Il Natale del Grinch sanitario


È IL NATALE CHE SALVA NOI, NON IL CONTRARIO!

Di Gianmaria Spagnoletti

Manca poco meno di un mese al 25 dicembre e già circolano, con grande squillo di trombe, i provvedimenti per “salvare il Natale” (così è stato annunciato). Non è difficile immaginare cosa si nasconda sotto il “travestimento” natalizio: probabilmente nuove chiusure e nuove restrizioni in corrispondenza delle Feste.

Con poco più di 5mila nuovi positivi al giorno siamo a cifre non certo paragonabili a quelle di marzo 2020, eppure i media e gli “esperti” continuano il solito martellamento: “tutta colpa dei no-vax”, “aboliamo il tampone”, “accorciamo la validità del Green Pass” e “via alla terza dose” (terza? Forse siamo già alla quarta).

In parole povere: è probabile che vengano stabilite delle restrizioni “a sorpresa” in prossimità delle festività e, di conseguenza, molti di noi potrebbero dover passare un nuovo Natale “in isolamento”, come degli appestati. Proprio un bel Natale! Il secondo in libertà vigilata.

Il quadro è deprimente e, a mio parere, bisognerebbe dare una “scossa” con la strategia opposta: “aprire” il Natale invece di chiuderlo, e consentire libertà di celebrazione e festeggiamento almeno nei giorni del 24, 25 e 26 dicembre. Ma, si sa, l’approccio all’epidemia è stato fin da subito “materialista”, cioè irriguardoso nei confronti dei bisogni spirituali dei vivi e dei morti/moribondi. Penso non solo alle messe “senza popolo” (e comunque valide), ma al divieto imposto ai sacerdoti di accedere in corsia per dare i Sacramenti ai malati, nonché al divieto di celebrare funerali. E questo non solo da parte delle autorità civili, ma anche di quelle religiose.

Non si spiegherebbe l’accanimento antireligioso delle proibizioni (compresa l’irruzione di forze di Polizia in chiesa) se non con l’instaurazione di una nuova religione, “terapeutica”, come l’ha chiamata Diego Fusaro.

Sarà come vivere nel romanzo “Canto di Natale”, dove Ebenezer Scrooge, un banchiere avarissimo ed egoista, odia il Natale e vorrebbe obbligare il suo unico dipendente, il contabile Bob Cratchit, a lavorare anche quel giorno.

Sarebbe troppo facile se spiegassi le analogie con l’attualità! (A proposito: val la pena rileggere sia il libro che rivedere il film).

O forse è più calzante l’esempio del Grinch, visto il suo colore verde. È un mostro che non sopporta i suoni legati al Natale (come i cori) e quindi cerca di distruggere la festa. Si traveste da Babbo Natale, ruba tutti i regali e le decorazioni e li butta giù da una scogliera. Tuttavia rimane scioccato nel vedere che gli abitanti del villaggio che ha derubato cantano lo stesso, felici di avere semplicemente le proprie famiglie. Così il Grinch comprende il vero significato del Natale e restituisce il maltolto e si unisce ai festeggiamenti.

È questo “vero significato” che salva il Natale, non i proclami o le leggi speciali: il Natale è salvo se riprende il suo valore di nascita di Cristo e in generale di rinascita. Non si può celebrare in tono minore come se fosse un semplice anniversario, ma “reclama” la solennità che gli è dovuta.

Facciamo tornare la Messa di Mezzanotte con l’incenso e il coro, a fare da culmine dell’Avvento. Il Natale non è la festa di Santa Claus, il vecchio barbuto e vestito di rosso che porta regali, ma la venuta di Cristo, cioè l’evento centrale della Storia dell’Umanità (tanto che gli anni vengono calcolati a partire da esso, sia pure con un piccolo errore). Non a caso, San Francesco d’Assisi lo chiamava “la festa delle feste” e lo amò a tal punto da creare il presepe (vivente), bellissima tradizione che va portata avanti e difesa anche nei luoghi pubblici a dispetto delle polemiche (quasi sempre funzionali al “politicamente corretto”).

A Natale Dio è entrato nella Storia per prendere su di sé le domande dell’uomo, e per ricordarci che se da una parte il mondo ci vuole schiavi, Dio invece ci ha creati liberi: liberi dalla paura e dalle catene (Rom 8,15).

Comunque vada con le operazioni di “salvataggio”, prepariamoci a celebrare il 25 dicembre in modo “sentito”, con abbondanti decorazioni e con la massima solennità. Ma ricordate: è il Natale che salva noi, non il contrario.


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Considerazioni molto vere e perciò condivisibili. Il mio Natale, e quello della mia famiglia, sarà quest’anno particolarmente sentito proprio perché così ostacolato sia dalle autorità civili che (purtroppo) da quelle ecclesiastiche. Invito tutti a meditare su questo articolo.