I cattolici ritornino a parlare della morte


IL PENSIERO DELLA MORTE DOVREBBE ESSERE SEMPRE PRESENTE NELLA MENTE DI UN CREDENTE, SPECIALMENTE CATTOLICO; INVECE SEMBRA CHE SULL’ARGOMENTO LA FACCIA DA PADRONE LA MENTALITÀ CONTEMPORANEA, ATEA ED EDONISTA. PERCHE’ LA CHIESA TACE? 

Di Pietro Licciardi

 

In questo tempo che per molti è di angoscia e di paura, a causa di una “pandemia” che seppure stiamo scoprendo poco alla volta essere stata molto meno devastante di quello che la televisione e la stampa di regime hanno voluto farci credere – almeno qui in Italia – sta facendo ancora tremare. Perciò vogliamo tornare brevemente sul tema della morte.

Chi scrive non è un prete o un teologo. Neppure un filosofo. Semplicemente è uno che come tutti si è interrogato sul significato di un appuntamento assolutamente inevitabile nella vita di ciascuno, essendo rimasta una delle poche cose certe di questo mondo, e vuole condividere il suo pensiero, sperando che qualche chierico, prima o poi, voglia a sua volta dire qualcosa di più.

Il pensiero della morte dovrebbe essere sempre presente nella mente di un credente, specialmente cattolico; invece sembra che sull’argomento la faccia da padrone la mentalità contemporanea, atea ed edonista. Quella secondo la quale, siccome dall’altra parte non c’è niente, meglio godere qui e subito dei piaceri della vita e se questa non è ritenuta soddisfacente meglio imporre la morte; preferibilmente dell’altro.

Duole dirlo ma la Chiesa ha perso una grande occasione quando cedendo ai diktat di un governo ateo e pagano, ha accettato di chiudere le chiese, modificare la liturgia, impedire pratiche millenarie di devozione popolare gridando in tal modo ai quattro venti e soprattutto mostrando ai devoti che la salute del corpo, e la vita terrena, sono molto, molto più importanti della salute dell’anima e della vita eterna, dando peraltro un colpo tremendo alla sua credibilità essendo il messaggio evangelico e cristiano diametralmente opposto.

Proprio la Chiesa una volta insegnava che la morte non è una tragedia assoluta e il dolore e la sofferenza sono una via di purificazione e di espiazione oltre ad un dono d’amore che tutti noi possiamo offrire agli altri assumendo su di noi dolori che possono salvare anime, a cominciare dalla nostra, e perfino nazioni.

Se il Signore concede la grazia di una malattia mortale è perché vuole che ci prepariamo come si deve e per tempo alla morte lavando i nostri peccati coi sacramenti, dandoci il tempo di riconciliarci con i fratelli o riparare a qualche torto. Se poi la sofferenza si prolunga questa può servire ad abbreviare il nostro soggiorno in purgatorio e magari evitarci l’inferno. Non per niente i medievali erano soliti pregare Dio di liberarli da morte subitanea et improvvisa, perché sapevano bene quale sarebbe stata la loro fine se si fossero presentati al Suo cospetto con qualche grave peso sul groppone. 

Quanti sanno che tra le grazie promesse con la recita del santo rosario c’è quella di evitare una morte improvvisa? O che recitando per un anno le orazioni di Santa Brigida si ottiene tra l’altro il presentimento della propria morte quindici giorni prima dell’evento?

Noi invece, che siamo molto, ma molto meno cattolici degli “arretrati” medievali oggi auguriamo ad amici e parenti di morire senza soffrire, magari nel sonno.

E se ad ammalarsi e morire è un figlio, una moglie, una madre… Si alzano i pugni contro il cielo e magari si perde la fede, senza neppure soffermarsi un attimo a pensare che se un’anima, soprattutto innocente, viene chiamata al cielo è perché magari il Signore la vuole subito con Lui in paradiso o cerca di impedire che nel prosieguo della vita perda i meriti fino a quel momento guadagnati.

Una volta al santo di Pietralcina si rivolse una coppia di genitori disperati per la grave malattia della figlioletta implorando preghiere. Padre Pio esaudì la richiesta ma la bimba morì ugualmente. I genitori affrontarono il frate comprensibilmente delusi e sconvolti ma lui disse: Il Signore l’ha chiamata a Sé. Che ne sapete voi cosa sarebbe diventata se avesse vissuto ancora?

Altra verità una volta nota e oggi apparentemente dimenticata è che se il Signore permette un male è per trarne un bene maggiore. Magari questo Covid doveva essere l’occasione che Dio offre ai suoi figli – attraverso un sano timore della morte – per riflettere sulla propria vita, riparare ai torti commessi nei suoi confronti e tornare alla vera fede. Invece sembra l’ennesima occasione sprecata, a giudicare dal dilagare della paura, la quale, insegnavano una volta i preti, è sempre ispirata dal demonio e mai da Dio. 

Ma purtroppo oggi sono proprio i preti i primi ad aver trasformato le chiese in reparti di malattie infettive di “ospedali da campo” in cui l’Amuchina ha preso il posto dell’acqua santa.

 


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