Il monsignore dell’app per incontri gay, il gesuita “omosessualista” e “la caccia alle streghe”…


“CHE COSA POTEVA FARE MONSIGNOR JEFFREY BURRILL CON GLI UOMINI CHE HA INCONTRATO SU UN’APP ANONIMA DI SESSO GAY?”

Di Angelica La Rosa

Due giornalisti investigativi di The Pillar (un sito web investigativo cattolico) hanno trovato prove che monsignor Jeffrey Burrill (nella foto), già Segretario Generale della Conferenza dei Vescovi Cattolici degli Stati Uniti, prima delle sue recenti dimissioni utilizzava quasi quotidianamente l’app per incontri gay Grindr.

Al vescovo William Callahan, che è sceso in campo in difesa di Burrill, sostenendo che i “resoconti dei media non chiariscono i fatti sul comportamento di Jeff”, ha risposto la dottoressa Jennifer Morse, Presidente del Ruth Institute. “Un tale sofisma è indegno di un vescovo della Chiesa cattolica. Anche se è vero che non sappiamo esattamente cosa stesse facendo Burrill, le prove circostanziali sono convincenti. Che cosa poteva fare con gli uomini che ha incontrato su un’app anonima di sesso gay?”, si è chiesta la Morse, “forse stavano discutendo di decorazioni d’interni o dei loro brani musicali preferiti?”, ha ironizzato la Morse. “È perfettamente ragionevole presumere che fossero impegnati in ciò che il Catechismo della Chiesa Cattolca descrive come ‘atti di grave depravazione’, che possono ‘in nessun caso… possono essere approvati'”.

“Fare sesso con estranei ‘quasi quotidianamente’ (come scrive il “The Pillar”), non è una ‘normale variazione della sana sessualità umana’”, ha accusato Morse. “Il monsignore è quasi certamente un dipendente dal sesso. Evidentemente non è padrone di se stesso”.

Peraltro mons. Burrill non ha negato che stesse usando l’app per il sesso gay.

Rispondendo al padre gesuita, omosessualista, James Martin, secondo cui il “The Pillar” è impegnato in una “caccia alle streghe” di un prete gay, la Morse ha spiegato che questa accusa di Martin “è un magistrale esempio di propaganda deviante. Dal momento che in realtà non esistono cose come le streghe (tutte le persone illuminate sono d’accordo su questo), chiunque ‘va a caccia’ di streghe è alla ricerca di una creatura mitica. La frase suggerisce, senza dirlo esplicitamente, che sollevare domande sulla condotta degli uomini omosessuali nel clero è ingiustificato e irrazionale. I cacciatori di streghe possono essere tranquillamente liquidati come squilibrati, sconvolti e certamente più pericolosi delle ‘streghe’ che stanno cacciando. Sfortunatamente per Grand Gay Narrative, in realtà ci sono uomini omosessuali nel clero. Alcuni di loro sono compulsivi e narcisisti. Alcuni sono predatori. Ognuna di queste condizioni causa problemi alla Chiesa. Ma l’etichetta ‘caccia alle streghe’ distoglie l’attenzione da questi problemi mentre focalizza l’attenzione sulle persone che cercano di fermarli”.


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