Unione Europea: un barcone che fa acqua da tutte le parti


UN BARCONE DESTINATO AD AFFONDARE…

Di Gian Piero Bonfanti

Mentre l’Europa sembra andare alla deriva come un barcone che fa acqua da tutte le parti, ecco che i naviganti si buttano a mare cercando miglior sorte.

Abbiamo assistito al fenomeno della Brexit e a tutte le discussioni che sono derivate dalla scelta audace della Gran Bretagna.

Come previsto, non è finito il mondo da quando è divenuta definitiva la loro uscita dall’Europa e, a parte la solita “stampa colorata” che dipinge una situazione catastrofica oltremanica, non sembra che nel Regno Unito si stia così male.

Forse la scelta è stata azzeccata ed è stata attuata appena in tempo.

Ora anche la Polonia prende posizione lanciando una dichiarazione dai toni forti, ma anche in questo caso a nostro avviso la troviamo legittima.

La corte polacca ha infatti stabilito che alcuni articoli del trattato UE sono “incompatibili” con la Costituzione polacca e ha avvertito le istituzioni dell’Unione Europea di non “agire al di là delle proprie competenze”, interferendo con la magistratura polacca.

Come se noi dicessimo che a casa nostra le decisioni le prendiamo in famiglia ed il condominio non può interferire su quello che accade nelle nostre abitazioni.

Ed ecco subito la reazione di colei che amministra il condominio, la determinata Ursula Von der Leyen, la quale con voce stentorea ha proclamato: “Ho incaricato i servizi delle Commissione di analizzare a fondo e rapidamente la decisione di ieri del Tribunale costituzionale polacco e su questa base decideremo i prossimi passi. I trattati sono molto chiari, tutte le sentenze della Corte di giustizia europea sono vincolanti per tutte le autorità degli Stati membri, compresi i tribunali nazionali. Useremo tutti i poteri che abbiamo ai sensi dei trattati per garantirlo”.

Vedremo cosa accadrà, intanto 12 stati europei (Austria, Cipro, Danimarca, Grecia, Lituania, Polonia, Bulgaria, Repubblica Ceca, Estonia, Ungheria, Lettonia e Rep.Slovacca) hanno chiesto alla Commissione europea e alla presidenza del Consiglio UE «nuovi strumenti per proteggere le frontiere esterne dell’UE di fronte ai flussi migratori, anche col finanziamento europeo di recinzioni e muri».

Quindi i toni si accendono anche in molti paesi europei.

Questa volta l’Italia non è coinvolta nella polemica sull’immigrazione e osserveremo le reazioni di chi in passato ha attaccato a spron battuto chi chiedeva che venissero effettuati i controlli a chi entrava nel nostro paese.

Ciò che è evidente è che questa Europa si tiene unita oramai con molta fatica.

Praticamente è una forzatura per tutelare gli interessi di pochi.

D’altronde, che futuro può avere un “barcone” nel quale c’è gente che non condivide cultura, tradizioni e che non ha nulla in comune?

L’unico comun denominatore è l’euro, una moneta in vigore dal primo gennaio del 1999 ed in circolazione dal primo gennaio del 2002.

Questa Europa, dal momento in cui le è stata tolta la base che la reggeva, ossia le radici cristiane, nella sua sterilità risulta un fallimento e sta arrivando il momento che tutti si aspettavano.

Vedremo quanto durerà il braccio di ferro di Bruxelles ed i suoi “marinai”, lo vedremo quando affonderà definitivamente il barcone.

Speriamo solo di non essere sempre i soliti a voler fare la parte degli eroi restando a bordo sino all’ultimo.


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