Persa Kabul la guerra al fondamentalismo si sposta in Italia e in Europa


LA FUGA OCCIDENTALE PORTERÀ AD UNA RECRUDESCENZA DEL TERRORISMO E DEL FONDAMENTALISMO. OCCORRE SMALTIRE SUBITO I FUMI DEL BUONISMO E USCIRE DAL LETARGO SE NON VOGLIAMO DIVENTARE UNA SECONDA SIRIA O AFGHANISTAN

Di Pietro Licciardi

Con la vergognosa fuga da Kabul degli Stati Uniti e degli europei l’Occidente ha completamente calato le braghe di fronte all’islam, non soltanto quello “integralista” di Isis e talebani. Le conseguenze saranno prevedibilmente gravissime nel medio termine, perché c’è da aspettarsi ovunque una recrudescenza del fondamentalismo, soprattutto in Europa, dove la presenza islamica ha ormai assunto dimensioni inquietanti, e soprattutto riprenderanno quasi certamente gli attentati terroristici adesso che l’intero Afghanistan tornerà ad essere una retrovia e un campo di addestramento per i tagliagole di tutta la umma islamica.

Purtroppo un ritiro era inevitabile, considerato che venti anni di presenza occidentale non sono stati sufficienti per stabilizzare un paese che ha vissuto da sempre nella barbarie islamica, preda di clan, signori della guerra e tribù in perenne lotta tra loro. 

Le teste d’uovo americane avrebbero dovuto saperlo fin dall’inizio, dopo essere state al fianco dei mujaheddin in lotta per dieci anni di contro i sovietici, dimostrando quanta determinazione e sacrifici erano disposti a sopportare pur di conservare il proprio status quo. Invece gli intelligentoni del dipartimento di Stato, e della Casa Bianca, formatisi ad Harward e Princeton, hanno pensato bene prima di creare il mostro Bin Laden in funzione antisovietica e poi di infilarsi a loro volta nella trappola afghana. Non – si badi bene – con una azione militare mordi e fuggi, giusto per smantellare un santuario del terrorismo islamico internazionale, consegnando subito dopo il paese a un capo locale capace di governare ed esercitare un qualche controllo sui fondamentalisti. Ad esempio a un capo come Ahmad Shah Massud, il valoroso combattente anticomunista e antitalebano, purtroppo assassinato nel 2001. 

Gli americani si sono invece illusi di poter portare la democrazia in un posto dove da sempre tutto si svolge all’ombra del Corano, che ha cristallizzato la società locale tale e quale a com’era mille anni fa, senza aver vissuto quel Medioevo che in Europa ha costruito la luminosa civiltà all’avanguardia nella scienza, nella filosofia e nella organizzazione sociale e politica che ancora, bene o male, regge questo squassato Occidente. 

Anche se un po’ ci conforta costatare che gli inetti e gli imbecilli non governano soltanto in Italia, è inutile, come si suol dire, piangere sul latte versato. 

Non ci incoraggia però costatare che gli autori del disastro sono gli stessi che intendono gestire il dopo Afghanistan. E prevedibilmente lo faranno con la stessa ottusa, ignorante, insipienza.

Dopo il sanguinario attentato all’aeroporto di Kabul si è infatti tornati alla stupida distinzione tra un islam “cattivo”, integralista, e un islam “buono”, moderato e pacifico; come i poveri collaboratori degli occidentali che si è cercato di mettere in salvo, gonfiando il numero già enorme dei rifugiati. 

Solo un ignorante perso, o in malafede, può ancora credere a una simile favoletta perché basta leggere una qualsiasi versione del Corano – anche quella nella edulcorata traduzione in italiano che circola nelle nostre moschee – per comprendere che una religione che nel suo libro sacro raccomanda di perseguitare, terrorizzare e uccidere il nemico e di mentire non può formare persone pacifiche. Al massimo ci potranno essere islamici poco osservanti, ma solo fino a quando si troveranno – una volta che l’islam sarà diventato maggioritario – di fronte alla necessità di dover scegliere se diventare integralisti od essere considerati apostati o infedeli ed essere giustiziati. Lo abbiamo visto in Siria, Iraq, nello stesso Afghanistan e lo cominciamo a vedere in Europa, là dove la presenza islamica è più forte.

A questo si aggiunge il fatto, come ha spiegato più volte Padre Samir Khalil Samir, – gesuita nato in Egitto e vissuto in Libano, professore all’Université Saint-Joseph di Beirut e al Pontificio Istituto Orientale di Roma, considerato uno dei maggiori islamologi a servizio della Chiesa cattolica – che attualmente prevale nell’Islam la convinzione che ciò che è scritto nel Corano non è ispirato da Dio, bensì da lui dettato letteralmente (tanzil). E quindi non si può toccare. Anche là dove di dice che la donna è inferiore all’uomo, si giustifica la schiavitù, si tollera la poligamia, e si prescrive il taglio della mano ai ladri. Per questo motivo un musulmano non può sottomettersi a una legge umana, anche se prevista in una costituzione, quando c’è una legge divina. Pertanto una volta introdotta o tollerata la sharia, come ad esempio già avvenuto in Gran Bretagna, tutto ciò che è codificato dalla legislazione positiva passa in secondo piano.

Un esempio: il fedele musulmano che prende in mano la Carta universale dei diritti umani del 1948, ammetterà che si tratta di un grande sforzo dell’umanità, ma subito dopo dirà che la sharia è superiore, perché è divina. Si parla di parità tra uomo e donna? Bene, purché sia conforme alla sharia. E siccome non è conforme, non si può seguire quel principio. Idem per la schiavitù.

Ecco dunque che se non vogliamo che l’Europa diventi come la Siria, l’Iraq o l’Afghanistan occorre al più presto smaltire i fumi del buonismo e uscire dal nostro letargo per piantare solidi paletti. Magari cominciando ad applicare ciò che dice il Catechismo della Chiesa cattolica (CCC), secondo cui le autorità delle nazioni hanno il diritto e il dovere di limitare il numero delle nuove entrate in vista del bene comune (CCC n. 2241 ), il che vuol dire arginare la fiumana dei clandestini, che vanno ad ingrossare la marea islamica soprattutto in Italia, paese di frontiera, palesemente diventato per il resto dell’Europa una discarica di reietti e per i sinistri di casa nostra un serbatoio di voti nonchè una clava in funzione anticattolica.

In secondo luogo facendo capire con la dovuta risolutezza che chi viene a vivere in Europa ha il dovere di accettarne le leggi, gli usi e i costumi (CCC n.2241) e dunque non vi è alcun diritto dei migranti a pretendere di trasformare la società ospite in una copia di ciò che hanno abbandonato nel loro paese.

Infine “tollerare” non significa affatto sottomettersi, come invece sembrano intendere certi paladini non disinteressati dell’immigrazionismo.


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Ben scritto! E non sapevo che CCC prescrivesse di valutare il numero di chi vuole entrare