Green Pass e DASPO sociale: la “dragocrazia” al governo del Belpaese


di Dalila di Dio

DRAGHI, NELL’ENUCLEARE I NUOVI REQUISITI CHE IL SUDDITO DOVRÀ POSSEDERE PER ESSERE PREMIATO CON I DIRITTI, HA AUSPICATO CHE ANCHE I PIÙ RECALCITRANTI POSSANO PIEGARSI E, CHISSÀ, «TORNARE AD ESSERE PARTE DELLA SOCIETÀ COME NOI»

La settimana appena trascorsa è quella in cui alcuni milioni di italiani hanno appreso, durante una conferenza stampa della Presidenza del Consiglio dei Ministri, di essere stati espulsi dalla società.

Il bel presidente, santo e apostolo Dott. Mario Draghi, infatti, nell’enucleare i nuovi requisiti che il suddito dovrà possedere per essere premiato con i diritti, ha auspicato che anche i più recalcitranti possano piegarsi e, chissà, «tornare ad essere parte della società come noi».

Frattanto, niente locali, cinema, teatri, stadi o luoghi di aggregazione.

Un sostanziale DASPO accolto con giubilo dalle forze politiche, quasi tutte, che fingono di sostenere il Governo dei migliori.

Fingono, perché questo Governo – rectius, il padrone di questo Governo – non ha bisogno di alcun sostegno.

Mario Draghi è, infatti, un incrocio tra un princeps legibus solutus e Re Mida: può tutto e tutto ciò che fa è perfettissimo, incorrotto, salvifico.

Può persino mentire platealmente, come quando assicurò che l’uso del green pass avrebbe garantito ai vaccinati di trovarsi in luoghi sicuri e immuni dal contagio o quando sentenziò, serafico, “chi non si vaccina si ammala e muore”.

Affermazioni scorrette, se non apertamente mendaci, a cui nessuno ha osato opporre la minima obiezione perché egli è colui che è, e tutto il resto è inutile: inutile il Parlamento, inutili le istituzioni, inutili i partiti.

Draghi dispone, la Nazione esegue e applaude ossequiosa in una sorta di spaventosa “dragocrazia” fatta di supina accettazione ed incondizionata adorazione.

Che sarebbe andata così era chiaro già agli albori di questo esecutivo: al netto di Fratelli d’Italia con Giorgia Meloni e qualche sparuta pattuglia di estrema sinistra, tutti – ma proprio tutti, persino gli insospettabili – hanno fatto a gara per entrare nel governo dei migliori – quello con Giggino Ministro degli Esteri, per intenderci – nella speranza di potere godere di riflesso della gloria del banchiere.

Quello che non potevano immaginare è che sarebbero stati relegati a figuranti in modo così sfacciato e plateale: che sia Draghi a decidere tutto, a fare e disfare, a pronunciare la prima parola, l’ultima e pure quella di mezzo è ormai sotto gli occhi di tutti e il Presidente dei miracoli non si sforza minimamente di dare almeno una parvenza di collegialità alla sua azione.

D’altronde, per citare la Senatrice Licia Ronzulli – quella che andrebbe a prendere i non vaccinati a casa con le camionette, per capirci –  Draghi «non ha paura dei voti, non ha bisogno del consenso…non ha bisogno dei voti perché non è stato votato dagli italiani, in questo momento c’è lui e non ha bisogno dei voti degli italiani, quindi può dire quello che pensa…».Col suo spaventoso delirio, giovedì sera, ospite di Paolo Del Debbio, Ronzulli ha offerto la migliore chiave di lettura possibile per decifrare gli accadimenti degli ultimi mesi: il governo del Paese è in mano ad un individuo che non ha alcuna legittimazione popolare – «non è stato votato dagli italiani» – e non risponde ad alcuno – «non ha bisogno del consenso» – e non teme le ripercussioni politiche delle proprie decisioni in quanto «in questo momento c’è lui e non ha bisogno dei voti degli italiani».

In uno straordinario capovolgimento di fronti, non è più il Capo del Governo ad avere bisogno dei partiti ma sono i partiti ad elemosinare un pezzettino di luce riflessa dal dominus dell’esecutivo.

Nessun potere contrattuale, nessuna voce in capitolo, nessuna moneta di scambio: i partiti possono solo sperare di non essere allontanati dal suo cospetto, di non essere – anche loro – espulsi dalla società.

Insomma, la politica che, per definizione, è scontro dialettico, confronto, sintesi tra posizioni ed interessi contrapposti, ha definitivamente abiurato al suo compito: ai leader di partito rimane giusto qualche scaramuccia mediatica, il minimo per lasciar credere al popolo che ci sono anche loro, che il governo è anche loro.

Poi, via a mandar giù bocconi amari, cercando di capire quale delle decisioni dell’altissimo potersi intestare per accaparrarsi un paio di minuti nei telegiornali. Uno spettacolo desolante e spaventoso.

Non per tutti, però, se è vero che Renato Brunetta auspica, a prescindere dallo stato di emergenza, “poteri straordinari” in capo a Palazzo Chigi e Giancarlo Giorgetti se ne è uscito col “semipresidenzialismo de facto“.

Insomma, davanti al bel Presidente persino la Costituzione più bella del mondo arrossisce.

E mentre questo scempio si consuma, gli italiani sono impegnati a fare la guerra ai no vax, a ricercare l’untore, il colpevole, il capro espiatorio da espellere dalla società.

Cui prodest? Dracarys.

 


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