Essere cristiani non è un fatto culturale ma una sequela

Essere cristiani non è un fatto culturale ma una sequela

VERRÀ CONDANNATA QUESTA GENERAZIONE CHE INVECE DI CRISTO CERCA GLI UFO E LA REINCARNAZIONE

Di Padre Giuseppe Tagliareni

A Roma, capitale dell’Impero, il cristianesimo era giunto già prima che vi arrivassero gli apostoli Pietro e poi Paolo. Nell’anno 49 d. C., l’imperatore Claudio aveva allontanato tutti i giudei dalla capitale. Ma il Vangelo di Cristo continuò a diffondersi, specialmente tra gli immigrati di lingua greca. S. Paolo scrive a questi la sua più lunga e importante lettera. Si presenta dicendo di essere apostolo, scelto e chiamato da Dio “per suscitare l’obbedienza della fede in tutte le genti, a gloria del suo nome, e tra queste siete anche voi, chiamati da Gesù Cristo a Roma, amati da Dio e santi per chiamata” (Rom 1,5).

Il centro dell’annunzio è “Gesù Cristo, nostro Signore” (v.4), della stirpe di Davide, preannunziato nelle Scritture, “costituito Figlio di Dio con potenza, secondo lo Spirito di santità, in virtù della risurrezione dei morti” (v.4). È lui che ha fatto grazia a Paolo e ne ha fatto un apostolo. A lui è dovuta l’obbedienza di tutte le genti, perché egli è il Signore. Essere cristiani non è un fatto culturale, ma una sequela. Tanti non lo sanno.

I malvagi e i perversi non si convertono: vogliono vedere i segni. Dio ne dà a iosa; ma per coloro che non vogliono lasciare il peccato, questi sono sempre insufficienti. La regina di Saba si mosse per ascoltare la sapienza di Salomone; quelli di Ninive si convertirono alla parola di Giona. Ebbene, essi un giorno condanneranno questa generazione che invece di Cristo cercano gli ufo e la reincarnazione.

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