Il silenzio al centro del mondo. Un monaco anacoreta racconta…


STRANO DIRLO, MA UN EREMITA NON È MAI SOLO…

Di Angelica La Rosa

Frédéric Vermorel, anacoreta francese, ha scelto di restaurare l’antico monastero di Sant’Ilarione per condividere la pace dell’eremo di Caulonia, in Calabria.

Nel libro “Una solitudine ospitale – Diario di un eremita contemporaneo” (EDIZIONI TERRA SANTA), Frédéric Vermorel, francese, classe 1958, racconta la sua esperienza presso l’antico romitaggio abbandonato di Sant’Ilarione, che ha scoperto nel 2003. Già allora gli nacque il sogno di portarlo a nuova vita e di restare a viverci in solitudine. Il sogno, col tempo, si è avverato grazie all’allora vescovo Giancarlo Maria Bregantini (oggi arcivescovo di Campobasso-Boiano ed autore della Prefazione del libro) che lo ha accolto come eremita diocesano.

Oggi l’eremo è tornato ad essere un luogo di preghiera, di lavoro e di ospitalità, grazie Frédéric Vermorel che ha una storia particolare: dopo la laurea in Scienze politiche a Parigi, ha cominciato da ragazzo a frequentare la comunità di Taizé. In seguito ha girato il Mediterraneo e sostato nel Sahara per un certo periodo, sulle orme di Charles de Foucauld. Iniziò così un percorso che lo ha portato, nel 1984, a diventare membro della fraternità monastica di Santa Maria delle Grazie, a Rossano Calabro, dove è rimasto per quasi dodici anni.

Padre Frédéric cercava un posto in disparte, ma non isolato, abbastanza spazioso per accogliere ospiti e che richiedesse tanto lavoro. «Trovai tutto questo a Sant’Ilarione, più altre due cose: un’antica storia di preghiera, interrotta solo nel 1952, quando un’alluvione costrinse l’ultimo monaco a lasciare il romitaggio, e il fiume, che mi ricorda le vacanze della mia giovinezza».

Sì, perché l’eremita non è fuori dal mondo e ha chiarissimi tutti i fotogrammi di quanto accade: le guerre dimenticate, le violenze senza senso, il dolore fisico e morale di tante persone. Un eremita guarda il mondo da un punto di vista diverso: è unito a tutti, proprio perché separato.

In questo diario si schiude un percorso interiore di faticoso discernimento sui passi del Vangelo; un cammino emblematico, che si inerpica sulle vette della spiritualità, pur restando saldamente poggiato a terra attraverso un’esistenza operosa e ospitale, piena e libera.

Una lettura ricca di storie e di grandi incontri, di riflessioni profonde e illuminanti, di carezze per lo spirito; un libro che ha suoni, colori e profumi, perché realmente la solitudine totale può diventare accogliente e creatrice di bellezza.

 


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