L’Isis ha nuovamente la capacità di coordinare attacchi a livello internazionale


L’ONU FINALMENTE SI ACCORGE DELLA MINACCIA DEL FONDAMENTALISMO ISLAMICO, MA CON UN IMPERDONABILE RITARDO

Di Umberto Spiniello

E’ stato reso pubblico dal segretario generale dell’Onu Antonio Guterres, il tredicesimo Rapporto a cura del Consiglio di sicurezza dell’Onu, dove si trova una denuncia alla incombente minaccia per la pace e la sicurezza internazionali rappresentati in questo momento dall’Isis.

L’Isis e altri gruppi terroristici hanno approfittato delle anomalie nella sicurezza causate dalla pandemia di Covid-19 per riconquistare posizioni sia sul terreno che nella comunicazione online.

Risulta assodato l’enorme espansione di affiliati dell’Isis in Africa (a scapito di un altro gruppo terroristico di matrice islamista, Boko Haram), ma dal rapporto emergono le prove di concrete delle varie operazioni dell’organizzazione per ricostituire il proprio califfato in Siria ed Iraq e le sue potenzialità di espansione in Afghanistan.

Difatti come si legge nel rapporto, nonostante la forte espansione in Africa, l’organizzazione jihadista «continuerà a considerare prioritari il ricompattamento delle sue forze e il ritorno sulla scena» in Iraq e in Siria.

In Siria attualmente l’Isis conduce operazioni sporadiche ma ben coordinate contro i posti di blocco dell’esercito governativo su entrambe le rive del fiume Eufrate nella provincia orientale di Der Ezzor e nella regione desertica al confine con Giordania e Arabia Saudita.

Mentre in Afghanistan l’affiliato dell’Isis (che si chiama Stato Islamico Provincia Khorasan) ha rafforzato la sua presenza in molte province e sia nei dintorni che all’interno della capitale Kabul, le stime sulla consistenza numerica dell’Isis in Afghanistan variano dai 500 ai 1.500 combattenti, ma secondo gli esperti il numero dei combattenti potrebbero crescere fino a 10 mila in poco tempo.

Lo stato Islamico potrebbe infatti reclutare jihadisti fra i combattenti talebani insoddisfatti della attuale strategia “moderata” della loro attuale leadership di appartenenza.

Il segretario generale dell’Onu lancia anche un allarme preoccupante, secondo il rapporto, infatti, l’Isis potrebbe ritrovare la capacità di coordinare attacchi a livello internazionale se il suo nucleo centrale in Iraq e Siria o uno dei suoi affiliati diventassero abbastanza forti: «Man mano che diminuiscono le restrizioni imposte a causa della pandemia, si configura un’elevata minaccia a breve termine di attacchi ispirati dal Daesh lontano dalle zone di combattimento, da parte di lupi solitari o da piccoli gruppi che sono stati radicalizzati, incitati ed eventualmente diretti da lontano attraverso le reti informatiche».

La presa di coscienza dell’onu sulla concreta minaccia rappresentata dalla ricostituzione dello stato islamico, rappresenta un passo in avanti (seppur tardivo) per la sicurezza internazionale, ma l’Unione Europea per adesso sembra ignorare la terribile minaccia islamista che incombe sull’occidente.

I crescenti episodi di cristianofobia e antisemitismo dilaganti nelle maggiori capitali europee, spesso ad opera di gruppi o singoli radicalizzati, sono spesso minimizzati dalle autorità governative. Ma, come accaduto in passato, le “basi” sul territorio sono il traino indispensabile per il coordinamento di attacchi terroristici in Europa, che per ora si preoccupa di transizione ecologica e diritti LGBT.


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