Il Risiko mediorientale giocato sulla pelle dei cristiani


CON LA SCOMPARSA DEI CRISTIANI SI APRIRA’ UNA STAGIONE DI GUERRA E CAOS. I CALCOLI SBAGLIATI DI USA E ISRAELE, COMPLICE L’INCONSISTENTE EUROPA

Di Pietro Licciardi

In Medio Oriente si sta giocando dal 2003 una sporca partita interamente a scapito dei cristiani presenti in quella parte del mondo praticamente da sempre. Una partita i cui principali attori sono tre.

Nel ruolo principale gli Stati Uniti, che intendono scalzare la Russa dall’area e allo stesso tempo contrastare l’Iran, ultima potenza regionale. Comprimario l’Arabia Saudita, che ha preso la palla al balzo per coinvolgere gli Usa nella sua personale partita anti-iraniana, che per questo emirato ha soprattutto una valenza religiosa. Come noto l’Iran è sciita e gli sciiti sono per i sunniti pericolosi antagonisti per la supremazia nell’Islam ed eretici da sterminare.

L’altro comprimario è Israele, che per rompere l’ostile fronte arabo-palestinese e allentare la pressione sui suoi confini sta aizzando l’odio tra sunniti e sciiti, presenti con Hezbollah anche nel confinante Libano e già messi in difficoltà dal disimpegno siriano reso necessario per fronteggiare la guerra di aggressione iniziata nel 2011 con le “primavere arabe”.

E’ in questa chiave che deve interpretarsi l’invasione americana dell’Iraq di Saddam Hussein, sostenuto dai sovietici, e la guerra che ha devastato la Siria governata dagli Assad, altri tradizionali alleati dei sovietici e poi della Russia.

Ma questa è solo una parte della verità, abilmente camuffata dai media che ancora spacciano la favoletta della guerra al terrorismo e della ritrovata democrazia per le popolazioni fino a ieri oppresse dai dittatori Hussein e Assad.

Quello che giornali e tv non dicono è che in questi lunghi anni di guerra gli scontri più duri si sono avuti quasi esclusivamente nelle aree popolate dai cristiani e questo sostanzialmente per due motivi; innanzitutto nessuno ha mai levato una voce in loro difesa, neppure – duole dirlo – il Vaticano, che ha sempre usato toni molto soft, guardandosi bene dal denunciare il sostegno dato da americani e sauditi ai terroristi e tagliagole dell’Isis che dicevano di voler combattere, oppure il sistematico massacro, pulizia etnica ed esodo di siro-cattolici, assiri e caldei da quei luoghi e neppure ha sollecitato con decisione una qualche protezione da parte degli organismi internazionali.

In secondo luogo cacciando i cristiani – la parte più debole essendo privi di qualsiasi appoggio – dai propri villaggi si sono liberati territori che potranno essere ripopolati da sunniti, capovolgendo gli equilibri politico-religiosi a danno della minoranza sciita sotto la protezione dell’Iran, che vedrebbe fortemente ridimensionata la propria influenza e accrescere l’instabilità interna, trovandosi a diretto contatto con quella parte della umma che vorrebbe vedere gli iraniani scomparire tra le fiamme dell’inferno islamico.

Un analogo progetto riguarda il Libano, il quale con meno di sette milioni di abitanti, si trova oggi ad ospitare circa tre milioni di rifugiati. Qui la tremenda crisi indotta dalle sanzioni economiche imposte dall’America, avallate e sostenute dall’Europa, e dalle restrizioni finanziarie ha causato una inflazione spaventosa che ha ridotto in miserie la metà della popolazione e indotto i cristiani che potevano ancora farlo ad emigrare.

Ma c’è di peggio. La massiccia presenza di profughi – un fatto analogo è già avvenuto con i palestinesi la cui presenza ha portato alla sanguinosissima guerra civile combattuta dal 1975 al 1990 – farà sicuramente saltare i delicati equilibri interni del Libano fino ad oggi unico esempio di stato pacificamente governato da islamici e cristiani, e possibile fonte di ispirazione per una reale pacificazione dell’intera area mediorientale.

Quando infatti i profughi cominceranno ad avere la cittadinanza e a votare, i cristiani saranno subito messi in minoranza ed estromessi dalle principali cariche istituzionali cessando di svolgere il loro tradizionale ruolo di garanti della pace e dell’equilibrio interno tra le altre minoranze presenti nel Paese. Inoltre, poiché i rifugiati sono per la maggior parte sunniti, Hezbollah perderà il suo potere e la possibilità di fare arrivare anche lì l’influenza iraniana. Una volta disintegrato il Libano come realtà politica indipendente magari si cercherà di risolvere anche il problema dello stato palestinese consegnando interamente l’ex paese dei cedri a questi ultimi. Ovviamente in cambio della pace con Israele.

Ma come sempre il diavolo, questa volta Stati Uniti e Israele, con la fattiva complicità dell’inconsistente Unione Europa, fa le pentole e si dimentica i coperchi.

Contrariamente a quanto sempre dichiarato dall’establishment Usa alla fine di tutto non vi sarà una ritrovata stabilità mediorientale ma, come unanimemente prevedono i patriarchi delle confessioni cristiane del Medio Oriente, i missionari cattolici e gli stessi mussulmani avveduti, si aprirà una stagione di perenne conflitto.

Una volta scomparsa o resa ancor più irrisoria la presenza cristiana tutta quella parte del mondo si trasformerà in una polveriera in continua deflagrazione con sunniti e sciiti a diretto contatto pronti a scannarsi a vicenda per motivi essenzialmente religiosi. Ancora oggi vi sono villaggi popolati da sunniti e sciiti in Siria e Iraq solo perché ancora assieme a loro vivono cristiani. Quando anche questi ultimi saranno stati uccisi o saranno emigrati non ci saranno più motivi per non saltarsi addosso e scannarsi a vicenda.

Chi ne trarrà beneficio sarà innanzitutto Israele, che con la sua politica divide et impera vedrà frantumarsi il fronte islamico, fino a ieri unito dalla causa palestinese contro le sue pretese egemoniche. I circa 7 milioni di ebrei potranno così ancora sperare di resistere ai circa 400 milioni di arabi che li circondano.

Altro beneficiario saranno probabilmente gli Stati Uniti, che grazie ai focolai di guerra sparsi nel mondo hanno da sessant’anni a questa parte la possibilità di smaltire la propria produzione di armi, che ormai impegna la quasi totalità del proprio apparato produttivo economico e tecnologico. Lo faranno rifornendo i propri partner arabi sunniti che diventeranno i loro cani da guardia nell’area.


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