Il vescovo Tessarollo: “La cultura moderna non vede i principi assoluti, vive nella liquidità…”


LA SOLENNITÀ DELL’ASSUNZIONE DI MARIA È L’ANNUNCIO DELLA SPERANZA CRISTIANA

Di Bruno Volpe

Monsignor Adriano Tessarollo, vescovo di Chioggia (Venezia) spiega ai nostri lettori il senso e li significato dell’ormai imminente solennità dell’ Assunzione di Maria.

Eccellenza Tessarollo, che cosa vuole dire Assunzione di Maria al Cielo?

“Possiamo dare una definizione sintetica, però efficace: è l’annuncio della speranza cristiana. Maria infatti, è una creatura umana e come tale muore alla fine della vita terrena anche se nella tradizione orientale si parla di dormizione. Pur umana, Maria è assunta al Cielo in corpo ed anima. Lei è la prova che quello che le è accaduto può capitare a noi, anche noi possiamo seguire la sua via. Certo, Lei è la tutta santa, senza peccato originale, però ogni fedele può, anzi deve, aspirare alla vita eterna. La nostra fede senza questa speranza sarebbe vana”.

Insomma, una festa di speranza…

“E’ una delle più belle feste mariane, sentita da tutto il popolo e diventata dogma. La condividono in oriente ed occidente. Dio ci ha creati per godere per sempre della Sua vista, Maria lo ha fatto, ma questo obiettivo è alla portata di tutti. Basta vivere qui degnamente mettendo in pratica gli insegnamenti che ci vengono dati, in maniera coerente”.

Nella vulgata si dice Ferragosto e non buona Assunta, eppure siamo un Paese a maggioranza cattolica…

“Non ne farei un dramma, tanto meno metterei le due cose in contrapposizione. Bisogna considerare che il 15 agosto dall’antichità era una festa sentita, iniziavano le ferie dell’imperatore Augusto, ecco feriae Augusti, ferragosto”.

Da qualche tempo ci occupiamo di relativismo, la preoccupa?

“E’ un fatto tipico della cultura moderna, non vedere o percepire principi assoluti, bensì vivere nella liquidità, nella logica del secondo me, del relativizzare il sentire. Questo ci porta a conseguenze negative da un punto di vista etico e culturale. In tal modo viene a mancare il principio di verità e la separazione tra quanto è bene e quanto è male, tra lecito ed illecito, persino nella morale cattolica. Si perviene col criterio del secondo a me a giustificare o sdoganare l’aborto, arrivando a pensare che esso sia lecito, alla pari di costumi e condotte sessuali che sono apertamente contro la rivelazione e il Catechismo, pertanto peccato”.

 


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