Moglie e madre: il modello di donna che repelle alle progressiste e, per questo, va difeso ad ogni costo!


L’OBIETTIVO È CHIARO: L’UNIONE TRA UOMO E DONNA È IL MALE E DEVE ESSERE OSTEGGIATA CON OGNI MEZZO

Di Dalila di Dio

L’obiettivo è chiaro: l’unione tra uomo e donna è il male e deve essere osteggiata con ogni mezzo. In quell’abominevole formazione sociale chiamata famiglia, si consuma il dramma di donne relegate a vittime, infelici, socialmente emarginate e sottostimate.

L’attacco è deciso e ben coordinato: da un lato la demonizzazione del maschio, dall’altro l’esaltazione della donna automa, destinata ad esprimere sé stessa esclusivamente sola, senza figli o doveri familiari di sorta.

Salvo che lesbica: in quel caso l’unione sentimentale diventa sana, appagante, valorizzante e la maternità assurge a momento apicale nel percorso di affermazione della propria indipendenza.

D’altronde, è sotto gli occhi di tutti come niente riesca a triggerare le Murgia di tutto il globo come l’immagine di una donna appagata nel suo ruolo di moglie – di un uomo – e di madre di figli messi al mondo alla vecchia maniera.

La sentenza è inappellabile: il ruolo di madre e moglie non può bastare e chi lo sostiene finge o è così inconsapevole da non rendersi conto di trovarsi in una gabbia, ostaggio del maschio prevaricatore.

Dietro al sorriso di una donna che accudisce i figli o prepara il pranzo per il marito si nascondono, inevitabilmente, odio per la prole, frustrazione e rimpianto per l’indipendenza perduta.

Il parto, poi, è un’esperienza meravigliosa solo se dopo un’ora ci si disfa del figlio per cederlo dietro compenso – pardon, rimborso spese – a due uomini.

In ogni altro caso, la nascita di un figlio segna la morte civile per la donna: «Pochi minuti e tutto cambia. Non si torna indietro, mai. Nasce un bambino e a quel punto non si è più donna, ma solo madre. La società ti guarda solo così. Hai perso la tua identità, per sempre”, scrive Ariana Harwicz nel suo “Ammazzati amore mio”.

A tutto questo bisogna porre rimedio.

Pertanto, è necessaria una costante opera di disvelamento della verità: l’unica donna felice è quella emancipata dal maschio bianco eterosessuale che la priva della libertà di autodeterminarsi per assicurarsi che il suo atavico privilegio si perpetui sine fine.

Una donna senza sentimenti e debolezze, mossa solo dall’ambizione. E, ça va sans dire, che non desidera figli. «Completa anche senza figli» ripetono da anni a Hollywood, «La maternità non è un obbligo» dichiara, ormai compulsivamente, ad ogni occasione, la sedicente rocker Emma Marrone (sì, quella della “legge ddl Zan”).

Single, senza radici, senza amore e senza figli: questo è il prototipo della donna moderna, vincente. E, stranamente, a promuoverlo indefessamente sono quasi sempre donne sole, senza figli e mediamente abbrutite da un logorante odio verso il maschio.

A pensar male, si potrebbe dire che tanto accanimento sia dettato da frustrazione e insoddisfazione ma noi non siamo cattivi e confidiamo che si tratti di posizioni frutto di attenti studi e di profonde speculazioni filosofiche.

Quel che è certo è che l’attacco alla famiglia è feroce e che l’obiettivo, adesso, è convincerci tutti che fare figli non sia poi questo grande affare: i figli inquinano – il principe Harry e la consorte Megan Markle, di recente, sono stati premiati da una ONG ambientalista per la loro decisione di non averne un terzo – i figli costano – e il denaro che spendi in pannolini è sottratto al fondo Birkin di Hermès – i figli ti privano della libertà.

La maternità non è una priorità nella vita di una donna.

L’idea che la donna per realizzarsi appieno debba essere anche madre non è altro che il frutto di biechi retaggi patriarcali e vetuste imposizioni sociali, attraverso i quali la parte migliore della società – quella con la vagina, vera o percepita – viene tenuta lontana dal potere e relegata al ruolo di comprimaria.

I figli, che impediscono alla donna di essere ciò per cui è al mondo – l’antagonista perfetta del maschio bianco ed eterosessuale – sono solo un ostacolo. Tutto molto moderno. Tutto molto discutibile.

È vero, non tutte le donne avvertono l’istinto materno ma sostenere che il desiderio di essere madre non sia innato ma indotto da costrizioni sociali e pressioni culturali è pura mistificazione.

Perché la donna è madre sin quando, da bambina, per puro istinto, culla l’amato animaletto di peluche. Perché il suo corpo, perfetto e meraviglioso, è programmato in ogni minimo dettaglio per donare la vita. Perché ogni giorno, tutti i giorni, per un tratto lunghissimo dell’esistenza, il corpo della donna, di ogni singola donna, subisce mutamenti, talvolta impercettibili ma ineluttabili, attraverso i quali si prepara ad accogliere la vita. Perché, che lei scelga di diventarlo o meno, ogni cellula del corpo di una donna grida “madre”.

 


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