Il 7 novembre è successo di tutto nella storia…


NEL 1917 I BOLSCEVICHI INIZIARONO LA “GRANDE RIVOLUZIONE SOCIALISTA D’OTTOBRE“, CHE NON ERA NÉ GRANDE, NÉ INIZIATA AD OTTOBRE, NÉ SOCIALISTA, NÉ RIVOLUZIONE…

Di Jozef Mikloško

Il 7 novembre è successo di tutto nella storia. Nel 1786 arrivò un entusiasta Johann Wolfgang Goethe (1749-1832) a Roma, per la prima volta. Nel 1917, i bolscevichi iniziarono con Lenin, a capo della Russia, la Grande Rivoluzione Socialista d’Ottobre, che non era né grande, né iniziata ad ottobre, né socialista, né rivoluzione. Nel 1918 nacque il famoso predicatore battista Billy Graham, morto poi centenario nel 2018.

Nel 1932 Mao Tse-tung dichiarò l’istituzione della Repubblica Sovietica cinese, sulla base dell’ideologia comunista, antesignana rispetto a quella (ancora esistente) del 1949.

Andiamo con ordine relativamente ai primi due fatti…

J.W. Goethe era un genio versatile: poeta, drammaturgo, botanico, fisico e storico. È il più famoso scrittore tedesco, l’autore del Faust, che iniziò a scrivere all’età di 23 anni (e lo terminò poco prima di morire). Ebbe cinque figli, solo suo figlio August visse fino all’età adulta (morì a Roma nel 1830, a causa del vaiolo, all’età di 41 anni).

Nel diario di Goethe “Viaggio in Italia” sono molte le affermazioni che valgono ancora oggi, anche se il libro è stato scritto 235 anni fa. Quando Goethe venne a Roma il 1° novembre 1786, la definì la capitale del mondo. Già prevedeva che quando se ne sarebbe andato, avrebbe desiderato ardentemente tornare. Lui, più libero pensatore che cristiano, partecipò alla festa di S. Cecilia nella basilica in Trastevere. Affermò che anche la persona più comune a Roma diventa qualcosa, e che era bello camminare a Roma, anche per un mese intero, perché arricchisce l’anima. Il 16 febbraio 1787 si rallegrava che a Roma fiorissero già i mandorli, mentre in Germania si gelava…

Passando alla Grande Rivoluzione Socialista d’Ottobre, iniziata il 7 novembre 1917, con uno sparo della nave Aurora, la data fu “celebrata” dal “mondo socialista” fino al 1989 come la vittoria dei lavoratori di tutto il mondo. Non è stato detto che questo “esperimento” è costato circa 60 milioni di vittime ed ha portato sofferenze senza fine, in particolare al popolo dell’URSS e dei suoi Stati-satellite.

A. Vesjolij, nel suo libro “The Storm over Kubáň“, descrisse con sgomento gli orrori della rivoluzione. Boris Pasternak (1891-1960), premio Nobel per la letteratura da 1958, descrisse la vita del dottor Zivago in condizioni tragiche e rivoluzionarie. Le nazioni che hanno sofferto sanno molto della Russia in questo senso. Settant’anni di comunismo hanno lasciato una traccia indelebile su questa nazione, che a mio avviso riuscirà a guarire solo fra molte generazioni.

Una delle tante categorie di persone che hanno sentito e spesso pagato con la vita la dittatura del proletariato in URSS sono stati gli “ingegneri delle anime umane”, cioè i poeti e gli scrittori. Per esempio, i grandi poeti S. Jesenin (1895-1925), Vladimir Mayakovsky (1893-1930) e G. Tabidze (1891-1959), che morirono in circostanze poco chiare. Il vincitore del Premio Nobel del 1933, I. Bunin (1870-1953), che riuscì a lasciare la Russia prima della rivoluzione rifugiandosi a Parigi, allo stesso modo del genio della lingua russa A. Remizov (1877-1957). Morì in Francia, 12 giugno 1997, a Clamart, anche il cantante e poeta Bulat Šalvovič Okudžava (1924-1997), che subì la brutale repressione stalinista sulla sua famiglia.


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