Per le vie dei quartieri malfamati di Milano, dove criminalità comune e organizzata convivono…


UNA COMMISTIONE MALAVITOSA CHE DÀ VITA A PERICOLOSE TENTAZIONI PER RAGAZZI ALLA RICERCA DI FACILI SCORCIATOIE

Di Federico Cafiero De Raho*

(nella foto)

 

 

Il libro di Matteo Zilocchi, oltre ad essere avvincente per lo stile dell’autore e i temi trattati, ha valore informativo, didattico ed educativo. Ha il pregio di divulgare l’esperienza di un giovane, appartenente a una famiglia di onesti lavoratori, che cede alle lusinghe del crimine e, reclutato dalla ’ndrangheta, vive l’effimero vantaggio della ricchezza e del potere, dissolti dal corso della giustizia; un giovane che nel carcere intraprende il percorso di rieducazione per recuperare la propria dignità e continuare a credere nella propria capacità di affrontare la vita con onestà, secondo modelli di legalità, per lui, nuovi e diversi.

La partecipazione ai traffici di sostanze stupefacenti gestiti dalla ’ndrangheta è stata centrale nell’evoluzione criminale del protagonista. La ‘ndrangheta ha la primazia nella gestione di questa attività illegale. Nei paesi del Centro e Sud America ha posto basi logistiche e strutture operative che consentono un rapido e continuo approvvigionamento di cocaina, ha predisposto trasporti sicuri, ha coltivato rapporti privilegiati con i principali gruppi dei cartelli narcos colombiani e messicani.

La presenza di fiduciari e broker della ‘ndrangheta nei Paesi produttori o di transito della cocaina rappresenta un aspetto documentato dalle indagini, che hanno consentito anche l’arresto di latitanti di elevatissima caratura, da anni stabilmente residenti in Centro e Sud America.

La ’ndrangheta dispone di una capillare rete di distribuzione, cui partecipano non solo calabresi ma anche elementi di etnie e territori diversi. Il mercato della cocaina poggia sulla puntualità e completezza dei pagamenti; la distribuzione è, infatti, assistita nella fase di riscossione dal circuito criminale, pronto a riesumare il metodo della violenza e, a volte, della sanzione capitale, in caso di ritardo o inadempimento.

Il narcotraffico è l’insostituibile motore delle organizzazioni criminali e la prima fonte di arricchimento. Le cosche di ’ndrangheta fondano la loro impenetrabilità sulla coesione tra i sodali, originata dal vincolo familiare. Al di fuori del rapporto familiare l’affiliazione trova origine nella capacità criminale o economica del soggetto, percepita dai vertici della cosca nel corso dello sviluppo relazionale di natura criminale.

La ‘ndrangheta è sempre più mafia degli affari piuttosto che mafia del territorio. E ciò anche in conseguenza dell’adozione della strategia della sommersione, finalizzata a renderne sempre meno evidente la presenza e l’operatività, sospendendo il metodo della violenza e impegnando le proprie energie negli affari criminali, determinati dalla domanda dei mercati illegali, e nell’infiltrazione dell’economia, mediante società di capitali gestite da prestanome.

Per conseguire i migliori risultati nell’obiettivo di infiltrazione dell’economia legale, le cosche aggregano individualità dotate di capacità imprenditoriali, al tempo stesso disponibili a gestioni spregiudicate, strumentali al riciclaggio delle ricchezze provenienti dal traffico di stupefacenti. L’affiliato aderisce al codice d’onore in cui primeggia l’obbligo di omertà.

La forza propulsiva della ’ndrangheta è costituita in buona parte dall’esercito di soldati che quotidianamente si adoperano a ogni latitudine per rendere efficiente l’industria illegale capace di moltiplicare i profitti, che superano i 30 miliardi di euro l’anno per il solo traffico di sostanze stupefacenti.

L’adesione alla ’ndrangheta trova, prevalentemente, origine nell’appartenenza ai nuclei familiari che da generazioni hanno trovato nel crimine la loro ragione di vita. Le fila dell’organizzazione crescono con il reclutamento di giovani, guidati dal miraggio di ricavare dall’appartenenza al sodalizio di ‘ndrangheta ricchezza e potere.

Il Libro di Matteo Zilocchi racconta la storia di uno di loro. Lo fa accompagnando il lettore tra le vie di quartieri malfamati di Milano, dove criminalità comune e criminalità organizzata convivono in una commistione malavitosa che dà vita a pericolose tentazioni per ragazzi alla ricerca di facili scorciatoie.

Nel libro viene posto un primo importantissimo tema riguardante le ragioni che hanno spinto un ragazzo cresciuto in una famiglia di onesti lavoratori a immettersi nella strada dell’illegalità, ritenendo di realizzare in quel percorso la propria personalità. Il giovanissimo Manuel diserta la scuola e frequenta un bar di balordi, in cui vi sono aspiranti al crimine e delinquenti abituali, trafficanti e spacciatori, criminali e ’ndranghetisti.

Pur non avendo mai vissuto in quell’ambiente, Manuel è attratto da esso. È la madre che si sforza di salvarlo: lo strappa via da quel bar, riportandolo a casa, nel tentativo di ricondurlo sulla strada della legalità. Nel descrivere quei momenti, il giovane usa parole dure. “Portandomi via da lì credeva di strapparmi anche a quel mondo. Quel bar non è solo un luogo, quel bar, invece, è uno stile di vita. Quello che ho scelto”.

