Con l’emergenza sanitaria si è smarrito anche l’ethos costituzionale


COSTITUZIONE ED ETHOS COSTITUZIONALE

Di Vincenzo Baldini*

“Etica” ed “ethos” sono formule che richiamano alla mente, rispettivamente, valori fondamentali, di una comunità (etica in senso stretto) o individuali (morale) e un atteggiamento, un modo d’essere pratico delle persone ispirato da tali valori.

Mentre l’etica può intendersi, dunque, come una dimensione statica o formale (sebbene non lo sia affatto) l’ethos attiene invece ad un’abitudine ad un certo comportamento, individuale o collettivo, come atteggiamento naturale nella realizzazione pratica di quei valori.   

In questo senso, ad es., si è parlato di un ethos della democrazia riferendosi alla condotta che assume in sé l’idea ordinamentale e i principi della democrazia e li attua nella pratica (Boeckenfoerde).   

Così come di un ethos democratico, può parlarsi anche di un ethos costituzionale, come di un ethos comunitario con riferimento, in particolare, alla condotta reale di organi e poteri dello Stato ispirata ai valori (libertà, dignità etc.) recati dalla Costituzione e, oggi, anche  dei diritti recati dalla Carta europea.

Nondimeno, in questo tempo segnato dall’emergenza sanitaria sembra essersi smarrito anche quell’ethos costituzionale che ha reso possibile l’esperienza di attuazione e sviluppo dei valori costituzionali fino ai nostri giorni.

L’acquisizione del governo di una posizione di centralità nel quadro della forma di governo parlamentare, con conseguente arretramento di ruolo delle Camere parlamentari, la generale compressione dei diritti fondamentali che ha caratterizzato e caratterizza ancora la strategia di prevenzione sanitaria posta in essere ormai da un biennio, la poca trasparenza e perspicuità dei processi di decisione politica che si svolgono in seno all’Esecutivo e, in fine, provvedimenti draconiani che incidono sul diritto fondamentale al lavoro (art. 4 Cost.) e ad un’esistenza libera e dignitosa del lavoratore e della sua famiglia (art. 36 c. 2 Cost.) -si pensi, per tutti, agli alti costi imposti al lavoratore che si sia legittimamente autodeterminato a non vaccinari, per ottenere la certificazione verde attraverso il tampone; o si pensi ancora all’esclusione dalle mense aziendali dei lavoratori non vaccinati e sprovvisti di green pass, oppure, in fine, alla sanzione della sospensione dal lavoro e dalla retribuzione stipendiale per gli insegnanti non vaccinati e privi di green pass – sono sintomi pressoché inequivocabili di una disgregazione dell’ethos costituzionale e di un progressivo scollamento di esso dall’etica propria dei valori recati dalla Legge fondamentale.

Il complesso di tali misure lascia adombrare una torsione autoritaria dello Stato democratico segnalando la realtà di uno iato effettivo tra la dimensione assiologico-funzionale della Costituzione e l’azione dei poteri mirata alla prevenzione assoluta.   

Lo stesso scollamento purtroppo si assiste anche con riguardo all’atteggiamento pratico della comunità sociale, apparso sempre meno in sintonia con il contesto dei valori costituzionali.

Il costante sanzionamento delle opinioni dissenzienti rispetto alla linea di Governo, la sottoposizione a severe sanzioni che giungono fino alla radiazione, da parte dei rispettivi ordini professionali, di medici che esprimono riserve e dubbi sull’efficacia della strategia vaccinale, il rifiuto – nient’affatto sporadico – di esercizi commerciali di servire la clientela sprovvista della rituale certificazione verde introdotta come misura di prevenzione da un d.l. del Governo, appaiono segnali preoccupanti dello sgretolamento di un ethos costituzionale da sempre ispirato ai valori di eguaglianza, libertà e rispetto della dignità della persona.      

Tutto ciò appare pericoloso, né sembra tale pericolo edulcorato da paralogismi comuni, come quello che intende il sistema dei nuovi limiti alle libertà costituzionali come forma di garanzia e di esaltazione della libertà. I diritti devono essere di tutti gli uomini, come afferma in modo costante la Carta fondamentale e com’è ricordato, da ultimo, nell’insegnamento di Gino Strada. Quando i diritti sono di pochi bisogna chiamarli non più diritti ma privilegi ed è questa la via che l’ordinamento statale dell’emergenza sembra avere imboccato senza esitazioni attraverso le previsioni che condizionano l’esercizio effettivo dei diritti fondamentali al possesso del green pass. Di fatto, ciò equivale al conferimento di privilegi agli individui che hanno scelto di vaccinarsi. Ma la dignità di questi ultimi non soverchia quelli di chi, altrettanto liberamente, si è determinato a non vaccinarsi e il senso della solidarietà espresso dai primi non deve intendersi come più intenso di quello mostrato da chi, non vaccinato, osserva rigorosamente le regole della prevenzione per scongiurare rischi di contagi. Inoltre, va ricordato a tutti (ma proprio a tutti) che negare la che hanno come presupposto la parità di trattamento e arroccarsi, invece, a difesa di un sistema di privilegi per i vaccinati significa innanzitutto decidere di negare per ognuno indistintamente la stessa esistenza dei diritti affidandosi invece alla “benevolenza” specifica di un’autorità concedente, una condizione che alla lunga potrebbe pesare persino agli stessi privilegiati. 

La dimensione dell’ethos costituzionale, insomma, si manifesta soprattutto nella condizione di emergenza ed equivale al rifiuto di assecondare decisioni politiche che pagano alla strategia della prevenzione sanitaria il prezzo salatissimo della disgregazione dell’unità sociale e della delegittimazione dello Stato come rappresentante dell’unità politica di una società pluralista. Perché la percezione della divaricazione sociale è comune a molti, se non a tutti; e la conseguente demitizzazione dello Stato come soggetto di unità politica  pur nella frammentazione sociale rischia di avere conseguenze pericolose, di cui una storia piuttosto recente può già fornirci memoria.

  

* Costituzionalista dell’Università degli studi di Cassino e del Lazio Meridionale


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