Elezioni amministrative 2021: “una svolta in Italia avrebbe conseguenze anche in Europa”


NELL’ULTIMO NUMERO DELLA RIVISTA “IL BORGHESE” IL DIRETTORE GIUSEPPE SANZOTTA DEFINISCE LE PROSSIME ELEZIONI AMMINISTRATIVE, CHE SI TERRANNO IL 3 E 4 OTTOBRE 2021, UN IMPORTANTE BANCO DI PROVA PER IL FUTURO DEL PAESE MA ANCHE PER QUELLO DELL’EUROPA. SAREMMO, INSOMMA, “A UN PASSO DALLA SVOLTA”

Di Giuseppe Brienza

La copertina del numero di agosto-settembre de “Il Borghese”, disegnata da Alessio Di Mauro, vede la caricatura del segretario generale del Partito Comunista Cinese Xi Jinping che allunga le mani del Dragone sul Vecchio continente e su la scritta: “Ombre cinesi”. Si riferisce al contenuto dell’articolo di apertura del numero della rivista mensile di cultura e politica dal titolo “La Cina, l’Africa e i rischi per l’Europa”, scritto dall’ex Sottosegretario al Ministero degli Affari Esteri Alfredo Mantica (pp. 4-6).

L’editoriale A un passo dalla Svolta del direttore Giuseppe Sanzotta, ci ricorda che il 3 e 4 ottobre prossimo saranno 1162 i comuni che andranno alle urne, con circa 12 milioni di Italiani che saranno chiamati anche ad esprimere il loro giudizio sulla gestione della pandemia e sull’operato degli ultimi Governi. Si tratta quindi di un banco di prova importante per il futuro politico del nostro Paese, non solo perché le elezioni saranno una prova generale della competizione politica nazionale che si avrà al massimo tra un anno e mezzo, ma anche perché delimiteranno il campo di gioco per i prossimi anni. In particolare, secondo Sanzotta, «Va verificato se le forze più moderate, che potremmo definire centriste con una evidente semplificazione, non cercheranno di smarcarsi per rincorrere il sogno di una forza di centro capace di essere il fulcro, così come è stato nella Prima Repubblica, della politica italiana. È evidente che è quanto auspicano i centri di potere interni ed europei. Una continuità che rassicura chi vorrebbe che nulla cambi. Il mercato che la fa da padrone, un mercato che porta le multinazionali ad agire senza limiti e controlli, che determina il fallimento di tante piccole attività e che vede un pugno di ricchi diventare sempre più ricchi al punto che, in piena crisi, possono permettersi di vantare ed esaltare i propri costosi passatempi, come quello di sperimentare i viaggi nello spazio. Grandi gruppi che fanno della delocalizzazione una prassi costante incuranti che ogni scelta comporta il dramma dei tanti che perdono il lavoro. Multinazionali che agendo a livello internazionale possono non pagare le tasse, mentre tanti piccoli imprenditori, che non hanno la possibilità di portare le società in paradisi fiscali, sono vessati. Una svolta in Italia avrebbe conseguenze anche in Europa» (p. 3).

Al tema centrale del rigetto del pensiero politicamente corretto è dedicato l’articolo del filosofo Hervé Cavallera, ordinario di Storia della pedagogia all’Università del Salento, intitolato “Ombre e inquietudini in un mondo senza un centro di gravità” (p. 43). Si riferisce al bisogno essenziale di ogni civiltà di potersi poggiare su un ordine, ovvero, su «un modo di sentire condiviso che ne garantisce la stabilità pur nel logico suo sviluppo interno. E l’ordine, si sa bene, comporta una serie di distinzioni tra azioni lecite e illecite, ma implica altresì una scala di valori. Quest’ultima è fondamentale nella dimensione morale e religiosa, appunto in ciò che costituisce il significato del vero e del buono. Orbene, proprio tale impostazione, che è l’asse portante della storia umana, è al presente scosso da una serie di comportamenti e di proposte, le quali trovano una delle loro origini nella formulazione del cosiddetto politically correct che ha le sue origini negli USA e che consiste nel rifiuto di qualunque offesa o condanna o giudizio nei confronti di atteggiamenti o di persone che esprimono una diversità. Nato nella logica dell’abbattimento dei pregiudizi razziali, esso è divenuto in questi ultimi tempi un modo di pensare impositivo sì da assumere forme assolutistiche».

Il giornalista e scrittore Marcello Veneziani dedica la sua rubrica mensile Ultimatum al regime di sorveglianza che sta coinvolgendo in questi ultimi anni anche la dinamica della politica e dei Governi nazionali, o almeno quella di alcuni Paesi.

Nel pezzo, intitolato “Vuoi governare? Alza la zampa a comando”, il giornalista e scrittore focalizza l’attenzione sulla situazione italiana, nella quale anche dall’unica opposizione all’esecutivo Draghi (quella di Fratelli d’Italia) i Poteri Forti vorrebbero una compagine «ammaestrata che alza la zampa a comando, quando lo dice il domatore; che fa il suo numero programmato, senza uscire dal tracciato e dal copione prestabilito e poi saluta il gentile pubblico con la zampa e torna nella sua gabbia, felice di aver avuto un boccone di cibo e una porzione di applausi. Una destra di comodo, allineata al mainstream e all’establishment, che non osa discutere “le conquiste del progresso” in tema di accoglienza, libertà sessuale, mutazioni della natura, inversione delle preferenze in ogni genere e in ogni campo. Che sta lì, al posto suo, che accetta l’agenda, il lessico e le priorità stabilite dalla Cupola, e non si permette di contrastarle, limitandosi solo a dare la sua versione sbiadita, tenue, ma pur sempre dentro il recinto consentito. Una destra fatta in questo modo sarebbe naturalmente perdente, evirata, svuotata, priva di senso. Ma è accettata solo una destra perdente, che a sua volta si accetti come tale e reciti rassegnata il suo ruolo subalterno di figurante nella Commedia della democrazia» (p. 80).

Per ulteriori informazioni sulla rivista ci si può collegare al sito della casa editrice www.pagine.net oppure chiedere direttamente una copia-saggio o l’abbonamento annuale alla mail: segreteriaredazione.ilborghese@pagine.net.


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