Anche riguardo al Covid le bugie hanno sempre le gambe corte


DOPO IL TERRORISMO DI STATO LA VERITA’ PIANO PIANO VIENE A GALLA. SEMPRE CHE LA SI VOGLIA RICONOSCERE

Di Pietro Licciardi

 

Dopo il terrorismo di Stato, le bugie, le omissioni, le esagerazioni dei media di regime, diffuse non si sa se in ossequio alle veline di Palazzo o per racimolare maggiori ascolti e qualche copia venduta in più, è finalmente giunta l’ora della verità? O almeno delle prime ammissioni, sia pure a mezza bocca o annegate nel continuo flusso di notizie che tracima quotidianamente da giornali e tv.

Già dopo la diffusione dei primi dati ufficiali sulla pandemia, ovvero i 100mila morti dichiarati dallo stesso governo nel 2020, ovvero il primo anno in cui il mondo ha avuto a che fare con il Covid-19, virus fino a quel momento sconosciuto e quindi potenzialmente molto pericoloso, abbiamo scoperto che in Italia questo ha corrisposto ad un tasso di mortalità dello 0,16%. Per carità, ogni morte è drammatica, ma questo 16% – quando ogni anno muoiono 230 mila persone, per malattie cardiovascolari, 181.330 per tumori e 152 mila persone rimangono ferite in incidenti d’auto – vale due anni di libertà vigilata, almeno 1 milione di nuovi poveri – secondo il rapporto 2021 della Caritas –,950 mila posti di lavoro in meno secondo l’Istat e libertà costituzionali calpestate?

Ma questo tasso di mortalità, già di per se basso o quantomeno non talmente alto da giustificare un impatto tanto pesante sulla vita di una intera nazione, potrebbe essere molto più basso.

A fornire cifre e dati che contrastano col clima di terrore diffuso a piene mani dagli stessi apparati di governo non sono siti internet di pericolosi cospirazionisti ma le stesse istituzioni. Come l’Istat, che nel suo rapporto sull’impatto dell’epidemia sulla mortalità totale della popolazione dice, papale, papale che nel 2020 ci sono stati appena il 9% in più di morti rispetto alla media del quinquennio 2015-2019 per lo più concentrati nelle regioni del Nord, mentre nel resto della Penisola non ci sono state apprezzabili variazioni.

Oppure l’Istituto Superiore della Sanità, secondo il quale solo il 2,9% dei morti in seguito al virus non aveva patologie preesistenti. Di questo ne ha parlato InFormazione cattolica in un recente articolo [QUI].

Il Giornale poi il 10 luglio ha riportato che in seguito ad una causa intentata da oltre 500 familiari di vittime di Covid l’Avvocatura dello Stato avrebbe ammesso che «Gli stessi dati riferiti all’Italia devono essere valutati con le dovute precauzioni» in quanto quei numeri «classificano tra deceduti tutti coloro i quali avevano il virus al momento del decesso e non – come avvenuto da altri Paesi (…) – soltanto coloro i quali sono deceduti a causa del virus stesso». [QUI l’articolo]. Ovvero: se uno cadeva dal sesto piano ma era risultato positivo al tampone costui era morto di Covid e non per le conseguenze della caduta.

Tra l’altro è più o meno la stessa cosa che ha denunciato anche un medico tedesco: Bertram Häussler, capo dell’istituto di ricerca sanitaria indipendente Iges di Berlino, che ha svolto una ricerca sui decessi per coronavirus scoprendo che l’80% delle persone decedute che vengono catalogate sotto la dicitura “morti di Covid” in realtà non sono decedute a causa del virus. Intervistato dal quotidiano Die Welt, Häussler ha sottolineato, prendendo come esempio il mese di luglio 2021, che la stragrande maggioranza dei decessi ufficiali da Covid avevano in realtà contratto l’infezione di base almeno cinque settimane prima. In poche parole, per tornare all’esempio precedente: cadi dal sesto piano ma siccome cinque settimane prima hai avuto il Covid, dal quale sei guarito, non sei morto per le conseguenze della caduta ma a causa del virus. L’articolo completo lo potete leggere su Il Tempo.

Truffa confermata anche dall’infettivologo Matteo Bassetti, che sul sito de La7 dice: «Abbiamo sbagliato a contare i decessi, anche chi aveva un infarto con un tampone positivo veniva registrato come morto per Covid»

Ma a sbagliare – se volontariamente o meno non ci è ancora dato di sapere – non sono state soltanto le istituzioni pubbliche centrali ma anche quelle periferiche, che hanno fornito dati fasulli i quali hanno poi portato ad adottare misure di contenimento ingiustificate. Una denuncia in tal senso viene dalla Sicilia, dove SiciliaNews24 ha rivelato che a marzo di quest’anno il sindaco di Palermo aveva denunciato 11.315 positivi al Covid mentre in realtà erano 2.943 [QUI l’articolo] questo a causa di un sistema di rilevamento quantomeno inadeguato sulla base del quale venivano sistematicamente diramati bollettini sui contagi fasulli.

Per la verità già qualche sospetto era sorto già a Dicembre 2020. Come aveva scritto Riccardo Cascioli su il Nuovo Arengario secondo i responsabili delle terapie intensive all’epoca i decessi variavano tra il 10 e il 20% dei ricoverati, tuttavia i morti dichiarati risultavano molto superiori, anche di 12 volte, a quelli che ci si sarebbe aspettati in base al numero dei degenti e alla suddetta percentuale. [QUI l’articolo]. Ciò sarebbe dipeso dalla direttiva del Ministero della Salute alle autorità locali per la compilazione del form con cui comunicare i dati complessivi della situazione Covid. Alla voce “deceduti” infatti spiegava di: «Inserire il totale dei casi confermati con test molecolare che sono deceduti, anche con diagnosi post-mortem, alla data della compilazione». Dunque, entravano nella lista dei deceduti per Covid anche coloro risultati positivi dopo la morte che, dal punto di vista clinico, era stata attribuita a tutt’altro.

 


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