La maggior parte dei musulmani non parla l’arabo e non si considera araba


IL “MONDO ARABO” È UN TERMINE CHE SI RIFERISCE AI PAESI IN CUI L’ARABO È LA LINGUA PRINCIPALE O L’IDIOMA UFFICIALE. LA LEGA DEGLI STATI ARABI CONTA 22 MEMBRI

Di Eva Saenz-Diez*

La nozione di “mondo arabo” come sinonimo di tutti i Paesi a maggioranza islamica può creare confusione. L’Islam, al pari delle altre religioni, ha infatti diverse ramificazioni. Le due correnti principali sono il sunnismo (professato dal 70 per cento dei musulmani), che deriva dalla Sunna, la tradizione, e riconosce i quattro califfi “ben guidati” quali legittimi successori di Maometto, e lo sciismo, nome che nasce dalla contrazione di Shīʿatu ʿAlī, i seguaci di Ali, nipote e genero di Maometto che gli sciiti ritengono il successore naturale e designato del Profeta.

L’Arabia Saudita e l’Iran guidano, rispettivamente, le due correnti che seguono entrambe un calendario lunare chiamato hijrī avente inizio nel 622. Potrebbe sembrare ovvio che i musulmani siano coloro che seguono gli insegnamenti dell’Islam e considerano Maometto come il Messaggero di Dio a cui il messaggio divino è stato rivelato e consegnato in lingua araba nel Corano.

Tuttavia, non tutti i musulmani sanno leggere in arabo e gli insegnamenti vengono adattati. Sebbene l’Islam sia nato nella penisola araba, e nonostante si ritenga che il messaggio di Allah sia stato rivelato in arabo, la maggior parte dei musulmani non parla l’arabo come lingua madre, e pertanto non si considera araba. Inoltre, i primi cinque Stati con la più grande concentrazione di musulmani non sono Paesi arabi. Il totale di fedeli islamici che vivono in Indonesia, India, Pakistan, Bangladesh e Nigeria, è infatti di 864 milioni, ovvero circa il 48 per cento della popolazione musulmana mondiale, stimata in un totale di 1.800 milioni.

I sunniti sono divisi in quattro scuole di giurisprudenza (i mâlikî, gli hanafî, gli hanbalî e gli shâfi’î). Anche all’interno dello sciismo vi sono diverse correnti (principalmente i duodecimani o imamiti, gli alauiti [aleviti in Turchia]). Esistono inoltre altri rami, come gli ahmadi, i drusi, gli ibaditi, oppure dottrine come il sufismo, che sono più o meno accettati dall’Islam tradizionale. Le principali organizzazioni pan-islamiche sono l’Organizzazione della cooperazione islamica, che ha sede a Gedda ed è composta da 57 Paesi; l’Organizzazione del Mondo Islamico per l’Educazione, le Scienze e la Cultura (ICESCO), con sede a Rabat, alla quale aderiscono 54 Paesi; la Lega Musulmana Mondiale, una ONG pan-islamica con sede alla Mecca; la Lega araba o Lega degli Stati Arabi, con sede al Cairo.

Il “mondo arabo” è un termine che si riferisce ai Paesi in cui l’arabo è la lingua principale o l’idioma ufficiale. La Lega degli Stati Arabi conta 22 membri, che si considerano tutti “Paesi arabi”. Sebbene il termine “arabi” inizialmente descrivesse piuttosto gli abitanti della penisola arabica, oggi tende a rappresentare le persone che vivono nei Paesi arabi, che parlano arabo e che condividono la cultura araba. Pur essendoci all’interno di questi Paesi una volontà di omogeneizzazione molto forte, alcune minoranze linguistiche, religiose e culturali sono riuscite a rimanere presenti sul territorio. Alcuni appartenenti a queste minoranze rifiutano di essere chiamati “arabi”. Queste comunità comprendono i berberi, i nubiani, i copti, i fenici, i curdi, che rivendicano origini linguistiche, culturali e religiose non arabe.

Gli appartenenti ad alcune minoranze religiose – soprattutto i cristiani, giacché gli ebrei sono quasi scomparsi da questi Paesi – hanno origini autoctone in diverse nazioni islamiche, al cui interno vi sono anche yazidi, baha’í e altre minoranze musulmane, che godono di diversi livelli di libertà.

* Estratto da: Aiuto alla Chiesa che Soffre Internazionale, Libertà religiosa nel
mondo 2021, aprile 2021, https://acninternational.org/religious-freedom-report/

Il Rapporto 2021 sulla libertà religiosa nel mondo è un prezioso studio pubblicato dalla Fondazione Pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre. Quella del 2021 è la quindicesima edizione del Rapporto, prodotto ogni due anni e pubblicato in inglese, francese, tedesco, italiano, portoghese e spagnolo.


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