea della natura divina dell’uomo stesso). O meglio, Hegel riconosce il merito storico della religione cristiana, dove Dio stesso prenderebbe coscienza di essere Trinità. Ovvero, “Padre” in quanto momento originario di Tesi e Indeterminazione; “Figlio” in quanto momento di negazione di Sé (massimamente rappresentato dalla morte in Croce, cioè il momento a-teo di Dio); “Spirito” in quanto coscienza avvenuta di essere la Ragione del mondo.

Ora, proprio questa matrice hegeliana, estremamente complessa, ha influenzato enormemente il pensiero teologico. Mentre sul piano filosofico ha prevalso una interpretazione antropologica del pensiero hegeliano (rappresentata dalla cosiddetta “sinistra hegeliana” con Feuerbach e quindi Marx), sul piano ecclesiastico europeo ha prevalso la “destra”. Vale a dire, l’idea che lo Spirito Santo costituisce a tutti gli effetti lo Spirito del mondo. Dio e il divenire del mondo, nel suo secolare sviluppo e nei vari processi storici e culturali, coincidono. Il mondo non è più il luogo della battaglia tra Città di Dio e città del diavolo, come in Sant’Agostino, ma è l’auto-rivelazione di Dio.

Tutto questo non ha solo ripercussione accademica, ma anche pastorale. Infatti, da qui dipende la sostituzione della militanza cattolica contro l’avvento dell’Anticristo, con un dialogo sincretista basato su valori illuministici e secolari. Da qui abbiamo l’idea di un evoluzionismo teologico e dogmatico. Fa qui si diffonde popolarmente l’idea sincretista che Dio in sé sia l’Assoluto (l’Uno-Tutto) nel quale ogni religiosità può trovare conferma a suo modo.

Persino il luterano Kierkegaard si era opposto, nella sua Danimarca, a questa eredità hegeliana, riaffermando la piena contraddizione tra il Cristianesimo e la mentalità anti-cristica del mondo.

Ora, Fatima indica e preannuncia anche la crisi spaventosa della Chiesa, nel momento della sua Passione. Ed è bene riflettere quanto la radice ultima di questa crisi – che è lo scandalo non tanto morale o economico, quanto dottrinale – sia da rintracciare in modo molto speciale proprio nell’idea hegeliana della Trinità.

Nessuno nega naturalmente che gli scandali morali ed economici abbiano profanato e corrotto sempre le fila di coloro che formalmente appartengono alla Chiesa, diventando letteralmente ostacolo e contro-testimonianza per tutti. Tuttavia lo scandalo dottrinale è ancora più grave, perché l’apostasia subdola della perenne verità del Vangelo è lo strumento satanico per corrompere “dal di dentro” e “interiormente” le anime liberate – per mezzo del Battesimo – dalla sudditanza satanica. Proprio il capitolo 12 dell’Apocalisse – dove si restituisce l’immagine più bella della Donna vestita di sole contro cui si erge il Drago Rosso – si conclude con il ruggito del diavolo che desidera divorare coloro che appartengono alla Chiesa e a Cristo.

L’onnubilamento della coscienza rispetto alla verità del peccato, dell’unica religione vera, del Sacrificio dell’Altare, del Giudizio miete molte più vittime, in termini di dannazione eterna, della più che giustificata repulsione per gli scandali morali, sessuali, economici di molti ministri e fedeli tutti.

L’idea hegeliana della Trinità (e la sua influenza ed eredità accademica e pastorale) contribuisce radicalmente alla forma più pericolosa di apostasia e di bestemmia contro lo Spirito Santo.

Di fronte a tale tipo di attacco, solamente San Giuseppe, come eccelso custode, e Maria, come Colei che trionferà, possono essere per tutti noi la viva speranza e la conferma nella perseveranza mite e militante.

 


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