La riflessione che si accompagna alla lettura, sollecita alcune domande. Sarebbe stato possibile alla famiglia seguire il figlio giorno per giorno fino a dissuaderlo dagli orientamenti manifestati e indirizzarlo verso la corretta strada dell’impegno e della responsabilità? Sarebbe stato possibile intervenire con strutture pubbliche per impedire l’evasione scolastica? Educare, istruire, formare è compito della famiglia come della scuola, ma anche delle istituzioni che devono vigilare sul corretto adempimento dei doveri di istruzione ed educazione, come prescrive l’art. 30 della nostra amata Costituzione. La criminalità si sconfigge innanzitutto preparando i giovani alla vita e indicando a essi i nostri migliori modelli da imitare. Scuola e famiglia sono i primi baluardi contro le mafie.

Il desiderio di vivere nel lusso determina Manuel al compimento di attività illegali; inizialmente è la gestione truffaldina di affari relativi alla vendita di barche ad offrire l’illusoria agiatezza economica. Il precipizio, che deriva dalla sua scelta, lo spinge ancora più in basso, fino a cedere alle lusinghe di esponenti della più importante organizzazione criminale, che lo introducono nel mondo degli stupefacenti.

Sono ancora le parole del personaggio a spiegare al lettore il motivo del degrado che ha caratterizzato le sue scelte. “In questo mondo parallelo, sotterraneo, non è facile rendersi conto di quel che si fa, di ciò che si è. Si è immersi in un vortice che ti trascina sempre più giù, in una dimensione tua, che puoi condividere solo con poche persone”. È in queste parole la sintesi del progressivo aggravamento del degrado, non solo morale, che sconvolge la vita di Manuel.

In questo libro, grazie alla testimonianza del protagonista, l’autore aiuta a comprendere un altro punto nodale: come si muovono i tentacoli della ’ndrangheta; con quali criteri l’organizzazione sceglie i suoi rappresentanti al di fuori delle tradizionali famiglie mafiose, intuendone lo spessore criminale e la capacità imprenditoriale; con quali metodi e lusinghe coinvolge.

La ’ndrangheta aggrega riferimenti criminali capaci di gestire attività economiche e al tempo stesso di contribuire e collaborare nei traffici illeciti, anche mediante spostamenti o consegne di quantitativi consistenti di sostanze stupefacenti, in un circuito criminale che coinvolge sempre più profondamente e non consente di cambiare strada. La ’ndrangheta utilizza e strumentalizza gli uomini che lusinga e aggrega. Il crimine offre soldi e potere, ma in modo effimero, transitorio. Nessuna ricchezza criminale è duratura. Dopo l’ascesa, la discesa è inevitabile.

Anche questo aspetto è curato con grande intensità dall’autore, il quale, attraverso il racconto di Manuel, descrive le attività criminali che il protagonista deve portare avanti. La frequentazione di locali notturni e la vita lussuosa, che i proventi delle attività criminali consentono, appagano le aspirazioni e i desideri del protagonista.

Ma dopo aver vissuto i tempi del successo criminale ed economico, Manuel è destinatario di misura cautelare insieme a tanti altri, inquadrati dalla magistratura nell’operatività di un’associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti. La condanna e il carcere producono in lui grande sofferenza e, al tempo stesso, la rielaborazione della vita passata, con spirito critico e volontà di cambiare. Il percorso rieducativo all’interno del circuito carcerario lo proietta in una rivalutazione dell’importanza di rientrare nella società con progetti di lavoro e recupero della dignità.

Nelle parole di Manuel vi è l’amarezza di non essere valutato positivamente e tempestivamente dalla giustizia nel percorso di rieducazione sviluppato con impegno e sacrificio. Il ritardo nel reinserimento sociale determina in lui sfiducia e sconforto. Anche questo aspetto è di grande rilievo sociale e giudiziario. Bisogna che il circuito penitenziario sia sempre capace di rieducare, accogliendo e coinvolgendo i detenuti nei programmi di recupero della dignità e legalità, per attuare a pieno il dettato dell’art. 27 della nostra Costituzione.

L’autore invita, nel racconto, all’impegno e alla responsabilità per la più ampia affermazione di metodi e insegnamenti idonei a infondere il valore e la convenienza della legalità negli uomini e nelle donne che scontano la loro pena nella proiezione di un effettivo reinserimento nella società.
Per sconfiggere le mafie è necessario parlarne, diffondere le conoscenze, annientare l’omertà, uno dei punti di forza della impenetrabilità delle mafie.

Matteo Zilocchi offre spunti di riflessione sulla evoluzione della ’ndrangheta e sulla capacità di infiltrarsi silenziosamente, con modalità insidiose, a volte subdole, in diversi settori della vita sociale ed economica. L’esperienza di Manuel deve essere di monito ai giovani, affinché custodiscano nella propria coscienza i valori della libertà, solidarietà, dignità, rispetto delle regole, come la vera ricchezza di ciascuno, impegnando le migliori energie per il massimo contributo al progresso e allo sviluppo sociale, economico e politico, nella consapevolezza che è possibile, non solo immaginare, ma anche realizzare un futuro migliore, liberato dalle mafie e da qualunque forma di illegalità.

 

 

 

 

 

 

 

 

*Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo
Prefazione al libro di Matteo Zilocchi
“All’inferno e ritorno. Un uomo nella ‘ndrangheta, in carcere e verso una nuova vita”
(Edizioni San Paolo 2021, pp. 352, euro 22),
in uscita il 4 ottobre


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